Dakar 2022. Altissima tensione Covid

Dakar 2022. Altissima tensione Covid
Piero Batini
  • di Piero Batini
Jeddah congelata in attesa. È giorno di PCR. Alla Dakar non si parla di “boom” di test, lo si fa a tutti. E quindi tutti sono in attesa del “verdetto”. Scordate nomi e scoop. Per rispetto di chi lavora “sotto schiaffo”, di chi cadrà nella rete.
  • di Piero Batini
29 dicembre 2021

Jeddah, 29 Dicembre. Attorno al King Abdullah Sport City Stadium è atmosfera quasi surreale. La macchina organizzativa va avanti come un caterpillar e la marcia di avvicinamento alla Dakar 2022 è fluida, potente. Sono arrivati quasi tutti, tutti i mezzi sono passati dal porto al “Bivacco Zero” per allestimenti finali, rimedi e verifiche tecniche e amministrative. Funziona tutto alla perfezione, c’è calma e consistenza, le relazioni “dakariane” ri-connesse stimolano una gentilezza generale palpabile. In Arabia adesso funziona così. Bene. Bello. Non ci sono altre parole.

Eppure… surreale. Perché è giorno di test PCR. Qui non si danno i numeri, non si grida al record, al boom, alla percentuale o al trend. Qui ci si attiene ai fatti e non si ammetteranno eccezioni. ASO, l’organizzatore, ha deciso che si parte a una sola condizione. Non c’è green o super pass, e non c’è scommessa o rischio. Tutti, dico tutti gli oltre 3.500 tra attori e comparse si sono sottoposti al tampone test PCR, che segue a ruota quello fatto alla partenza dal proprio Paese d’origine appena un giorno fa. Tutti in fila, tutti pazienti. E oggi tutti tesi.

Anche noi siamo tesi, non facciamo differenza e non apparteniamo ad alcuna categoria privilegiata, perché non ce ne sono. Questa è una faccenda che crea tensione, lo ha fatto dal primo giorno in cui abbiamo sentito parlare di Coronavirus. Figuriamoci quando tutto si svolge lungo la linea di confine tra la lunghissima attesa e il momento, ormai imminente, della partenza. Un giorno dedicato all’attesa di un verdetto che non ammette soluzioni di compromesso mette sotto pressione chiunque. Chi più, chi meno, tutti!

L’intera lunghezza della giornata è stata disseminata di paure. Voci, una dietro l’altra che indicavano questo o quell’attore freddato dall’esito del test, test ripetuti, rianalizzati, rifatti. Gente che non ci crede, che pensa tutto possa finire in una specie di dramma o cancellato da una volontà superiore. Chi sei sente invulnerabile e che somma indizi di spavento collettivo. Chi neanche è partito da casa e aspetta un verde.

Noi non vi staremo a far nomi (tanto li sapete già, il social non perdona). Non lo faremo. Primo, perché tanto più sono importanti e tanto più creano ampiezza di risonanza. Secondo perché di fronte all’eventualità di un’esclusione non c’è uno più fortunato e uno meno. Terzo perché in ogni caso e prima di tutto pensiamo che questo clima di ansia debba spingere ciascuno di noi ad avere il massimo rispetto per gli eventuali “colpiti e affondati” nell’oceano Dakar... quindi aspettiamo domani, e vi diremo. Teniamoci solo le buone notizie, come quella di Giniel De Villiers o di Lorenzo Fanottoli, negativi dell’ultima ora e in partenza per Jeddah.

Ecco, mentre scrivo arriva il nostro test. Leggo prima il mio o quello di Mr. Franco? A caso (vedi che gioca anche la scaramanzia?), e in ogni caso abbiamo deciso: se uno non dovesse andare l’altro non va.

Ecco, apro le buste virtuali fiondate da gmail. Negativo. Negativo. Che la forza sia con tutti!

La nostra Dakar riprende il suo corso naturale.

 

© Immagini KTM – Red Bull Content Pool – Audi Media - Honda

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