UK, più colonnine che pompe? Il dato che fa rumore (ma dice davvero poco)

UK, più colonnine che pompe? Il dato che fa rumore (ma dice davvero poco)
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Nel Regno Unito le colonnine superano le pompe di benzina, ma il confronto regge davvero? Un’analisi tecnica mostra perché il dato, preso da solo, rischia di essere più simbolico che sostanziale — e potenzialmente dannoso per la credibilità dell’auto elettrica.
2 marzo 2026

Nel Regno Unito ci sarebbero oggi più colonnine di ricarica che pompe di benzina. È questo il dato che sta circolando con enfasi nelle ultime settimane, rilanciato dal Department for Transport e ripreso da diverse testate. I numeri, in apparenza, sono chiari: al 1° gennaio 2026 risultano installati 116.052 punti di ricarica pubblici, contro una stima di 60.802 pompe di carburante distribuite in 8.329 stazioni di servizio.

Il messaggio che ne deriva è potente: le auto elettriche sarebbero ormai “mainstream”, al punto da aver superato l’infrastruttura dei motori termici. Ma è davvero così?

Il primo elemento critico riguarda il metodo di confronto. Si mettono sullo stesso piano due oggetti che svolgono la stessa funzione – rifornire energia a un veicolo – ma con modalità e tempi radicalmente diversi. Una pompa di benzina eroga carburante in pochi minuti; una colonnina, anche rapida, richiede tempi molto più lunghi. Nella maggior parte dei casi si parla di decine di minuti, quando non di ore.

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È quindi quasi inevitabile che il numero delle colonnine debba essere superiore a quello delle pompe per garantire un livello di servizio comparabile. Il confronto puramente numerico, isolato dal fattore tempo, rischia di essere fuorviante. Se un’auto resta collegata a una colonnina 30-40 minuti per una ricarica significativa, contro i 3-5 minuti necessari per un pieno di benzina, il rapporto tra infrastrutture non può essere uno a uno.

Anzi, a ben vedere, il fatto che i punti di ricarica siano circa il doppio delle pompe potrebbe non essere un segnale di “sorpasso”, ma una conseguenza tecnica della minore rapidità del processo.

La stessa RAC Foundation stima una media di 7,3 pompe per stazione di servizio, mentre Zapmap ricorda come oltre un milione di punti di ricarica siano installati tra abitazioni e luoghi di lavoro, pur ammettendo possibili sottostime. Anche qui, però, si entra in un terreno scivoloso: la ricarica domestica non è direttamente paragonabile a una stazione di servizio aperta al pubblico, sia per accessibilità sia per funzione.

Sul fronte politico, il governo laburista ha annunciato l’estensione degli incentivi fino a 500 sterline per l’installazione di wallbox domestiche, ampliando la platea a inquilini, proprietari di appartamenti, landlord e scuole. Un segnale chiaro di sostegno alla transizione elettrica. Ma anche in questo caso, il rischio è che la comunicazione semplifichi eccessivamente la realtà.

Dire che “ci sono più colonnine che pompe” è uno slogan efficace. Tuttavia, trasformarlo in prova del definitivo tramonto delle auto termiche può risultare controproducente. L’auto elettrica ha bisogno di credibilità tecnica, non di confronti simbolici. Se il pubblico percepisce forzature o paragoni poco solidi, la narrazione rischia di incrinare ulteriormente la fiducia in una tecnologia che, invece, dovrebbe essere raccontata con rigore.

Il vero punto non è quante colonnine ci siano rispetto alle pompe, ma quanto siano affidabili, veloci, ben distribuite e realmente utilizzabili. È su questi parametri che si gioca la partita dell’elettrico, non su un confronto numerico che, preso da solo, dice molto meno di quanto sembri.

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