Silk Way Rally 2019

Silk Way Rally 2019-3. Kevin (Honda) e… Al-Attiyah (Toyota) a Ulan Bator

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La Carovana del Silk Way Rally entra in Mongolia e ferma le “bestie” a Ulan Bator. Prevedibile la vittoria del Benavides Honda, che dà una forma alla Gara delle Moto, mai sorprendente un successo del Principe del Qatar, già in volo

Silk Way Rally 2019-3. Kevin (Honda) e… Al-Attiyah (Toyota) a Ulan Bator

Ulan Bator, Mongolia, 8 Luglio 2019. Entrare a Ulan Bator non fa l’impressione che ci si aspetta. Forse perché prima di noi, in un passato solo di poco più lontano di noi, ci sono entrati i russi, altri russi e d’altri tempi, che l’hanno ridisegnata da capo cercando di farne dimenticare i caratteri distintivi e storici. Una vecchia storia, il passato dei nomadi del Gobi, con le loro tradizioni, la cultura e un profondo senso religioso, che riaffiora sulle rovine di un futuro imposto, improbabile e mancato. È di fatto e comunque un’esperienza emotiva forte, intensa. Particolare. Le sensazioni iniziano a affiorare. Non sono immediate come la vista del Bajkal o delle foreste siberiane, dirette, bensì più lente, come crescessero da un seme. E in effetti è così. È il seme della storia che è riemerso dalla terra e rilancia la fioritura di un Paese straordinario. Non solo geograficamente.

Il Silk Way Rally entra a Ulan Bator al temine della terza Tappa della Corsa. La frazione che porta alla Capitale mongola è lunghissima, settecento chilometri, con la Speciale fino a questo momento più lunga ma ancora “umana”, 250 chilometri. Quasi tutta su “terra”, la frazione cronometrata è veloce e navigata, con cambi di terreno e altitudine e attraversamenti di corsi d’acqua in questo momento più importanti del solito. Il finale è una lunga, scenografica volata sull’altipiano, con la testa già all’ingresso nella Capitale (anche se il bivacco è stato fossato nella zona del nuovo aeroporto, Sud-Ovest della Città).

Non si doveva dubitare della nuova affermazione di Kevin Benavides. L’ufficiale Honda partiva dal quarto posto e aveva solo da guadagnare. D’altra parte Sam Sunderland, il “centravanti” KTM, sapeva che l’inaspettata vittoria della vigilia lo costringeva ad aprire la pista, di fatto rallentando la propria andatura e consentendo agli inseguitori di risalire fino alla sua posizione. Niente da fare, Sunderland ha tenuto un ritmo molto elevato e nessuno è mai riuscito a raggiungerlo. La nuova vittoria di Kevin Benavides esce, dunque, dalle classifiche in tempo compensato. Sunderland è solo quarto, oltre due minuti di ritardo e alle spalle anche di Barreda, che completa il successo Honda. Terzo è il compagno di Squadra Luciano Benavides, il “fratellino” dell’attuale leader che porta a quasi tre minuti il suo vantaggio su Sunderland. In Generale Barreda è terzo, le due Hero di Gonçalves e Mena restano alle spalle anche di Luciano Benavides. Niente è deciso o compromesso, magari è tutto da rifare nella doppia frazione Marathon che allo standard già elevatissimo della Corsa aggiungerà le delicate, “sinistre” variabili della formula primordiale del Rally-Raid.

A… sorpresa, Nasser Al-Attiyah e Mathieu Baumel vincono anche la terza Tappa della Gara delle Auto. Tre su tre, al momento è un magnifico en plein. La sorpresa, in verità, è nel fatto che dopo il secondo successo e il quarto d’ora di vantaggio accumulato in soli due giorni, Al-Attiyah si era lasciato scappare di voler amministrare saggiamente il “patrimonio”. Invece durante la notte ha cambiato idea ed è partito per la Ulan-Ude Ulan Bator determinato a mettere più acqua possibile tra sé e gli inseguitori. Così sono sei minuti al russo Denis Krotov, oggi secondo con la Mini John Cooper Works, e qualcosa di più alla coppia di buggy cinesi di Han Wei e Liu Kun, che restano sui due gradini inferiori del podio provvisorio, ma con un fattura di oltre 20 minuti da pagare al Principe del Qatar.

La doppietta Kamaz a Ulan Bator, Karginov davanti a Shibalov, risveglia la Gara degli Elefanti del Deserto, tuttavia ancora in mano al Maz di Viazowich.

Ulan Bator andrebbe visitata. Con calma per capirla. Ma non c’è troppo tempo. I più irriducibili “viaggiatori” sono arrivati al bivacco, hanno preso un taxi e non si sono persi l’esperienza. Il tempio di Gan Dam, la scalinata dell’Amicizia, l’inquietante mercato. Il Silk Way Rally non concede troppo tempo, né riposo. È Rally-Raid allo stato puro. Il vantaggio è che non si corre il rischio di un calo di ritmo, lo svantaggio è nella fatica che continua ad accumularsi e… nell’imminente Tappa Marathon. L’”anello” di Ulan Bator e la successiva frazione che porta dalla Capitale a Mandalgovi sono uniti dal “parco Chiuso” tra le due Tappe. Nessuna assistenza possibile, pneumatici e ruote piombati, 850 chilometri in due giorni da gestire parsimoniosamente con grande riguardo alla Meccanica ed enorme intelligenza tattica. Il premio è lo spazio aperto delle praterie mongole, verdissime e sconfinate. Stupende!

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