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Alghero, 5 Ottobre. Argentiera. L’ho conosciuta prima degli anni ottanta. Ne sono rimasto stregato. Sta fra Alghero e Stintino e guarda lontano nel mare dell’Ovest. Era un luogo abbandonato, una vecchia miniera di piombo, zinco e, dicevano, argento, ormai chiusa da vent’anni. Ma le sue strutture erano ancora lì, dimenticate ma non morte. Il vento, tra un sospiro e un uragano, era il respiro persistente che le teneva in vita. L’impianto si affacciava su tre semilune di spiaggia. La piccola per il lavoro dell’estrazione, le altre due come cornici di un luogo incantato, silente. Sono andato molte altre volte, tutte quelle che potevo agganciare l’escursione a una vacanza, un viaggio, una visita all’Isola.
Quasi un pretesto, quando non l’intenzione incontornabile: tornare a vedere cosa succede all’Argentiera, che ne è dell’Argentiera. Poi l’ho vista al cinema, Roberto Benigni in un luogo trasformato, ricostruito. “Riqualificato”, e come tale e quasi per definizione, di nuovo abbandonato, la natura che, dolcemente, lentamente, ne riprende possesso riportando gli spazi al disegno originale. La laveria, la struttura centrale dell’immagine, era ed è ancora lì, viva e lasciata, ripresa, imbalsamata, resistente al vento di sale che sbriciola tutto, anche i ricordi, non fossero fissati in una immagine stampata in bianco e nero sull’argento della carta e nell’emozione che continua a suscitare.
Un giorno vengo a sapere che l’Argentiera diventa una prova speciale del Rally Italia Sardegna. L’ha disegnata Tiziano Siviero, l’hanno messa insieme lui, Giulio Pes di San Vittorio e Antonio Turitto. Ricordate questi nomi, sono quelli che hanno scritto il romanzo del Rally in Sardegna. Cercavano uno spot che rappresentasse la Sardegna e l’hanno trovato lì. Scenario da favola, anima, dell’Isola. Entusiasta anche Steve, l’”occhio” televisivo del Promoter. Vennero riuniti vari tratti di strade sterrate, alcune quasi abbandonate o ridotte a sentieri, per comporre la magia di quella discesa di curve e vertigine che porta al gran finale, un chilometro di sinuosa volata sul mare. Un crescendo che toglie il respiro.
Ma non è facile entrare in un giardino incontaminato e dire: faccio tutto io. La Sardegna veglia e protegge i suoi tesori. Dunque la lunga, difficile fase burocratica con le amministrazioni, i permessi, verificare che l’ingresso del Rally non diventi un’intrusione, non toccare nulla d’intoccabile, lasciare così, organizzare accessi e viabilità, contestualizzare. È la parte più lunga, incerta e difficile, ma vale la pena, diventa eccitante. Il layer della prova speciale, che sarà lunga, nella sua storia, tra 6 e 7 chilometri, è il castone di un gioiello che era lì, che avevo scoperto vent’anni prima, che Tiziano ha valorizzato, che tutto il mondo avrebbe visto attraverso il Rally.
Il 12 giugno 2016, sono le nove del mattino, Eric Camilli vince la prima esecuzione sui 6,07 chilometri della Sassari-Argentiera. Tre ore dopo, a conclusione del 13° Rally Italia Sardegna, Sébastien Ogier vince quella che diventerà la Power Stage più emozionante della storia del WRC, e Thierry Neuville il Rally. Otto edizioni del Rally in Paradiso si sono concluse sulla Sassari-Argentiera, almeno la metà portando alla Corsa un colpo di scena decisivo. Nel 2018 è il duello mozzafiato sul filo dei secondi tra Ogier e Neuville, vince il belga. 2019, in vista del traguardo, vittoria di Dani Sordo per il problema di Ott Tanak, fino a quel momento leader.
2024, Sassari-Argentiera del 21° RIS, 7,1 chilometri. Come nel 2018, Rally sul filo del rasoio, Power Stage dell'Argentiera, Ott Tänak contro Sébastien Ogier. Il francese fora, l’estone vince. È il margine di vittoria più ristretto della storia WRC: 2 decimi di secondo! 2026… la cronaca si fonde con la leggenda. Elfyn Evans contro Oliver Solberg, chi vince è Campione del Mondo. Due curve al traguardo, cento metri, Solberg è davanti, esce di strada, rientra nella disperazione. Vincerà il Rally, ma non il Mondiale che sarà di Evans.
Altri colpi di scena hanno caratterizzato la storia del WRC, certamente molti. Ciascuno di noi ha la sua “classifica”. A bruciapelo, mi viene in mente Kris Meeke in Messico. Guanajuato 2017, Power Stage. Il diabolico fuoriclasse inglese vola di sotto in un parcheggio, non distante dal traguardo, gira come impazzito, ma è lucido, alla ricerca di una via d’uscita, la trova, risale sulla pista e vince lo stesso il Rally. L’apnea di tensione è nella dinamica dell’incidente fino alla soluzione, tuttavia manca lo scenario e non è neanche paragonabile la posta in palio.
Ognuno fissa nella memoria le esperienze e i ricordi degli eventi che più lo hanno emozionato. Non è “normale” che l’Argentiera sia diventata la cassaforte di un numero così elevato di ricordi. Non è “normale” perché quella prova speciale è così speciale da essere diventata la chiave di volta estetica e agonistica di un evento e del suo messaggio al mondo. È l’esatta, perfetta sovrapposizione del movente passionale riprodotto sul contesto che lo ha generato. Capita pochissime volte, per questo sono così poche le meraviglie del mondo. È successo in Sardegna, all’Argentiera.
Ah, un’ultima cosa… In giro per la rete già dilaga il saluto del WRC alla Sardegna. Calma ragazzi, io non ci credo e non ci crederò fino a quando non sarà la bandiera a scacchi a dirmi che il WRC Italia ha “scelto” di trasferirsi da un’altra parte. Non ci credo perché il “trasferimento” non è possibile. Puoi fare un’altra cosa in un altro luogo, ma non un Rally come il Sardegna da un’altra parte. Ci sono o sono stati Rally simbolo della grandezza del WRC. Ciascuno con le sue caratteristiche. Ci vuol poco a pensare all’Acropolis o al Messico, al 1000 Laghi e al Corsica, al Sanremo in Toscana o al Safari in Kenya, alle Panzerplatte, Ouninpohja, Col de Turini o El Condor, al salto di Fafe e al Micky’s Jump sul Monte Lerno. Ma c’è solo una Sardegna e un Sardegna. E che vogliamo, cancellare il WRC?
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