Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
In qualsiasi classifica delle vetture più brutte o dei flop più clamorosi, invariabilmente troviamo Alfa Romeo Arna e Fiat Duna. La prima doveva rappresentare l’esordio dell’alleanza tra la casa del Biscione e la Nissan, nuova società per la quale era stato appositamente costruito lo stabilimento di Pratola Serra.
I giapponesi avrebbero avuto più facile accesso al mercato europeo contingentato, mentre per il Governo italiano, allora proprietario dell’Alfa, c’era la possibilità di offrire lavoro nel mezzogiorno. L’Arna era una vera automobile “Frankenstein”, meccanica Alfasud, carrozzeria e interni della Nissan Cherry. La prospettiva di diventare “subito alfista” fu immediatamente snobbata dal pubblico italiano, anche per l’uscita quasi contemporanea della “33“, mentre le vetture destinate all’esportazione marchiate Nissan Cherry Europa spaventarono i giapponesi per la loro scarsa qualità.
Quando, nel 1986, Fiat acquistò l’Alfa, entrambi furono felici di lasciar morire la joint venture e tutti i progetti in corso, compresa l’Arna2. La Duna nacque nel 1987, in concomitanza con la scomparsa dell’Arna, e rappresentava la proposta Fiat nel settore in ripresa delle piccole a tre volumi. La macchina, costruita in Brasile, fu proposta come la Uno con il bagagliaio, seppure in realtà le due auto non condividessero un solo organo meccanico o lamierato.
All’inizio venne anche accolta discretamente, ma, di punto in bianco, divenne oggetto di una spietata satira che, nonostante fossimo a decenni di distanza dai social, si sparse a macchia d’olio (un po' come la Prinz verde che portava sfortuna), frenando drammaticamente le vendite. A distanza di tanti anni, abbiamo voluto metterle a confronto, grazie anche alla disponibilità dei loro gentilissimi proprietari che hanno percorso centinaia di chilometri per partecipare alla tenzone.