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CIR 2016. Il Sanremo Secondo Sergio Maiga

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Il Rallye Sanremo è oggi tenuto in piedi dal piccolo esercito di Sergio Maiga. E se il Sanremo è la Storia del Rally in Italia, il Sanremo di Maiga è, storia nella storia, un interessante esempio di “irriducibilità” della passione

CIR 2016. Il Sanremo Secondo Sergio Maiga

Da quanti anni Sergio Maiga organizza personalmente il Rallye Sanremo, e da quanti, invece, vi è “implicato?

Sergio Maiga: «Personalmente la data di inizio della mia “era” coincide con l’edizione 2004. Prima, dal 1996, ero presidente del Comitato Organizzatore, e dal 1978 in poi ho comunque collaborato per la realizzazione del Rally. Un bel po’ di anni, lo riconosco».

Metà del Rallye, dunque, è sotto i tuoi occhi. Ora, fermo restando che organizzare una manifestazione è sempre più difficile, in che punto siamo della storia, in che punto del difficile equilibrio tra la voglia di farlo ancora e il deterrente delle difficoltà che si incontrano?

«Certo non è il momento giustissimo per pormi questa domanda. Quando il Rally sta per iniziare, di solito, è il momento in cui mi chiedo chi me lo fa fare. Poi, immancabilmente, tra tre-quattro mesi inizio a pensare seriamente all’edizione successiva. Ho paura che si tratti di una malattia incurabile, e dunque il problema non si pone, neanche alle difficoltà che diventano sempre più importanti».

Sergio Maiga
Sergio Maiga

Rispetto ai primi Sanremo epici, parliamo di quelli che hai seguito, di quanto il Rally si è “ristretto”?

«Di molto. Considerate che il Sanremo degli anni ottanta si snodava per mezza Italia ed era lungo cinque, seimila chilometri, e si facevano settecento chilometri di prove speciali. Oggi da questo punto di vista è diventato, mi duole dirlo, una gimkana della parrocchia. I motivi di questa progressiva riduzione, del “prosciugamento” di quello che una volta era un oceano, sono da ricercare innanzitutto nelle limitazioni regolamentari subite dal WRC. Anche il Mondiale ha visto in generale ridotte le sue distanze, e oggi siamo scesi a 300 chilometri di Prove. Tali limitazioni sono legati a ovvi problemi di costi, di partecipazione della Case, di crisi. È cambiato anche il mondo dei Rally. Oggi il Pilota si impegna al 110% in gare corte, mentre una volta il Pilota doveva badare a non distruggere la machina perché l’impegno era lungo e difficile. I più forti andavano al 97-98%, i meni forti scendevano al 90% circa, per conservare un margine di sicurezza necessario per portare a termine la corsa. Oggi sarebbe impensabile organizzare e realizzare un Rally di quelle dimensioni, ma diciamo che il Rally così com’è oggi, con un massimo di 150 chilometri in due tappe-gara, sta un po’ stretto anche a me. Vorrei sempre di più che il Sanremo tornasse in Europa per poter tornare a crescere e realizzare un Rally che intanto sarebbe di 230-250 KM di Speciali. Una gara che torni ad essere una gara, insomma. Adesso lavoriamo per mesi, una mattina il Rally inizia e il giorno dopo è già finito».

Il Rallye Sanremo ha una storia, è l’invenzione del Rally in Italia, ed è stato per trent’anni il Rally italiano Mondiale

In tutto questo sacrificio progressivo, del tuo impegno e del Rally, sei comunque riuscito a mantenere al Sanremo lo smalto della sua fama e del suo fascino. Lo dimostrano gli oltre 200 partenti, la passione del pubblico lungo le strade, e lo dimostra il coinvolgimento della Città. È giusto?

«Il merito è del Sanremo. Il Rallye Sanremo ha una storia, è l’invenzione del Rally in Italia, ed è stato per trent’anni il Rally italiano Mondiale, e prima ancora l’unico italiano nell’Europeo. Quando si parla di un Rally italiano di prestigio non si può prescindere dal Sanremo. Oggi i problemi economici ci portano a una situazione penalizzante, ma d’altra parte ai miei vecchi amici che mi chiedono perché non smettere rispondo che io voglio far vivere il Sanremo, un po’ meno Rally e un po’ più evento, con più gare dentro il format per offrire di più al nostro pubblico. Mi invento qualcosa tutti gli anni perché voglio che resti almeno qualcosa di particolare, di eccellente nel contesto in cui vive».

Viene voglia di chiedere: ma le Federazioni fanno qualcosa per rimediare a questa situazione o ne sono forse una delle cause?

«Quello di uniformare le gare, che è il volere attuale della Federazione, è un modo che finisce per sminuire in particolar modo il Sanremo. Io sostengo che bisognerebbe lasciare un po’ più di spazio all’inventiva degli organizzatori. Stabilite un minimo, d’accordo, ma non imponete anche un massimo. 75 chilometri per giornata di gara è un “range” troppo stretto. Ed è frustrante. Anche quest’anno, per esempio, i Piloti mi chiedono perché facciamo solo metà di questa o di quella prova, ma la risposta è nel regolamento, altrimenti saremmo già fuori chilometraggio massimo. Così ne esce un Sanremo in versione ulteriormente ridotta. È questo che, secondo me, non funziona. Perché non ce lo lasciano fare, un Sanremo un po’ più… Sanremo?»

Eco Rallye al debutto al Sanremo. Ci pare un’idea, così formulata, non solo attuale ma realmente interessante. È così?

«Pensavo all’Eco Rallye Sanremo già l’anno scorso. Mi dicevo, poiché la Storia del Sanremo è solidamente agganciata a quella del Montecarlo, sin dalle origini, che avremmo dovuto organizzare subito anche noi il nostro Eco Rally. L’Ecorally è un motivo di richiamo in più, e come alle origini l’obiettivo è sempre quello di portare un maggior numero di turisti e di appassionati nella nostra Città, e dopo aver conosciuto Fulvio Maria Ballabio è stato possibile organizzarlo quest’anno, e in questo caso devo dire che la Federazione ci ha seguiti. Io penso che l’Eco Rally abbia un futuro brillante, soprattutto oggi che l’auto da corsa, contrariamente a trent’anni fa, inizia ad essere vista come una macchina che inquina, che fa rumore. L’Eco Rally va verso mezzi che non inquinano, e l’evoluzione logica in senso sportivo oggi ci può stare ma in futuro potrebbe essere una necessità. Penso che già l’anno prossimo vedremo crescere questo “angolo” del Sanremo. Lo vedremo, naturalmente, se saremo ancora qui ad organizzare il nostro Rally…»

Beh, questa è una conclusione che ripeti tutti gli anni. Poco credibile. Grazie mille e in Bocca al Lupo.

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