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Siamo alla vigilia della seconda settimana di test prestagionali di Formula 1 in Bahrain. Ancora tre giorni fondamentali per le squadre, che devono rodare le monoposto con il nuovo regolamento tecnico, una sfida che sta mettendo a dura prova piloti e stili di guida. Le preoccupazioni — anche in termini di sicurezza — sono molte, e ogni minuto in pista è prezioso. Quando la bandiera a scacchi verrà sventolata venerdì pomeriggio, il paddock smonterà per prepararsi al primo appuntamento in Australia. Resteranno a Sakhir per test aggiuntivi con Pirelli solo Mercedes e McLaren, che avranno ancora chilometri da macinare, ma questa volta in condizioni da bagnato.
La nuova era tecnica è ufficialmente iniziata. Ci attende una stagione ricca di colpi di scena, con un regolamento che azzera ogni parametro precedente. Le squadre dovranno fare i conti con un modo completamente diverso di settare le monoposto, ora dotate di aerodinamica attiva. Ma il vero protagonista sarà il pilota, chiamato a modificare radicalmente il proprio stile di guida e ad adattarsi alle nuove power unit, con la MGU-K ripensata rispetto allo scorso anno. La gestione dell’energia diventerà il fattore determinante: chi saprà sfruttare al meglio i nuovi motori potrà imporsi nel 2026.
Il cambiamento è profondo, anche per i più esperti. Come sottolineato da molti, Max Verstappen in primis - non sarà più sufficiente spingere al massimo in pista: il vero vantaggio sarà di chi saprà gestire meglio la batteria. Un approccio controintuitivo per chi è abituato al full-gas costante; neppure in qualifica si potrà più fare affidamento solo sulla velocità pura. Piloti costretti a ricorrere al Lift and Coast anche durante la preparazione del time attack, cercando il perfetto equilibrio tra gomme in temperatura e power unit sufficientemente carica per esprimere il massimo potenziale.
Quest’anno tutto ruoterà dunque attorno al delicato bilanciamento tra prestazione assoluta e gestione. Ci vorrà tempo per sviluppare questo automatismo. Per ora, a godere di qualche chilometro in più rispetto agli avversari saranno McLaren e Mercedes, che resteranno a Sakhir al termine dei test principali. Pirelli ha chiesto loro, infatti, di restare per testare la gamma da bagnato 2026 dal 28 febbraio al primo marzo. Mario Isola ha spiegato che i dati raccolti saranno condivisi con tutti i team: “Abbiamo raccolto le richieste e rispettato le priorità di tutti, è il nostro modo di lavorare da ormai 3-4 anni — ha dichiarato — all’inizio era complicato, ma ora funziona bene”.
L’obiettivo è valutare il comportamento delle gomme in condizioni di bagnato con la nuova generazione di vetture. “Quest’anno, senza il diffusore che alzava molto spray, la visibilità è leggermente migliore. Le gomme sono anche più strette, quindi sollevano meno acqua”. La Formula 1 potrebbe tornare a correre sotto la pioggia, anche se non è detto che il direttore di gara autorizzi subito l’uso delle full-wet. “Abbiamo cercato di ridurre il tempo di crossover tra intermedia e full-wet per rendere le gomme più utilizzabili. Se la pista si asciuga, si passerà all’intermedia per ridurre il numero di soste. Ogni informazione è preziosa, perché le opportunità di test sono poche”.
Per i test in condizioni di bagnato serve una pista specifica; le più utilizzate sono Paul Ricard, Magny-Cours e Fiorano. Quest’anno però si resterà in Bahrain. “Sono fiducioso: il circuito sa come bagnare l’intero tracciato, non con serbatoi ma con altri sistemi. Se fatto bene, avremo l’opportunità di testare su un circuito molto severo in condizioni di bagnato, cosa rara”, ha aggiunto Isola. “Resteremo qui dopo i test principali. Il personale di Bahrain è sempre collaborativo con richieste particolari. Abbiamo proposto il test in bagnato, hanno accettato; sarà necessario solo mantenere costante il livello dell’acqua, soprattutto nel pomeriggio e in serata, per condizioni più consistenti”.