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L'industria automobilistica giapponese si trova di fronte a un bivio storico: la minaccia posta dalla rapidissima ascesa dei costruttori cinesi, guidati da colossi come BYD, ha spinto i vertici del settore a lanciare un allarme che non lascia spazio a interpretazioni. A suonare la carica è stato Koji Sato, Vicepresidente di Toyota e attuale Presidente della JAMA (l'Associazione dei Costruttori di Auto Giapponesi), che ha rivolto un appello drammatico e perentorio ai propri connazionali.
La scossa è arrivata con una dichiarazione che ha già fatto il giro del mondo finanziario e motoristico. Riferendosi all'avanzata travolgente e ai costi ultra-competitivi delle auto elettriche cinesi, Sato ha tracciato un quadro a tinte fosche per il futuro dell'automotive nipponico, pronunciando parole inequivocabili: "Se le cose non cambiano, non sopravviveremo".
Per contrastare un'offensiva commerciale che rischia di spazzare via decenni di leadership tecnologica globale, Sato ha chiesto un livello di cooperazione industriale senza precedenti. L'invito è rivolto ai "magnifici sette" dell'automobile giapponese: Toyota, Honda, Nissan, Mazda, Subaru, Mitsubishi e Suzuki. Marchi che per oltre mezzo secolo si sono dati fiera battaglia sui mercati di tutto il mondo, oggi sono chiamati a unire le forze per difendere la propria sopravvivenza.
Ma come si traduce, all'atto pratico, questa inedita alleanza? La proposta messa sul tavolo dalla presidenza JAMA non riguarda il design, i motori o l'identità dei singoli brand, bensì la creazione di uno standard giapponese per le componenti invisibili al cliente.
La frammentazione attuale è considerata uno spreco insostenibile. Fino ad oggi, ogni costruttore giapponese ha sviluppato in casa o con i propri fornitori esclusivi elementi basilari come: cablaggi e cavi elettrici, tubi e connettori, plastiche interne strutturali, specifiche leghe di acciaio. L'idea di Sato è quella di azzerare questa dispendiosa rivalità ingegneristica. Adottando componenti universali e condivisi per le parti strutturali "nascoste" dell'auto, i sette marchi nipponici potrebbero abbattere drasticamente i costi di approvvigionamento, produzione e ricerca e sviluppo.
Solo attraverso le economie di scala generate da questa alleanza sistemica, il Giappone spera di poter recuperare il terreno perduto e tornare a competere sul fronte dei prezzi con l'aggressiva industria automobilistica di Pechino. La palla passa ora ai vertici delle altre sei case: il tempo delle rivalità interne sembra essere giunto al capolinea.