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Sostegno al settore automotive: Macron batte Draghi 1 a 0

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La Francia ha varato un piano pragmatico e funzionale per il sostegno del settore automotive. Ecco i dettagli

Sostegno al settore automotive: Macron batte Draghi 1 a 0

Pragmatico e molto funzionale. Ecco come definire l'approccio del presidente Macron e del piano France Relance nei confronti del settore dell'automobile, con l'obiettivo - si legge a pagina 109 del documento - di "rendere la Francia un paese leader nei veicoli puliti del futuro". Secondo quanto annunciato con largo anticipo rispetto alle scadenze (il documento è dell'autunno del 2020) Il programma accomuna due settori messi in crisi dalla pandemia: quello aeronautico e quello automobilistico. "Di fronte al repentino calo della propria attività e alle incertezze della ripresa, le aziende dei settori aeronautico e automobilistico devono diventare più competitive, supportare i propri dipendenti per migliorare le proprie competenze e continuare ad innovare". E si puntualizza che "Il Governo ha mobilitato misure concrete e ambiziose". 

France Relance prosegue così "La crisi sanitaria ha posto un blocco massiccio e brutale al trasporto aereo (e di conseguenza al settore aeronautico), e al settore automobilistico: perdita di fatturato e rischio su ordini per nuovi dispositivi e per la manutenzione e produzione di pezzi di ricambio per il primo, calo delle forniture, chiusura degli stabilimenti e chiusura dei concessionari per il secondo. In totale, più di 700.000 posti di lavoro sono a rischio. Una delle sfide sta nel mantenere la capacità delle aziende di produrre le prossime generazioni di aeromobili e veicoli elettrici, ibridi e a idrogeno. Le risorse finanziarie sono quindi concentrate su ricerca e sviluppo e sulla modernizzazione delle catene di produzione, diversificazione, digitalizzazione e trasformazione ambientale". 

Al titolo "Descrizione tecnica delle misure" si legge: "Il sostegno alle imprese ha tre obiettivi: preservare il know-how critico e migliorare la competitività delle PMI e delle imprese a media capitalizzazione aiutandole a investire in nuovi processi e strutture; accelerare la diversificazione, la modernizzazione e la trasformazione ambientale attraverso sovvenzioni dirette e servizi di consulenza; sostenere l'innovazione e la ricerca e sviluppo per rendere la Francia un paese leader negli aerei e nei veicoli puliti del futuro".

E per andare sul pratico si fanno esempi di progetti. "I dispositivi potrebbero supportare una varietà di progetti nei due settori: realizzazione di linee di produzione innovative e robotiche (forgiatura, fonderia, tornitura da barra, lavorazioni meccaniche, elettronica, ecc.), attività di conversione verso veicoli elettrici o a idrogeno, produzione di componenti per la catena del valore dei veicoli del futuro fabbricati in Francia, investimenti per aumentare il riutilizzo dei materiali o promuovere il riciclaggio, investimenti nella trasformazione digitale o ambientale, preparazione delle future generazioni di aeromobili (consumo di energia estremamente basso e/o passaggio all'idrogeno come principale energia), ecc". 

Il tutto per consentire alle aziende di affrontare la crisi, modernizzando i propri processi e strutture per produrre le prossime generazioni di aeromobili e veicoli connessi, privi di emissioni di carbonio e fabbricati in Francia. Per supportare questi interventi sono previsti 2,6 miliardi di euro nel periodo 2020-2022, finanziati dallo Stato e dall'Unione Europea. 

A questo punto è più che giustificato chiedersi: ma si è andati avanti rispetto alle promesse? La risposta arriva dal sito stesso del Governo: sono stati presentati tramite BpiFrance. Sono stati presentati, in ambito automotive, più di 800 progetti e 491 sono già stati finanziati. E chi non avesse ancora completato l'iter per ottenere questi sostegni, ha tempo fino al prossimo 31 agosto, depositando il proprio dossier in questo sito. Il peso della filiera in Francia è notevole: 149.000 aziende con 990.000 dipendenti diretti e indiretti. Il fatturato complessivo è di 155 miliardi di euro e le spese per ricerca e sviluppo arrivano a 6 milliardi.

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