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La stagione di Formula 1 sta per iniziare. Questo weekend le vetture torneranno in pista per dare ufficialmente il via alla nuova era tecnica al Gran Premio d’Australia 2026. Tuttavia, la situazione di preoccupazione in Medio Oriente sta avendo chiare ripercussioni anche sul paddock. Non solo per quanto riguarda gli addetti ai lavori che devono raggiungere Melbourne, ma anche per come potrebbe configurarsi il calendario. E il WEC ha già iniziato ha cambiare i suoi appuntamenti.
Come vi avevamo raccontato qualche giorno fa, le prime ripercussioni si sono avute sui test previsti lo scorso weekend in Bahrain, dove Mercedes e McLaren avrebbero dovuto provare per Pirelli le gomme da bagnato. La pista prescelta dal fornitore milanese era quella di Sakhir, visto che il tracciato si era reso disponibile a organizzare un sistema in grado di replicare efficacemente le condizioni di pioggia. Parte delle squadre era già arrivata in Bahrain quando, nella mattinata di sabato, il clima teso in Medio Oriente è esploso: America e Israele hanno dato inizio a un attacco su larga scala, colpendo Iran e altri obiettivi sensibili. Questo ha portato alla quasi automatica chiusura dello spazio aereo del Bahrain, degli Emirati Arabi Uniti e del Qatar, anch’essi coinvolti dagli attacchi missilistici.
Sebbene le ripercussioni sulla Formula 1 siano estremamente marginali rispetto allo scenario che si sta delineando a livello globale, anche il Circus è inevitabilmente toccato da quanto sta accadendo. Tutti i materiali – monoposto comprese – sono arrivati in Australia già la scorsa settimana, ma molti addetti ai lavori – tecnici, meccanici e piloti – hanno dovuto modificare le proprie rotte di viaggio. Per arrivare a Melbourne, infatti, la via preferenziale prevede uno scalo nel Golfo Persico, ma lo spazio aereo è ancora quasi completamente chiuso: solo voli militari e pochissimi di linea hanno iniziato a sorvolare quei cieli. Questo ha costretto a percorsi molto più lunghi, passando per Singapore, Bangkok o Hong Kong. Anche in questi hub, vista l’alta affluenza e i numerosi voli bloccati, gli spostamenti procedono al rallentatore a causa dell’imprevisto aumento dei viaggiatori.
Dopo l’Australia sarà il turno di Cina e Giappone, mentre tra poco più di un mese, il 12 aprile per l’esattezza, il Circus dovrebbe ritrovarsi a Sakhir e poi, il 19 aprile, a Jeddah. Tuttavia, sia il Bahrain – dove solo dieci giorni fa la F1 era in pista per i test prestagionali – sia l’Arabia Saudita sono stati colpiti dai bombardamenti iraniani in risposta agli attacchi israelo-americani. È vero, manca ancora del tempo, ma la Formula 1 deve seriamente considerare valide alternative, perché la situazione sta diventando sempre più complessa. E il WEC - che doveva iniziare la sua stagione il prossimo 27-28 marzo - ha deciso di spostare la 1812 KM del Qatar più avanti nel calendario. Il round di apertura sarà dunque la 6 Ore di Imola dal 17 al 19 aprile.
Durante la cerimonia di consegna della Medaglia d’Onore ai quattro militari deceduti nella rappresaglia iraniana, il presidente Donald Trump ha parlato di un impegno “dalle quattro alle cinque settimane”, che potrebbe però protrarsi “molto più a lungo”, senza escludere l’invio di truppe di terra. Solo quando saranno raggiunti gli obiettivi dichiarati – neutralizzare completamente l’Iran e impedirgli l’accesso alla bomba nucleare – potrà rientrare la crisi. Dunque, ci vorrà purtroppo del tempo prima che ciò accada. FIA e FOM hanno sottolineato di star “monitorando attentamente” la situazione e Mohammed Ben Sulayem ha evidenziato che “la sicurezza e il benessere guideranno” ogni decisione.
Con una finestra temporale così ridotta e prospettive di intervento non brevi, gli organizzatori devono pensare concretamente a come sostituire uno, se non entrambi, i Gran Premi in Medio Oriente. Chi, con così poco preavviso, sarebbe pronto a ospitare un appuntamento di Formula 1? Sicuramente, in cima alla lista, c’è Imola, che fino allo scorso anno era tappa fissa del calendario. E non sarebbe la prima volta che l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari corre in soccorso del Circus: basti ricordare il 2020, quando rientrò in calendario a causa della pandemia di Covid-19 che aveva reso impossibili diverse trasferte.
Imola ha varato una serie di aggiornamenti infrastrutturali per convincere la F1 a rinnovare il contratto, ma ciò non è avvenuto anche per l’ingresso della tappa di Madrid. Ora, ancora una volta, potrebbe sopperire a eventuali Gran Premi cancellati. Le temperature di aprile non saranno quelle calde a cui le monoposto sono tradizionalmente abituate, ma neppure così rigide da rappresentare un ostacolo. Inoltre, esistono appuntamenti come Las Vegas in cui si registrano minime inferiori rispetto ai 10-15°C di questi giorni in Emilia-Romagna, già alle prese con un primo assaggio di primavera.
Un’altra pista potrebbe essere Portimão, che ha ospitato l’ultima gara di F1 nel 2021 – sempre nel periodo pandemico – e che tornerà in calendario nel 2027 e 2028 grazie a un nuovo contratto ufficializzato pochi mesi fa. Si tratterebbe, dunque, di un anticipo per i tifosi portoghesi. Anche in questo caso il clima mite di inizio primavera, caldo e secco, rappresenterebbe un vantaggio, così come la logistica, soprattutto in un eventuale back-to-back con Imola.
Neppure l’Istanbul Park - già pronto a tornare in F1 - è da escludere e sicuramente i piloti sarebbero felici di un suo ritorno, vista l’iconicità del tracciato. Tuttavia, il clima potrebbe rappresentare un problema: la Turchia nord-occidentale ad aprile è spesso fresca e umida. Una difficoltà che la Formula 1 ha già affrontato in passato, anche se in quel caso si correva a ottobre.
Suggestiva anche la possibilità di rivedere la Formula 1 al Nürburgring – l’ultima volta nel 2020 e, prima ancora, in alternanza con Hockenheim per il Gran Premio di Germania fino al 2013 – tra le curve di una delle piste più amate dai piloti “vecchia scuola”. Max Verstappen, in primis, è tra coloro che sono rimasti maggiormente colpiti dall’Inferno Verde, dove potrebbe essere protagonista dell’iconica 24 Ore proprio quest’anno. Anche Hockenheim potrebbe rappresentare un’alternativa dal punto di vista logistico, seppur in misura minore, considerando che il circuito non viene ammodernato da diversi anni. Il vero nodo, però, resta il rischio meteorologico.
Più favorevole dal punto di vista climatico – caldo e stabile, grazie alla posizione nel sud della Francia – ma meno spettacolare sotto il profilo del layout, sarebbe il Paul Ricard. Dal punto di vista logistico sarebbe ideale in abbinamento con Imola, Portimão o uno dei due tracciati tedeschi.
In questa lista abbiamo menzionato solamente piste europee, ma – come riporta RacingNews365 – si guarda anche in Asia, ad esempio al Sepang International Circuit. Una delle piste più iconiche e amate dai fan della Formula 1, assente dal calendario dal 2017. Potrebbe essere l’occasione per il ritorno del Circus in Malesia, anche se il clima di aprile non è dei più agevoli: caldo, molto umido e soggetto a temporali improvvisi. Proprio quest’ultima eventualità non è congeniale alla Formula 1 moderna, che corre sempre meno – per non dire quasi mai – sotto la pioggia.
La speranza, però, indipendentemente dalle sorti del calendario, è che la situazione in Medio Oriente possa rientrare nel più breve tempo possibile.