Dakar 2022. Audi già pronta per vincere?

Dakar 2022. Audi già pronta per vincere?
Piero Batini
  • di Piero Batini
I numeri dell’edizione “zero” pongono Audi in vantaggio rispetto agli storici dei paragonabili, grandi progetti Volkswagen, Peugeot e Mini. bastano questi numeri per ricavare un responso attendibile sul futuro agonistico delle RS Q e-tron?
  • Piero Batini
  • di Piero Batini
25 gennaio 2022

Jeddah, Saudi Arabia. Ancora Gennaio, ma verso la fine. Ripensamenti. Audi: la domanda sorge spontanea: è già pronta per vincere la Dakar? Ammesso che sia possibile dare una risposta pesante, la Dakar lo vieta espressamente per sua formula di raffinata, infinita incertezza, ci possiamo almeno permettere di riflettere su alcuni fatti in tal senso molto interessanti.

 

Mai vista in Gara prima, e solo sbirciata in qualche test marocchino, Audi ha schierato al via della Dakar 3 RS Q e-tron e tre Mostri: Mattias Ekstrom, Stephane Petehansel e Carlos Sainz. Sulle tre macchine anche i rispettivi navigatori: Emil Bargkvist, Edouard Boulanger, detto Dud, e Lucas Cruz. Dei tre Piloti, due dei quali provenienti dal trasfuso Dream Team ex Peugeot ed ex Mini, solo Ekstrom non aveva un’esperienza specifica ma un curriculum altrettanto monstre spalmato su varie specialità del Motorsport. Nota: Ekstrom è stato il miglior classificato del Team, 9° assoluto. Top ten. Sainz ha concluso al 12° posto, “Peter” al 59° con un paio di forfetarie e altrettanti danni seri alla macchina. Per fare un paragone, il Team Peugeot al primo anno di partecipazione nel 2015 (dopo i fasti delle 205-405 Grand Raid degli anni ’90) piazzò Peterhansel all’11° posto e Despres al 34°, mentre Sainz fu costretto al ritiro. Macchina sbagliata, ma nei tre anni successivi le 2008 e 3008 DKR vinsero tre volte, Peterhansel due successi e Sainz uno. Stessa musica quando sono arrivate le nuove Mini Buggy. Niente di fatto nel 2019, solo il 5° posto di Despres quando a vincere e a colmare un’anomalia storica fu Al Attiyah per la prima volta di Toyota e, finalmente, le Mini due ruote motrici spopolarono nel 2020 e 2021 con le vittorie di Sainz e Peterhansel.

Dunque. Il primo anno Peugeot non vinse una sola tappa, quest’anno Audi ha vinto dopo tre giorni, Sainz, poi con Peterhansel e ancora Sainz. Ha piazzato una doppietta “Peter”-Sainz nella decima Tappa e, complessivamente, ha collezionato 10 podi. Vantaggio Audi, netto. Ricordiamo, tuttavia, giusto per chiarire cosa è la Dakar, che anche il gigante Volkswagen tornò con il prototipo Touareg a 4 ruote motrici nel 2004, vinse una tappa con l’Equipaggio Kleinschmidt-Pons, ma per arrivare al primo dei tre successi consecutivi, De Villiers-Von Zitzewitz, si dovettero aspettare cinque anni e l’edizione 2009.

Se diamo retta ai numeri e a qualche statistica deducibile, dunque, Audi è in netto vantaggio sulla storia di avversari di caratura paragonabile per impegno economico e tecnologico. Storie che hanno in comune un avvio incerto e un esito formidabile fatto di vittorie a ripetizione. Tutto questo Audi lo realizza con un mezzo che, da qualsiasi parte lo si guardi, è di fatto talmente innovativo da da far pensare, più che a un laboratorio, a una rovoluzione.

Finiti i numeri vediamo cosa si può vedere di meno scientifico. Primo: Audi ha vinto la scommessa. Ha partecipato e finito la Dakar con tre macchine su tre. Secondo: può recriminare sul ritardo fatale di Sainz il primo giorno, a causa di un waypoint ampiamente discusso, e chiedersi come si sarebbe sviluppata la corsa senza quell’impasse almeno esagerato. Terzo: ha dimostrato che il “sistema” ibrido generatore termico-trasmissioni elettriche è già in grado di dire la sua. Il futuro, che loro dicono essere un’attitudine, è aperto e incoraggiante.

Le obiezioni. Sostanzialmente due, che non tolgono nulla al valore dell’impresa e dell’impegno, ma che si soffermano sulla prospettiva. Prima obiezione: anche altri stanno maturando una condizione favorevole. Per esempio BRX, Bahrein Raid Xtreme, che ha messo in campo una Hunter davvero competitiva nelle mani di un mostro come Sébastien Loeb, e che ha visto analogamente alla Audi di Sainz avvilire il proprio potenziale. La macchina c’è, è destinata a crescere e perfezionare, e nel binomio con il “Cannibale” c’è qualcosa di meravigliosamente inquietante. Seconda obiezione: Nasser Al Attiyah ha ben presto potuto, visto come sono andate le cose sin dall’inizio, correre in pigiama senza mai doversi veramente svegliare. E la sua Toyota già vincente, evoluzione matura della stirpe Hilux, ha davanti a sé un intero anno per affinare ancora quella sorta di attuale, manifesta superiorità.

Di tutte, la RS Q e-tron ha evidentemente il più grande margine di miglioramento. Audi potrà lavorare sui problemi di gioventù, sull’evoluzione del sistema e sui singoli componenti, elettrici, elettronici e software, e di base anche sul rapporto peso-“forza”, rivedendo certi parametri impostati sulla robustezza. È un lavoro di fino che ha bisogno della costante verifica sul campo. Non male, vuol dire che vedremo più spesso le Audi in corsa, tipicamente nel Mondiale FIA.

 

© Immagini ASO Mediateque - KTM – GAS GAS Media – Husqvarna - Red Bull Content Pool – Audi Media – Honda – Hero – Toyota Gazoo – BRX – X-raid – Yamaha - MM ItalTrans.

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