Formula 1

Allarme fuoco in F1: per le batterie

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Dopo alcuni anni, vista la situazione e i rischi, la F1 potrebbe rivedere i protocolli di sicurezza per gestire il rischio incendi

Allarme fuoco in F1: per le batterie

Sembrava finalmente sconfitto il fuoco in F.1 ma nelle ultime due gare è tornato prepotente e più pericoloso di prima. A Monza Sebastian Vettel ha percorso un giro con la zona del freno posteriore in fiamme per via della fusione dei condotti del liquido idraulico e al Mugello la stessa cosa è accaduta a Esteban Ocon. Se per i due piloti si tratta di un episodio occasione, dovuto a problemi di montaggio dei cestelli o detriti che hanno occluso le prese d'aria, per l'incidente di Lance Stroll invece a destare preoccupazione sono state le batterie che hanno preso fuoco.

I commissari, come si è visto in TV, non si sono potuti avvicinare perché la spia che segnala il pericolo di scosse elettriche era ancora rossa e quindi dalla direzione gara hanno vietato di toccare la vettura. Per risolvere l'inconveniente, due meccanici della Racing Point sono stati portati attraverso le stradine di servizio sul luogo dell'incidente e qui hanno messo in sicurezza la vettura. Il problema, però, è che il prolungato periodo di tempo intercorso, ha mandato in tilt le temperature e la macchina ha cominciato a prendere fuoco. Il pronto intervento degli uomini della CEA ha risolto tutto, ma in un primo tempo, usando gli estintori tradizionali, il fuoco invece che spegnersi aveva aumentato di intensità. Per fortuna la CEA è leader mondiale e i propri uomini sono preparati e appena capito da dove provenivano le fiamme, sono intervenuti di conseguenza.

Il rischio di incendi dalle batterie è molto alto e già qualche anno fa, Spagna 2012, il box della Williams era andato a fuoco dopo la vittoria di Maldonado perché il sistema kers usato all'epoca era andato in tilt. Per capire meglio il perché, basti dire che le batterie sono annegate in un liquido e poi chiuse in un contenitore esterno cui sono collegati i vari cablaggi. L'aumento delle temperature provoca un innesto del fuoco che una volta partito, si controlla in maniera più difficoltosa rispetto alle fiamme tradizionali dovute al carburante o al lubrificante.

Al Mugello è andata bene perché le fiamme sono state spente prima che arrivassero al serbatoio perché la CEA è leader mondiale, ma in altri autodromi a quanto pare manca uno standard condiviso. L'ultima volta che la FIA ha fatto uno studio e la CEA ha dato i propri protocolli di intervento, era la metà degli anni 90. Sarebbe il caso di riprendere in mano la materia e affidarsi a gente esperta. Da quello che si è visto al Mugello qualcuno dovrebbe applicare sempre, in tutto il mondo, gli stessi standard.

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