Volkswagen rallenta in Cina ma resta il primo marchio straniero: la partita si sposta sull’elettrico

Volkswagen rallenta in Cina ma resta il primo marchio straniero: la partita si sposta sull’elettrico
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Nel 2025 il primo mercato automobilistico al mondo si è confermato un terreno sempre più complesso per le Case occidentali, e il Gruppo Volkswagen non fa eccezione
13 gennaio 2026

La conglomerata tedesca ha chiuso l’anno con 2,693 milioni di veicoli consegnati in Cina, segnando un -8% rispetto al 2024. Una flessione netta, figlia della concorrenza cinese nel segmento elettrico e dell’accelerazione tecnologica impressa dai costruttori locali. Eppure, nonostante la frenata, Volkswagen rimane la casa automobilistica straniera più venduta nel Paese, con una quota ancora robusta nel termico: oltre 2,57 milioni di vetture a benzina consegnate, pari a più del 22% del mercato.

La fotografia del 2025 mette in luce due facce della stessa strategia: da un lato, il gruppo continua a presidiare l’automobile tradizionale con prodotti che restano punti di riferimento per segmenti specifici. Il Passat, ad esempio, guida ancora il mercato delle berline B a benzina, mentre nel lusso la riscossa arriva da Ingolstadt: Audi torna in vetta alle vendite tra le premium a benzina per la prima volta dopo sei anni, trainata dal successo della A6L nel segmento C.

Dall’altro lato emerge con forza la necessità di un’accelerazione nella transizione elettrica. Sul piano globale, la casa di Wolfsburg ha limitato la flessione a un marginale -0,5%, con 8,98 milioni di veicoli consegnati. In questo quadro, il dato più significativo riguarda l’elettrico puro: 983.100 unità a livello mondiale, +32% su base annua, pari al 10,9% del totale. Ma la Cina, che vale quasi un terzo del mercato globale EV, resta il fronte più difficile: nel solo quarto trimestre le consegne del gruppo nel Paese sono scese a 719.800 unità, -17,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Nonostante le difficoltà, Volkswagen non intende abbandonare il terreno cinese, anzi lo sta trasformando nel principale laboratorio della sua metamorfosi industriale. Nel novembre 2025 il gruppo ha inaugurato nel Paese il suo primo centro completo di ricerca e test fuori dalla Germania: un investimento simbolico e strategico, pensato per sviluppare prodotti calibrati sulle aspettative dei consumatori locali.

Il piano industriale per i prossimi anni è ambizioso e parla un linguaggio inequivocabile: in Cina arriveranno più di 20 nuovi modelli tra elettrici, plug-in e range-extender nel solo 2026. Le basi tecniche non saranno più soltanto europee: le nuove CMP (Compact Main Platform, erede della China Main Platform) e CEA (China Electronic Architecture) sono state sviluppate direttamente in Cina, a dimostrazione di un cambio culturale che coinvolge progettazione, elettronica e software. Entro il 2027 i modelli elettrificati saliranno a oltre 30, e diventeranno circa 50 entro il 2030, di cui una trentina completamente elettrici.

Il quadro finale racconta di un marchio che non ha più il “vantaggio acquisito” del passato, ma possiede ancora il peso industriale, il know-how e la capacità di investimento per restare protagonista nel mercato più competitivo del mondo. La vera sfida non sarà difendere le quote nel termico, ma riconquistare spazio laddove si gioca oggi il futuro dell’auto: software, connettività, piattaforme native EV e guida assistita. In Cina la corsa è già partita. E Volkswagen, pur inseguendo, non sembra intenzionata a perdere il treno.

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