Raduni illegali, cosa sta succedendo davvero? Il caso Montichiari e il conto salato che paga chi ama davvero le auto

Raduni illegali, cosa sta succedendo davvero? Il caso Montichiari e il conto salato che paga chi ama davvero le auto
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Tra Mazzano, Lonato e Montichiari, notti di caos tra drifting, sgommate e migliaia di persone radunate via social. Ma quanto di tutto questo ha davvero a che fare con il SoGa, il raduno di auto customizzate regolarmente autorizzato a Monzambano? E cosa sono davvero i "takeover" di cui nessuno parla? Facciamo chiarezza su un fenomeno che la cronaca e la politica stanno raccontando in modo troppo semplificato.
13 luglio 2026

Nelle notti tra il 9 e il 12 luglio, la provincia di Brescia e il basso Garda sono stati teatro di una serie di raduni non autorizzati di auto, che si sono spostati rapidamente tra Mazzano, Lonato, Montichiari, Castiglione delle Stiviere e, in alcuni casi, fino a Verona. Centinaia, in alcune serate migliaia, di persone si sono radunate in parcheggi di centri commercialiaree industriali per assistere a esibizioni di drifting, sgommate e manovre spericolate, spesso a bordo di auto di lusso con targa tedesca, austriaca o svizzera.

Il fenomeno ha prodotto polemiche, appelli dei sindaci, un imponente dispiegamento di forze dell'ordine e, come spesso accade in questi casi, anche diverse semplificazioni nel dibattito pubblico. Proviamo a ricostruire cosa è successo davvero, a distinguere i piani spesso confusi tra loro, e a fare qualche riflessione che, da appassionati di motori, sentiamo di dover fare.

Cosa è successo, in ordine cronologico

Il primo episodio significativo risale al 9 luglio, quando circa tremila persone si sono radunate a Mazzano, nel parcheggio di un supermercato, per quella che sui social veniva chiamata "Gardasee Illegal Night 26". La sera successiva l'appuntamento si è spostato al parcheggio del centro commerciale Il Leone di Lonato del Garda, per poi proseguire, nella notte, verso Montichiari, dove il parcheggio del Centro Fiera e la rotonda adiacente sono stati "occupati" da auto e spettatori, con alcuni partecipanti saliti persino sul tetto della struttura fieristica.

Il sindaco di Montichiari, Marco Togni, aveva anticipato il rischio già in serata, invitando i cittadini alla prudenza; il collega di Mazzano, Ferdinando Facchin, ha parlato di un fenomeno che "non può essere lasciato in capo alle amministrazioni comunali".

Nelle notti successive il copione si è ripetuto, con la questura di Brescia che ha disposto servizi interforze straordinari, riuscendo a intercettare in anticipo alcune location (come a Lonato, dove i cancelli del parcheggio sono stati fatti chiudere preventivamente), costringendo la "carovana" a spostarsi più volte fino ad arrivare a Verona. Il bilancio dei controlli, secondo quanto riportato dalle forze dell'ordine, parla di oltre cento persone identificate, una ventina di sanzioni al Codice della Strada e alcune vetture sequestrate, spesso per targhe alterate o rese illeggibili.

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Il nodo centrale: SoGa non è il problema

Uno degli elementi più fraintesi in queste settimane riguarda la sovrapposizione tra due fenomeni distinti. Il Southern Gardasee (SoGa) è un raduno di auto customizzate regolarmente autorizzato, che si tiene ogni anno a Villa Conti Cipolla, a Monzambano (Mantova), e che richiama migliaia di appassionati da tutta Europa per un evento statico, organizzato e autorizzato dalle autorità locali.

Il problema, riconosciuto anche dalle amministrazioni comunali della zona, nasce fuori da quell'area: è quello che accade nei giorni immediatamente precedenti e successivi al SoGa, quando gruppi di partecipanti - non necessariamente iscritti all'evento ufficiale - si organizzano autonomamente per raduni non autorizzati, diffusi all'ultimo momento tramite social e gruppi privati.

Lo stesso profilo Instagram ufficiale di Southern Gardasee ha pubblicato una dichiarazione netta, condannando "fermamente ogni comportamento pericoloso, illegale o irrispettoso" e precisando che le persone coinvolte nei disordini "non rappresentano Southern Gardasee né la sua community". Anche il Comune di Peschiera del Garda ha voluto ribadire pubblicamente di non organizzare né promuovere in alcun modo questi raduni abusivi, sottolineando come il problema si generi appunto al di fuori dell'area autorizzata.

Ed è proprio qui che il racconto pubblico rischia di fare più danni del necessario: quando si accorpano indistintamente sotto un'unica etichetta un evento organizzato, regolamentato, con anni di storia alle spalle, e una manciata di "furbetti" che ne approfittano per fare i propri comodi fuori dai cancelli. Il messaggio che arriva all'opinione pubblica è distorto, e a farne le spese è tutta la community di chi il SoGa lo vive per davvero: gente che passa mesi a preparare la propria auto, a curarla nei minimi dettagli, che arriva da tutta Europa per condividere una passione, non per mettere in scena uno show da social media.

Un fenomeno diverso: i "takeover"

C'è poi un ulteriore livello di lettura, meno presente nella cronaca ma utile per capire meglio la dinamica di alcuni episodi, in particolare quelli più legati a esibizioni di drifting improvvisate in mezzo alla folla. Si tratta dei cosiddetti "takeover", un fenomeno di origine statunitense in cui un gruppo di veicoli occupa improvvisamente un incrocio o un parcheggio per esibirsi in manovre spericolate davanti a un pubblico che si raduna nel giro di pochi minuti, per poi disperdersi rapidamente all'arrivo delle forze dell'ordine.

A differenza dei raduni di appassionati di tuning in senso tradizionale, qui il fulcro non è tanto l'auto in sé o la sua estetica, quanto lo spettacolo dell'esibizione pericolosa, spesso alimentato dalla ricerca di visibilità sui social. Le location, secondo quanto riferito da chi segue da vicino il fenomeno sul territorio, vengono rilasciate all'ultimo minuto attraverso gruppi Telegram e cambiano in continuazione in base ai movimenti delle pattuglie, in una sorta di rincorsa continua tra organizzatori e forze dell'ordine.

Ecco, diciamolo chiaramente: qui l'automobile non c'entra quasi nulla. Non è una questione di passione per i motori, di cura del dettaglio, di storia del marchio o del modello. È un branco di persone che si "gasa" facendo tondi in mezzo alla folla con un'auto costosa, cercando la clip da pubblicare, non il piacere di guida o il confronto con altri appassionati. Chiamarlo "raduno di tuning" o accostarlo al mondo dei veri appassionati di auto è, semplicemente, sbagliato.

Perché questa storia ci riguarda tutti, da appassionati

Ed è qui che sentiamo il bisogno di fare una riflessione più personale. Viviamo un momento tutt'altro che semplice per chi ama le auto: prezzi dei carburanti alti, normative sempre più stringenti, un'elettrificazione che divide, un settore sotto pressione ovunque in Europa. In un contesto già complicato, vedere un pugno di persone che rovina la reputazione di un'intera community è francamente avvilente.

Perché no, non stiamo parlando di un film: quello che succede in strada durante questi "takeover" non è Fast and Furious, non è una sceneggiatura con controfigure, stuntman e ambulanze pronte fuori scena. È vita reale, sono strade vere, e sono persone vere quelle che si trovano a bordo strada a fare da spettatori, magari senza nemmeno rendersi conto del rischio che stanno correndo.

Basta un millimetro. Basta una sbandata non controllata durante una sgommata, un differenziale bloccato che risponde in modo imprevisto, una folla troppo vicina che non lascia via di fuga. E allora la domanda da farsi, con tutta la serietà che merita, è semplice: se succede, di chi è la responsabilità? Di chi era al volante, certo. Ma anche di chi ha organizzato l'evento sapendo che non c'era alcuna misura di sicurezza. Di chi ha diffuso la location sapendo che centinaia di persone si sarebbero accalcate in pochi minuti in un luogo non pensato per questo. E, indirettamente, anche di chi continua a partecipare, a riprendere, a incentivare con un like o una condivisione un fenomeno che sulla carta sembra innocuo, ma che nella pratica gioca con l'incolumità delle persone.

Per una volta, vorremmo che chi partecipa a questi eventi mettesse da parte l'orgoglio, l'adrenalina, la voglia di sentirsi protagonista per una sera, e si fermasse un attimo a pensare a chi sta a bordo strada. Non serve essere ingegneri per capire che un'auto da 100 o 500 cavalli, guidata da chi magari ha più entusiasmo che esperienza, in mezzo a una folla che si accalca per vedere meglio, è una combinazione che può finire malissimo in una frazione di secondo.

Le reazioni politiche: le solite parole pronte a far smuovere la pancia

Sul piano istituzionale, diversi esponenti politici sono intervenuti chiedendo strumenti più severi. L'onorevole Giangiacomo Calovini (Fratelli d'Italia) ha definito il fenomeno un rischio serio per la sicurezza pubblica, annunciando di aver sollecitato gli ambasciatori italiani in Austria e Germania per attivare un dialogo tra le forze dell'ordine dei rispettivi Paesi, oltre a proporre sanzioni più severe per gli organizzatori.

Sulla stessa linea si è espresso Paolo Borchia, capodelegazione della Lega al Parlamento europeo, secondo cui "non esiste che la sicurezza venga messa a repentaglio da quattro figli di papà che arrivano dall'estero". Diversi sindaci dei comuni coinvolti, a prescindere dal colore politico, hanno chiesto normative più chiare e strumenti di prevenzione, lamentando di non poter intervenire da soli su un fenomeno che ha una dimensione sovracomunale e internazionale.

Va detto, con altrettanta onestà, che al netto delle dichiarazioni di allarme condivise da più parti, il rischio concreto di questo genere di vicende è quello di una lettura semplificata: ridurre un fenomeno articolato - che comprende un evento autorizzato, raduni spontanei di turisti motorizzati e vere e proprie esibizioni "da takeover" - a un'unica narrazione, utile per titoli d'effetto ma poco fedele alla complessità reale della situazione. E questa semplificazione, alla lunga, rischia di colpire proprio chi non c'entra nulla: gli organizzatori di eventi seri, i club di appassionati, chi porta la propria auto a un raduno per condividerla con altri, non per fare spettacolo pericoloso davanti a una folla.

Cosa resta da capire

Al momento, l'attività di identificazione da parte di Polizia e Carabinieri prosegue attraverso l'analisi del materiale video e fotografico raccolto nelle varie serate, con l'obiettivo dichiarato di risalire non solo ai partecipanti alle esibizioni più pericolose, ma anche agli organizzatori e ai canali attraverso cui questi eventi vengono diffusi.

Resta da vedere se le misure allo studio - sanzioni più severe, maggiore coordinamento internazionale tra forze dell'ordine, strumenti di prevenzione più efficaci - riusciranno a intervenire sulla radice organizzativa del fenomeno, oppure se ci si limiterà, come spesso accaduto in passato, a un contrasto emergenziale che si ripresenta puntualmente ogni estate.

Nel frattempo, però, una cosa va detta senza mezzi termini, a beneficio di chi come noi vive la passione per le auto in modo sano: il conto di queste serate lo paghiamo tutti. Lo paga chi organizza eventi veri, autorizzati, curati nei minimi dettagli come il SoGa. Lo paga chi porta la propria auto in giro con rispetto delle regole e delle persone. Lo paga chi, semplicemente, ama i motori senza bisogno di mettere a rischio la vita di qualcun altro per un video da qualche secondo. Ed è un prezzo, quello della reputazione di un'intera community, che rischiamo di pagare ancora a lungo se non si inizia a distinguere, con chiarezza, chi fa cultura dell'auto da chi, semplicemente, gioca con la sicurezza altrui.

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