prova su strada

Mini Roadster

Che bella scoperta!
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Sesto modello di una gamma sempre più completa la Mini Roadster sembra essere cucita attorno alle esigenze del cliente italiano: compatta in città e sfiziosa al mare la nuova proposta entra in listino a 24.950 euro

Mini Roadster

Sesto modello della gamma, la nuova Roadster rappresenta il perfetto completamento di un progetto pensato per arrivare ad abbracciare tipologie di vetture profondamente diverse da quelle solitamente proposte da Mini pur mantenendo sostanzialmente inalterato il look di famiglia e, naturalmente, il go-kart feeling. Un obiettivo che Mini ha centrato lanciando lo scorso autunno la Mini Coupé e, a pochi giorni dalla primavera 2012, la Mini Roadster (parte da 24.950 euro) che con la versione già in concessionaria condivide praticamente tutto, tetto a parte.

 

Un dettaglio, quest'ultimo, che rispetta in tutto e per tutto la tradizione delle roadster britanniche e la tradizione Mini, che anche nella sua seconda vita non è mai scesa a compromessi con i moderni tecnicismi dei tetti in metallo rispettando una tradizione che più di ogni altra cosa la distingue rendendola unica.

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Al di sotto della linea di cintura la Mini Roadster è sostanzialmente identica alla Mini Cabrio, con cui condivide anche la base tecnica

E' un progetto che parte da lontano

Quello della Coupé e della Roadster è un progetto che parte da lontano e che poggia le proprie basi sulla seconda versione della Mini "standard", introdotta sul mercato dal BMW Group con appena un anno d'anticipo (2008) rispetto al lancio dei Concept che al Salone di Francoforte 2009 hanno anticipato in tutto e per tutto i due nuovi modelli oggi entrati in listino: tecnicamente, dunque, Mini Coupé e Roadster non nascono dalla "hatch" per pura comodità, ma sono parte di un progetto pensato per ospitare rinforzi strutturali necessari per compensare la minor rigidità torsionale dovuta all'assenza del tetto sulla Roadster, ma soprattutto una diversa inclinazione del montante anteriore (scesa da 43 a 30 gradi) su entrambe le versioni voluta principalmente per questioni di stile.

E' grande come...una Mini!

Lunga 3.728 mm, larga 1.683 ed alta 1.384, il nuovo modello poggia su un passo di 2.467 mm: misure praticamente identiche a quelle della Mini Cabrio - solo l'altezza è inferiore di 20 mm - che fanno posto a soluzioni stilistiche praticamente identiche a quelle della tradizione Mini da terra sino alla linea di cintura. Al di sopra di questo "confine", oltre al montante A decisamente più inclinato, la vista laterale mostra un posizionamento più avanzato del tetto e la conseguente comparsa di un terzo volume, elemento inedito nella storia di Mini.

 

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Il bagagliaio contiene fino a 240 litri e permette il trasporto di un paio di snowboard grazie alla finestrella che "apre" sull'abitacolo

Un terzo volume sul quale poggia una sofisticata ala mobile (assicura fino a 40 kg di carico, si alza dopo gli 80 km/h e si ritrae a 60 e prevede anche movimento manuale a velocità più basse) ed all'interno del quale sono custoditi 240 litri di bagagliaio, in grado di ospitare anche oggetti di lunghe dimensioni aprendo sull'abitacolo la speciale finestrella 36x20.

Personalizzabile dentro e fuori

Numerose, come sempre, le possibilità di personalizzazione estetica proposte da Mini: tra tutte spiccano, come sempre, le Sport Stripes colorate (255 euro) pensate per sottolineare la tipica sportività di Mini. Esistono nei colori Black, Silver e Red – quest’ultimo in esclusiva per la MINI John Cooper Works Roadster. Come le altre Mini, ad eccezione di Countryman, la plancia rimane fortemente caratterizzata dal maxi-strumento circolare all'interno del quale è incastonato un generoso display a colori a cui fa capo il Mini Connected (opzionale, 265 euro) che come, come da tradizione Mini/BMW, si pilota attraverso un apposito joystick posizionato al centro del tunnel centrale.

 

Nessuna novità nemmeno per lo strumento circolare montato a sbalzo appena dietro al volante a fianco del quale, come sulla Cabrio ed a differenza della Coupé, prende posto un secondo quadrante (170 euro) sul quale viene simpaticamente indicato il tempo di viaggio con la capote aperta. Identici al resto della gamma sono anche i pannelli porta, i comandi devio-luce e tergi, il volante che nella versione automatica propone i comandi manuali push-pull e le levette cromate sulla plancia e sulla cornice del lunotto fortemente ispirate alla Mini di Alec Issigonis.

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L'azionamento della capote è completamente manuale. Volendo è disponibile un optional che ne assiste il movimento, ma le fasi di sgancio ed aggacio alla cornice del lunotto sono sempre a carico dell'utente

Capote: volendo è semi-automatica

A cambiare, invece, è l'area appena dietro ai sedili posteriori che rinuncia per ovvie ragioni ai due sedili per fare posto alla capote in tela ad azionamento manuale (la versione semiautomatica costa 800 euro) e ad un vano al quale si accede anche reclinando in avanti i sedili, allo stesso modo di quanto si fa sulla hatch per accedere ai posti posteriori: in questo spazio è possibile stivare un paio di zaini, la borsa della palestra, la giacca o oggetti di piccole e medie dimensioni di utilizzo quotidiano che non richiedano lo spazio del bagagliaio.

 

Tra i pacchetti disponibili per arricchire la vettura con un discreto vantaggio cliente Mini propone a 1.535 euro il Mini Yours Soda (Bonnet stripes MINI Yours Soda bianche, cerchi in lega 17", side Scuttle MINI Yours, specchietti retrovisori esterni Mini Yours Soda) oltre che un pacchetto di caratterizzazione estetica John Cooper Works (1.595 euro) o il più sofisticato Tech Cream (1.615 euro), che prevede il modulo di navigazione, la radio Mini Visual Boost ed il sistema Hi-Fi Harman Kardon.

Quattro motori al lancio

Quattro le motorizzazioni disponibili al lancio, ovvero una in meno rispetto alla Coupé che viene proposta anche con la motorizzazione Cooper D da 112 CV. Ad aprire le danze è il quattro cilindri benzina da 1.6 litri della Cooper: si tratta di un'unità da 122 CV a 6.000 giri e 160 Nm di coppia massima in grado di assicurare una velocità massima di 199 km/h ed uno 0-100 in 9,2 secondi. Il consumo nel ciclo misto dichiarato è di 5,7l/100 km mentre il livello di emissione CO2 è pari a 133 g/km (Euro5).

 

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Il nostro "confronta modello" permette di confrontare molto velocemente le caratteristiche prestazionali dei quattro modelli disponibili

Il secondo livello di potenza disponibile tra i benzina è il classico Cooper S: versione sovralimentata del motore disponibile anche su Cooper, l'unità vanta 184 CV a 5.500 giri e 260 Nm di coppia massima. La velocità massima sale sino a 227 km/h mentre nello scatto da 0 a 100 km/h la vettura fa fermare il cronometro a 7 secondi netti. I consumi di carburante si attestano a 6 l/100 km mentre le emissioni di CO2 rimangono sotto i 140 g/km con un interessante valore di 139. L'omologazione è anche in questo caso Euro 5.

 

Per chi vuole il massimo Mini ha realizzato anche la speciale versione John Cooper Works. In questo caso i CV disponibili sono 211 a 6.000 giri mentre la coppia massima sale a 280 Nm. Il millesei così configurato permette di toccare i 237 km/h assicurando la capacità di toccare i 100 km/h appena 6,5 secondi dopo la partenza. Il consumo medio è di 7,3 litri di verde ogni 100 km mentre il livello di emissioni (Euro 5) si attesta a 169 g/km.

 

Per chi vuole il massimo delle prestazioni Mini propone il differenziale autobloccante elettronico, l'assetto sportivo, i cerchi da 17" ed il bottone Sport, studiato per assicurare una risposta più aggressiva di sterzo e acceleratore

Per gli amanti del gasolio l'unica motorizzazione disponibile è la due 1.995 cc turbo da 143 CV a 4.000 giri e 305 Nm di coppia massima. L'unità, lanciata lo scorso anno anche su tutta la gamma, permette di passare da 0 a 100 km/h in 8,1 secondi assicurando una velocità massima di 212 km/h. 118 i g/km di CO2 emessi e 4,5 i litri di gasolio richiesti per percorrere 100 km nel ciclo misto. Anche in questo caso l'omologazione è Euro 5.

Cambio automatico opzionale

Per tutte le motorizzazioni è disponibile a 1.665 euro il cambio automatico a sei rapporti come alternativa al manuale a sei marce di serie. Per chi vuole il massimo delle prestazioni, sempre che l'accessorio non sia già disponibile in abbinamento alla motorizzazione scelta, Mini mette a disposizione un pacchetto DTC (Controllo dinamico della trazione) con EDLC (Differenziale Autobloccante Elettronico) a 205 euro, l'assetto sportivo (235 euro), i cerchi da 17" (575 euro) ed il bottone Sport (170 euro) pronto ad assicurare una diversa risposta di sterzo e acceleratore. 

Dal vivo: calamita di sguardi

Dal vivo, con la capote chiusa, la nuova Mini Roadster conferma sostanzialmente la bella impressione che ci aveva lasciato la Coupé nel test che vi abbiamo proposto ad inizio gennaio 2012: la combinazione tra la parte bassa della Mini hatch e la parte alta di un progetto completamente inedito infatti, pur sembrando conservativo, rende immediatamente riconoscibile il nuovo modello pur senza risultare anonimo o privo di personalità.

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Con la nuova Mini Roadster è impossibile non farsi notare

L'effetto calamita di sguardi, infatti, è assicurato anche per la nuova versione, che anche nella modalità en-plein-air si differenzia in modo evidente nell'architettura della capote: a differenza della Cabrio, che "impacchetta" romanticamente la tela appena dietro ai sedili posteriori, Mini Roadster fa scomparire completamente il tetto integrandolo alla perfezione con la silhouette della vettura. Personale e dedicata a chi è alla ricerca di una vettura che esprima il concetto di Roadster senza uscire dal seminato del mondo Mini, la nuova proposta Mini condivide con Mini hatch e Coupè la parte bassa dell'abitacolo e le relative soluzioni, che come sempre miscelano storia dell'auto, design e tecnologia.

La capote è un po' pesante

A fare la differenza con le altre versioni è la capote in tela, ben realizzata sotto il profilo costruttivo e di design ma priva di servomotori per la gestione automatica del movimento: un elemento, quest'ultimo, che rispetta in tutto e per tutto l'ABC delle Roadster ma che rende un po' meno vicina al mondo femminile l'utilizzo di questa vettura, che per essere scoperta necessita di una certa forza, in particolar modo nell'aggancio e nello sgancio della capote alla cornice del parabrezza. Un elemento a cui si può parzialmente ovviare scegliendo il servomotore che alza ed abbassa la capote in modalità semi-automatica (805 euro), pur senza dare alcun supporto nella fase di sgancio o aggancio, che rimane a "carico" dell'utente.

 

Una soluzione classica, che non prevede comode aperture parziali come sulla Cabrio, evidentemente voluta per rendere più "fisico" il rapporto tra vettura e guidatore (e semplificare la costruzione della capote), sulla Mini Roadster già di per sé molto "spinto": a fianco della bella sensazione offerta dalla possibilità di guidare con il vento tra i capelli, infatti, come le altre Mini in gamma anche Roadster offre sensazioni di guida che, sin dai primi metri, fanno pensare di aver a che fare con una vettura estremamente divertente.

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Tra gli accessori immancabili ci sono anche le "stripes" colorate

E' più divertente della Coupé

Ed in effetti è proprio così: la combinazione tra pesi ridotti, dimensioni contenute ed assetti studiati con un occhio di riguardo per il piacere di guida diventa micidiale se unita ad una precisione di sterzo a dir poco chirurgica. Uno sterzo ben assistito da una servoassistenza elettrica che lo rende piacevolmente pesante, ma senza esagerare, in movimento e relativamente leggero in manovra, volendo ancor più sportivo utilizzando il tasto Sport posizionato sul tunnel centrale: con questa impostazione cambia anche la curva di progressione dell'acceleratore, ma come spesso accade con questo genere modalità attivata la vettura diventa artificiosamente nervosa e, a nostro parere, meno piacevole da guidare.

A fianco della bella sensazione offerta dalla possibilità di guidare con il vento tra i capelli, come le altre Mini in gamma, anche Roadster offre sensazioni di guida che fanno immediatamente pensare di aver a che fare con una vettura estremamente divertente

Meglio se automatico. Il cambio.

Come lo sterzo, l'impostazione "maschia" dei comandi tipicamente BMW si ritrova anche sul pedale della frizione ed in quello del freno, mentre per quanto concerne il cambio non stupisce particolarmente il feedback offerto dalla leva del cambio della motorizzazione Cooper SD: corsa lunga ed innesti poco contrastati, al contrario rispetto alla tradizione di Monaco, rendono meno piacevole del previsto l'utilizzo del manuale. In ogni caso avremmo suggerito l'acquisto del cambio automatico a sei rapporti "Made in ZF", che assicura cambiate molto veloci, maggior comfort ma soprattutto maggior concentrazione alla guida.

Come si guida

La Roadster cambia direzione molto velocemente e segue fedelmente le traiettorie impostate senza ricorrere ad interventi dell'elettronica, che comunque rimane vigile ed interviene in caso di errori grossolani o manovre di emergenza. In assoluto la minor rigidità torsionale proposta dalla Roadster rispetto alla Coupé non compromette più di tanto le prestazioni assolute; anzi, se non si vive misurando il piacere di guida con il cronometro si può dire che la leggerissima propensione ad allargare del posteriore nelle fasi di rilascio o frenata in curva permette ai più maliziosi un interessante plus alla voce divertimento.

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Tra gli elementi curiosi si fa notare lo strumento che cronometra il tempo di viaggio con la capote aperta

2.0 SD: veloce e poco assetato

Per quanto concerne la motorizzazione abbiamo trovato la 2.0 SD da 143 in grado di assicurare tutta la potenza che serve ad una vettura che deve assicurare divertimento a guidatore e passeggero: il duemila diesel è "pieno" sin dai regimi più bassi ed assicura un allungo "da benzina" quando si vuole fare sul serio. Si tratta di un motore molto interessante anche per quanto concerne i consumi, molto bassi, mentre per quanto concerne il sound il turbodiesel per quanto ben fatto non può fare miracoli. Per guidare una motorizzazione entusiasmante, anche sotto il profilo del suono bisogna passare alla Cooper S o alla John Cooper Works: quest'ultima in particolare, oltre a suonare in modo entusiamante, rende a dir poco estreme le prestazioni della Roadster.

In conclusione

In conclusione ci sentiamo di dire che Mini Roadster, in relazione al nostro mercato, sia globalmente più interessante rispetto alla Coupé. La possibilità di viaggiare con il vento tra i capelli, l'impercettibile riduzione di spazio utile nel bagagliaio e l'ottima protezione - anche acustica - offerta dalla capote in tela, infatti, fanno apparire questa versione come un completamento della Coupé più che un sesto modello di una gamma che nei prossimi anni si appresta a divenire ancor più completa e ricca.

 

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