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Alghero, 2 Ottobre. Si è abituati al bello in Sardegna, all’intensità delle sensazioni che l’Isola riesce a suscitare. Fa quasi stupore che l’intensità dell’azione agonistica del Rally Italia Sardegna sovrapponga ad uno standard così elevato anche il layer della pura emozione sportiva. Eppure è così, trasportati dalla vicenda agonistica adagiata sul contesto naturale e geografico della Sardegna del Nord si è come soggiogati, avvinti certamente.
Dal 2016, diciamo dalla fine dell’era della moderna tirannia di Volkswagen, Hyundai ha vinto sette volte su dieci. Diciamo allora che c’è un certo “feeling” tra la Terra di Sardegna e la Macchina di Alzenau. Tre volte Thierry Neuville, due volte ciascuno Dani Sordo e Ott Tanak. L’estone a riposo, sia il belga che lo spagnolo sono della partita. In più c’è Adrien Fourmaux, che quest’anno ha mandato a dire che non è più lo scavezzacollo di prima, e l’ha dimostrato. Quando, dunque, alla fine del primo giro, dopo la prima tornata delle “Tula-Erula”, 18,77 km, “Su Filigosu-Lerno” di 17,83 km e “Monti di Alà-Sa Conchedda-Lerno”, 23,23 km, al comando del RIS26 troviamo Fourmaux e Neuville, ci diciamo che lo “staff” di Hyundai è riuscito a ritrovare, o rigenerare, quel “feeling” di cui sopra.
C’è da dire che il primo giorno del Rally su terra è fortemente condizionato dall’ordine di partenza, ed è logico che Elfyn Evans, Sami Pajari e Oliver Solberg, i tre Toyota in testa al Mondiale, facciano fatica a riproporre la stessa fila Toyota della graduatoria iridata anche nella classifica di mezzogiorno. Solberg è vicino, Pajari e Ogier non certo lontani. Comunque la coreane vanno forte. Nessun colpo di scena lassù in cima. Qualche foratura, Sordo, Ogier, poi Virves, Sesks, Armstrong (ma non è l’ecatombe sudamericana), qualche “atterraggio di fortuna“, duro, dai salti (solita storia, se non li metti si lamentano tutti, se uno le prende male e si fa peggio colpa del disegnatore).
Sul primo giro hanno vinto Fourmaux, Neuville e Solberg, per ragioni e motivazioni diverse è logico e ce lo dovevamo aspettare, sul secondo il copione non si discosta molto. Ancora Fourmaux sulla Tula e Neuville sulla Su Filigosu. L’ultima del giorno (e la più lunga) non è, invece, di Solberg, uno che “se ne frega” dell’ordine di partenza, bensì di uno scatenato Neuville, che così passa al comando del Rally. Pajari e Evans escono indenni, è l’obiettivo primario del giorno per entrambi. Soliti piccoli guai, forature e guasti, per ora niente di fatale. Il Sardegna “lima”, corrode, e questo è il minimo, bisogna stare molto attenti. Ecco perché sia Evans che Pajari fanno diligentemente il loco compitino aspettando il momento di calare il sette. È un sette bello, a questo giro vale l’intera stagione! Nel finale l’incidente di Sordo, peccato.
Neuville, Fourmaux, Solberg, i tre sul podio alla fine del giorno sono tutti in appena 12 secondi, e la “mano di carte” in cui sta l’asso del Titolo è subito dietro. Se non è un thriller appassionante questo! Noi, infatti, ce la spassiamo nel cuore della Gallura, teatro della 23ma edizione del Rally in Paradiso. Lo scirocco è crollato, fresco mattina e sera, caldo di giorno, perfetto. Equipaggio bestiale, il nostro degli inviati, maciniamo chilometri e prove speciali in moto. Medico e cuoco al seguito eccezionali, responsabile della strategia un po’ troppo facile alla sfollata. Ma in Sardegna non si sbaglia mai strada e non si arriva mai tardi, in Sardegna è vita, entusiasmo, è un’altra cosa! Ora tocca al sabato, la giornata più lunga, 123,66 chilometri di prove. Lerno - Sa Conchedda - Monti di Ala', 24 chilometri, Coiluna - Loelle, altri 24, e Salorche', quasi 13. Giorno di inedite e di convergenza mitica al Micky's Jump. C'è già la fila all'assalto alla direttissima di accesso dal lago.
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