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Volkswagen rompe il silenzio su uno dei temi più delicati dell’industria automobilistica europea: la redditività delle auto elettriche. Secondo quanto riportato dalla testata francese Auto Plus, il gruppo tedesco avrebbe ammesso che i propri modelli a batteria generano margini inferiori fino al 30% rispetto alle equivalenti vetture termiche.
Il dato emerge da dichiarazioni riprese da Automotive News e attribuite al management del gruppo. In termini pratici, Volkswagen sostiene che un modello elettrico basato sulla piattaforma MEB produrrebbe tra il 70 e l’80% del profitto generato da un’auto con motore benzina o diesel di fascia comparabile.
La differenza sarebbe legata soprattutto ai costi di produzione ancora elevati delle vetture elettriche, in particolare per quanto riguarda batterie, elettronica e architetture software. Una situazione che, su larga scala, pesa inevitabilmente sui conti del costruttore.
Per ridurre questo gap, Volkswagen punta molto sulla futura piattaforma SSP (Scalable Systems Platform), destinata a diventare la base tecnica comune per gran parte dei futuri modelli elettrici del gruppo. L’obiettivo è semplificare la produzione, abbattere i costi industriali e migliorare i margini operativi.
Il problema, però, è che la SSP continua a subire ritardi. Inizialmente prevista per la seconda metà del decennio, la nuova architettura non dovrebbe debuttare prima della fine degli anni Venti. Nel frattempo, Volkswagen dovrà continuare a gestire la transizione utilizzando le piattaforme attuali, in un contesto economico e normativo sempre più complesso.
Alla pressione industriale si aggiunge infatti quella regolatoria. Le normative europee sulle emissioni CO₂ rischiano di costare al gruppo tra i 400 e i 500 milioni di euro all’anno sotto forma di possibili sanzioni tra il 2025 e il 2027. Secondo il direttore finanziario Arno Antlitz, Volkswagen si troverebbe così a bilanciare continuamente i volumi di vendita delle elettriche con il rischio di multe legate alle emissioni.
Il gruppo tedesco starebbe quindi accelerando sul lancio di modelli elettrici più accessibili, come la futura ID. Polo, attesa con un prezzo d’attacco vicino ai 25.000 euro. Una strategia considerata fondamentale per aumentare i volumi e migliorare l’equilibrio economico della gamma EV. Il quadro internazionale, però, resta complicato. Negli Stati Uniti, secondo i dati riportati da Auto Plus, le vendite elettriche Volkswagen sarebbero crollate dell’80% nel primo trimestre 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In Cina, invece, il calo avrebbe raggiunto il 64%.
Negli USA la gamma elettrica del marchio resta limitata principalmente a Volkswagen ID.4 e Volkswagen ID. Buzz, mentre i futuri modelli compatti sviluppati per l’Europa non sembrano destinati al mercato nordamericano, dove continuano a prevalere SUV e pick-up di grandi dimensioni. Inoltre, anche sul fronte tecnologico Volkswagen guarda al futuro. La piattaforma SSP dovrebbe infatti integrare l’architettura software sviluppata insieme a Rivian, con l’obiettivo di offrire sistemi elettronici più avanzati e aggiornamenti software più rapidi.
Le difficoltà, comunque, non riguardano soltanto Volkswagen. Diversi costruttori stanno affrontando problemi simili nel raggiungere livelli di redditività comparabili tra modelli elettrici e termici, in una fase in cui la transizione verso la mobilità a batteria continua a richiedere investimenti enormi e tempi di ritorno ancora incerti.