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WRC20. Rally Italia Sardegna. Neuville come chauffeur

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Esperienza codrive subito dopo il Rally Italia Sardegna. Meteo completamente diverso: un fortunale! Situazione non ideale ma, come sempre, anche la più piccola esperienza porta un insegnamento

Codrive. Parola grossa, addirittura esagerata se si considera l’abisso di caratura che c’è tra i sedili del Pilota e del “Navigatore per un giorno”, in questa occasione. Ma pur sempre di un’occasione si tratta, e dunque il carico di opportunità potrà andare a sedimentarsi come riferimento di esperienza.

A Ittiri, quel giorno, piove come dio la manda. Un vero e proprio fortunale. Il Rally è stato baciato da un sole stupendo, poi dopo il tuffo in mare di Dani Sordo, vincitore bis del Rally Italia Sardegna, il meteo ha rotto le righe. Vedete, anche questa è l’evidente bravura degli organizzatori. La pista del crossodromo è allagata. Per fortuna il fondo sabbioso riesce a drenare la maggior parte dell’acqua, altrimenti invece di una Hyundai i20 Coupé WRC potrebbe essere preferibile essere ai comandi di un Bobcat. Alle “leve” c’è Thierry Neuville, al suo fianco… nessuno.

Hyundai e Andrea Adamo ci hanno messo a disposizione una i20 WRC, il Pilota di riferimento e una mattinata… epica. Grazie mille. Mi hanno infilato in una tuta che sembravo Super Pippo, casco, interfono, balaclava (sapete, il sottocasco ignifugo, il nome viene direttamente dall’omonima battaglia della guerra di Crimea), HANS (Head And Neck System). Sembravo uno vero. Sembravo…

Briefing del Boss e via. Targa ALZ WR24, è la macchina con cui Neuville ha vinto in Polonia nel 2017, adesso è ambasciatrice operativa del Marchio e del Team. L’auto è in perfetta efficienza, sanificata e tirata a lucido (durerà 30 secondi poi sarà tirata a… fango), scaldata. Cinture di sicurezza allacciate strette e via. Thierry Neuville mi fa un segno, gli restituisco il consenso, sempre come se fossi uno vero, e andiamo. Io sono teso, il belga dagli occhialetti rossi ha appena messo giù una raffica di contributi social, quindi lanciato il telefonino nella tasca della portiera, si è infilato i guanti ed è partito come quando va a far la spesa con la i20 di famiglia. Calma olimpica. Vedi che essere Campioni è diverso? Un giorno mi abituerò anche io. Forse!

La pista di Ittiri è rassicurante, e allo stesso tempo una piccola sintesi di situazioni possibili. Si va relativamente piano, ovvero relativamente forte se si pensa a un paragone “normale”, tipo con quel tipo di guida di cui sono capace io. La sensazione primordiale è che tutto arrivi prima di quanto si pensi, che si viva costantemente in anticipo sull’azione da eseguire. Tutto succede molto più in fretta che nella vita “normale”, per certi versi istantaneamente e con grande efficacia. Alcuni parametri della Macchina da Corsa sono molto diversi da quelli cui siamo abituati. Il freno a mano campeggia in mezzo all’abitacolo come il joystick della mitragliatrice di un caccia, la leva del cambio non c’è. Solo quella paletta su un’orbita parallela dello sterzo. Si cambia marcia e si scala con un tocco delle dita, con i polpastrelli o con il dorso. Il volante è piccolo e tempestato di pulsanti. Dimenticata la frizione, i rapporti vanno dentro fulminei, mettere dentro due o tre marce prima della curva è un batter di ciglia.

Ecco, ti devi abituare a vivere con la strada di traverso, anche sui rettilinei, cioè con la macchina già con la testa alla curva che arriva, poi a quella successiva e così via, non un attimo di respiro per il motore che gira sempre tra forte e l’intervento del limitatore.

Potenza? , ma non è quella la sensazione inebriante dell’andare con una WRC. tanto è vero che sui rampini il fango della pista tenta di avvinghiare le ruote e bloccare la macchina. Pretesa ambiziosa, le 4 ruote motrici si danno una mano e la i20 WRC esce dalla trappola con uno scatto, subito ripresa e rimessa sui binari immaginari del Pilota che tu neanche … ti immagini.

Thierry, il mio chauffeur per una mattina, è impassibile, quasi assente. Ecco la differenza, si direbbe che neanche pensa troppo a quello che sta facendo. Io, invece, non penso ad altro che a quello che sta succedendo. Ti immagini correre sulla Sassari Argentiera a rotta di collo subendo quello che stai facendo? No, il Campione si astrae dall’emotività e resta perfettamente concentrato sull’azione, sulla tecnica dell’esecuzione che corre sul filo della perfezione. La testa è sgombra, impegnata fino all’ultimo neurone nel dare il massimo all’interpretazione della guida.

Un’altra sensazione del primo momento è che manchi il comfort. Infatti non c’è comodità alcuna, ma solo se si pensa “normale”. Ti accorgi che, a parte una certa rumorosità e ruvidezza, tutto è pensato perché uno si possa integrare perfettamente con la macchina in movimento, cosicché da essere “sentita”, seguita meglio nel suo andare. Diventa un tutt’uno.

Come va la macchina? La i20 Coupé WRC va da dio. Francamente non sta a me dirlo, troppo poca esperienza diretta, e capirlo attraverso l’”interpretazione” di un fuoriclasse come Neuville ti toglie ogni eventuale velleità. Sicuramente è meglio farsela “spiegare” con l’esempio di un Campione che avere la pretesa di scoprirlo da soli e ritrovarsi a muro contro i propri limiti. Certo, qualora un giorno si decidessero a farci provare davvero una di queste bestie, pronti!

Bene. Ti aspetti sospensioni rigide e comportamento nervoso, frenata categorica e rilancio in accelerazione da paura. Niente di inedito sotto il profilo delle emozioni. C’è un aspetto del comportamento della WERC, invece, che non finisce di stupire: il grip. La trazione. Lì ti accorgi che siamo davvero lontani da una macchina da strada, anche da una non troppo comune. Il lavoro di gomme, differenziali, sospensioni e sterzo nel lavoro congiunto delle 4 ruote motrici è un concerto di efficienza, di efficacia. Lì capisci come fanno ad andare così forte in situazioni e condizioni proibitive, limite o impensabili. Bisognerebbe provare l’aerodinamica, certo, ma questo presuppone velocità e comportamenti che non sono propriamente alla portata di tutti… anche accanto a un Campione!

Si capisce bene che la leggenda emotiva delle macchine da corsa non è una storia qualunque inventata per allibire. Nelle WRC, in questa Hyundai per piloti, prestazioni e obiettivi straordinari, poi, è pura spremuta di batticuore. Bello!

Molte grazie, grazie molte!

 

© Immagini RIS - Hyundai Motorsport Media

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