"Solo con Verstappen ho provato la stessa sensazione": così è nato il fenomeno Antonelli. Poi la rivelazione di Giovanni Delfino: "Ha vinto il titolo grazie a…"

'Solo con Verstappen ho provato la stessa sensazione': così è nato il fenomeno Antonelli. Poi la rivelazione di Giovanni Delfino: 'Ha vinto il titolo grazie a…'
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Dai primi dati in F4 e FRECA al titolo in F1: Giovanni Delfino (CEO Tatuus) svela in esclusiva la telemetria, il parallelo con Max Verstappen e i segreti di Kimi Antonelli
2 novembre 2026

Dai kart ai dati telemetrici di una Formula 4, fino all’iride di un Mondiale di Formula 1. Andrea Kimi Antonelli ha scritto la storia: non gli sono bastati neanche due anni di permanenza nel Circus per prendersi il trono, riportando il tricolore in cima al mondo a 73 anni esatti dall'ultimo trionfo di Alberto Ascari. Un'impresa che affonda le radici nel cuore pulsante dell'Italia dei motori, culla propedeutica dove il talento si plasma tra la polvere dei paddock, l'asfalto consumato e la telemetria più pura. È proprio nelle categorie propedeutiche, al volante delle monoposto Tatuus e spinto dai motori Autotecnica Motori (ATM), che Kimi ha dominato la scena, prima in Formula 4 e poi nel FRECA (Formula Regional European Championship by Alpine), conquistando il titolo nel 2023. Per capire com’è nato il campione più giovane di sempre, bisogna riavvolgere il nastro e andare oltre i riflettori di oggi, tornando all'origine di quell'istinto: dai primi passi con Dino Chiesa nei kart fino all'esordio cruciale sulle monoposto. A raccontare la genesi di questo fenomeno, in un'intervista esclusiva ad Automoto.it, è Giovanni Delfino, Amministratore Delegato di Tatuus Racing e del gruppo Korus.

Per il CEO di Tatuus, il nome degli Antonelli era già una garanzia di famiglia: “Conosco Marco Antonelli da tanti anni, mi ha sempre parlato di suo figlio e del talento straordinario che stava dimostrando sui kart. Ma il momento in cui ho conosciuto Kimi in maniera ufficiale è stato al percorso federale organizzato da ACI Sport e dalla Scuola Federale a Vallelunga”. Lì, tra le curve del tracciato romano, è bastato un attimo agli ingegneri per capire di trovarsi di fronte a qualcosa di mai visto prima: “Dal primo giro e dalla prima acquisizione dati che abbiamo analizzato, si vedeva immediatamente un comportamento diverso rispetto a tutti gli altri piloti. Quando parlo di comportamento, intendo la gestione dei pedali e del volante: la modalità in cui Kimi accelerava e frenava era subito da professionista. Acceleratore 'on-off' senza esitazioni o incertezze nel mezzo, picchi di frenata rilasciati come i grandi campioni e traiettorie che gli consentivano di accelerare prima e frenare dopo. La padronanza della monoposto è stata immediata”.

Nei server della Tatuus giace la memoria storica delle ultime generazioni del motorsport mondiale. Un database inestimabile in cui la telemetria dei giovani talenti viene soppesata, confrontata e custodita. E tra migliaia di tracce, ce n'è una sola che ha fatto scattare la medesima scintilla nel cuore e nella testa degli addetti ai lavori: “Se devo essere sincero, l’unica occasione in cui un'analisi dei dati mi aveva sorpreso così tanto in passato è stata quando ho visto guidare Max Verstappen. Ho provato esattamente la stessa sensazione nel leggere le curve di Kimi”, svela Delfino. “Quella gestione decisa dei pedali, quella intelligenza profonda nel condurre la vettura... Ma forse in Kimi c'è un'intelligenza di gestione ancora superiore: impara dagli errori a una velocità impressionante e non forza mai la macchina oltre il limite”.

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E proprio su questo aspetto emerge la differenza sostanziale tra due predestinati: “Verstappen era immediatamente più irruente, trovava un feeling d'impatto con il mezzo. Kimi ci ragionava di più, in modo estremamente sottile e intelligente. Ma dal punto di vista della sensibilità e della gestione del peso vettura, la similitudine con Max è quella che faccio più spesso. Non ho visto davvero nessun altro comportarsi così”. Questa guida pulita, capace di non stressare la meccanica né gli pneumatici, si è rivelata l'arma letale perfetta per domare la nuova era regolamentare della Formula 1 2026, dominata dai software predittivi e dall'imprescindibile gestione delle coperture e dei flussi energetici. “Assolutamente sì, è il suo vero segreto”, conferma il CEO di Tatuus. “Al di là della ricerca della traiettoria perfetta, la sua sensibilità gli permette di gestire la gomma in maniera totalmente diversa da tutti gli altri. Kimi ha l'intelligenza di condurre la vettura per renderla stabile nel tempo, giro dopo giro. Questo garantisce una costanza di prestazione e un degrado gomma quasi nullo che pochissimi piloti al mondo riescono a replicare”.

Un approccio scientifico che fa la differenza soprattutto nei complessi algoritmi di recupero e rilascio di potenza di questa stagione di F1: “Lo studio della gestione dell'energia è qualcosa che lui fa con il suo ingegnere in modo unico. Lo differenzia anche dai compagni di squadra: gestisce il flusso energetico in maniera dinamica, momento per momento, gomma per gomma. Ed è un approccio incredibilmente vincente”.

Dietro alla telemetria e ai freddi numeri, però, c'è l'anima di un ragazzo di vent'anni che ha saputo conquistarne chiunque abbia incrociato la sua strada. Nessun alibi, nessuna protesta estemporanea quando le cose non andavano per il verso giusto: “Noi gestiamo campionati monomarca con 35 o 40 macchine in griglia. Chi vince è felice, ma dal secondo all'ultimo tutti si lamentano di qualcosa: il motore, il telaio, l'aerodinamica. In tutti gli anni in cui ha corso con noi, sia nelle serie F4 sia nel FRECA culminato con il titolo 2023, non ho mai ricevuto una singola rimostranza o protesta da parte di Kimi relativa alle prestazioni della vettura o del propulsore ATM-Autotecnica Motori. Questo è un sintomo di intelligenza superiore. Non cercava scuse, cercava il modo di migliorarsi con gli ingegneri”.

Un ritratto umano impeccabile, sospeso tra la leggerezza della sua età e una determinazione feroce appena si abbassa la visiera: “È sempre stato un guascone, uno a cui piace ridere, scherzare, divertirsi e far divertire. Ma quando chiude il casco si impegna al mille per mille, chiedendo il massimo prima di tutto a se stesso. Non è un pilota che vive il weekend con ansia o frustrazione: si diverte nel contesto, vive la corsa con positività e poi spinge come un dannato”. Anche la costruzione del weekend risponde a una precisa filosofia: “Nelle sue stagioni di dominio non partiva mai con il picco di prestazione immediato. Lui ci arrivava. Studia la vettura, studia il tracciato, le temperature, la gomma, porta tutto a regime perfetto e poi estrae il picco esatto quando serve. Questa è la vera magia che si leggeva nei suoi dati”.

Oggi che Kimi Antonelli incontra la storia sul gradino più alto del mondo, l'emozione per chi lo ha visto muovere i primi passi su una monoposto ha il sapore dolcissimo della promessa mantenuta. “La prima parola che mi viene in mente è orgoglio”, conclude Giovanni Delfino con un velo di emozione. “Noi forniamo lo strumento con cui i team formano i campioni, e quando all'interno di un campionato con vetture identiche vedi emergere un talento simile, capisci che il tuo lavoro ha raggiunto il suo vertice assoluto. Vederlo vincere il Titolo Mondiale è un orgoglio immenso perché si è formato sulle nostre Tatuus e sui motori Autotecnica Motori. E il fatto che sia un ragazzo italiano, cresciuto su monoposto e propulsori italiani, rende questo trionfo ancora più speciale per tutti noi”.

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