Dakar

Dakar 2020. Toyota Gazoo Racing. Nasser y Fernando

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Uno Squadrone di Campioni. Poi arriva la Star della Formula 1 e ce n’è… uno di più. Cosa pensano di Alonso i suoi nuovi Compagni di squadra e di Avventura? Nasser Al Attiyah, il Campione in carica

Dakar 2020. Toyota Gazoo Racing. Nasser y Fernando

Salou, Spagna, 24 Ottobre 2019. Certamente, a parte il clamore dell’evento 'mondano', il fatto che un duplice, formidabile Campione del Mondo di Formula 1 come Fernando Alonso si cimenti nella sfida alla Dakar apre il varco a considerazioni di vario tipo.

Principalmente e prima di tutto, viene da chiedersi se ce la può fare, o se l’Avventura più dura dello Sport può piegare anche uno come lo spagnolo.

In seconda battuta, trattandosi pur sempre di una Gara, la domanda che viene spontanea è: Può, Fernando Alonso, vincere la Dakar?

È  interessante capire, se possibile, cosa pensano gli esperti di lui che, tutto sommato, è l’'intruso' in un ambiente che, in rapporto alla Formula, potremmo considerare 'duro'.

Ecco cosa pensano gli 'amici'.

Che tipo è Fernando?

Nasser Al Attiyah. “Fernando Alonso è un bravo Driver. O mi sbaglio? È stato uno dei più forti Campioni del Mondo, al suo tempo il più giovane, ha vinto di tutto. Quando abbiamo sentito che sarebbe venuto a misurarsi con noi e con la Dakar, istintivamente siamo stati subito molto felici. A parte il nome che avrebbe portato alle nostre Gare e l’istintivo benvenuto, non riuscivo a immaginare il tipo che mi sarei trovato di fronte.

L’ho saputo presto: è venuto nel mio Paese ad allenarsi, a provare, a fare dei test. In quella occasione ho avuto le mie prime risposte. Fernando è chiaramente una persona piacevole, lo scopri subito e non ti puoi sbagliare. In quei giorni che ha passato da me ci siamo principalmente divertiti. Poi siamo stati insieme per dieci giorni in Marocco. Lì la faccenda è diventata più seria. E lui pure. Si è messo subito al lavoro.

Vi posso dire che impara. Alonso impara in fretta. Ha provato anche qualche 'contrarietà' della dura terra, ma è rimasto sempre la persona piacevole della prima ora. Questo genere di gare è totalmente differente dalle sue esperienze, credo che per lui sia una sfida totale. Ha capito che alla Dakar serve la pratica, imparare, e si è adattato di buon grado alle necessità".

 

Credi che possa vincere? O meglio, gli permetteresti di vincere?

NAA. “Perché no? Perché non dovrebbe poter vincere? Magari se sta con noi quattro o cinque anni potrebbe anche vincere. Sarei contento se un giorno… ma no, alla prima esperienza non si può vincere. Questo lo ha capito anche lui, e credo che gli sia rimasta intatta la voglia di divertirsi affrontando una sfida che è di vita e di sportivo".

E veniamo a te, invece. Sempre dell’idea che la sfida sia aperta? Parlo del confronto tra Mini e Toyota?

NAA. “Penso di sì. La sfida è aperta. Lo scorso anno Mini era a corto di esperienza, di affidabilità. Con il tempo le Macchine tendono a livellarsi perché sfruttano il regolamento e diventano in un certo senso più simili".

Quindi ti aspetti un confronto più livellato?

NAA. “Loro sono impegnati su due fronti tecnici, 2 e 4 ruote motrici. Non è facile, non aiuta. Il loro Buggy sarà certamente cresciuto. Comunque è una faccenda secondaria. Noi crediamo nei nostri mezzi, Toyota si è dimostrata una gran Macchina e noi, poche chiacchiere, contiamo di vincere ancora. Dopo, sai, contano anche altre cose".

Quali cose?

NAA. “Non penserai mica che le venga a dire a te?!".

 

Va bene. Toyota è abituata a migliorare per piccoli step, è la loro filosofia. Avete fatto dei cambiamenti importanti sulla Hilux?

NAA. “La filosofia di Toyota si adatta perfettamente alla Dakar. Una buona macchina è al limite del regolamento. È dunque in questo contesto che piccoli miglioramenti possono produrre, nel tempo, un grande risultato. Sì, abbiamo migliorato sulle sospensioni, sul telaio, anche le gomme. Lavorando con BFGoodrich. Insomma, siamo felici".

E della Dakar in Arabia Saudita che mi dici? Sei contento? Diventa il tuo Rally di Gara?

NAA. “Si, si, conosco bene il territorio e il Paese, gli scenari. Ho vinto due volte, laggiù. Non penso di avere particolari problemi, ovvero penso che per me sarà meno difficile fare un bel lavoro".

Non ti dispiace che la Dakar abbia abbandonato l’America del Sud?

NAA. “A essere onesti l’America del Sud mi mancherà. Ci ho passato dieci anni. Tanta, tanta gente ci ha seguito e supportato, è come se conoscessi tutti quanti. Beh, questa è una nuova origine, una nuova storia".

Pronto quindi per la quarta vittoria?

NAA. “Yessss, sempre pronto!".

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