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Ci sono aspetti del talento che si vedono a occhio nudo: le staccate al limite, la capacità di sentire la trazione sul bagnato, la freddezza nel gestire la pressione quando il mondo intero ti osserva. Poi ci sono quei dettagli invisibili, piccoli rituali nascosti tra le pieghe del paddock, che accompagnano i piloti nella loro corsa verso la gloria. Nel motorsport la scaramanzia non è una semplice debolezza, ma un codice d'onore, un linguaggio segreto per ingannare la sfortuna. E Kimi Antonelli, nuovo Campione del Mondo di Formula 1, non fa certo eccezione.
Un’abitudine, quella dei gesti scaramantici, appresa fin dai tempi del karting con il suo mentore e scout di fiducia, Dino Chiesa. "Sono scaramantico anch'io, pensa te!”, ci racconta in esclusiva ad Automoto.it. "Kimi lo sapeva che io ero scaramantico e anche lui certe cose le faceva sempre per scaramanzia. Sai, ti tocchi, non ti tocchi, fai una cosa, fai l'altra, metti giù la visiera due volte magari perché quella volta che l'hai tirata giù due volte hai vinto. Tutte le cose così. Poi succede che, per fatalità, non lo fai una volta e perdi, e dai subito la colpa a quello. Io, quando prima della gara mi fanno gli auguri, mi tocco, proprio come fa lui!"
Ma da dove nasce davvero questo lato scaramantico del neo iridato? A spiegarcelo è stato lo stesso Kimi Antonelli, che in un’intervista esclusiva rilasciata ai nostri microfoni a Madrid, dove ha riavvolto il nastro fino agli anni della sua formazione, svelando gli aneddoti più intimi legati alle sue superstizioni. "Nel kart davo già segni di essere scaramantico”, ci ha rivelato Kimi Antonelli. "Per esempio, con le scarpe usavo sempre le stesse. Quando feci l'incidente nel 2020 in cui mi ruppi la gamba e il piede, l'anno dopo, quando tornai in pista, avevo un paio di scarpe nuove. Nelle prime gare andavo bene, ma a fatica, non andavo come l'anno prima. Allora mi sono detto che dovevo rimettere il paio di scarpe dell'anno scorso: appena le ho rimesse, ho iniziato ad andare fortissimo! E da lì ho detto: 'Adesso le scarpe ovviamente non si toccano'. Da quel momento in poi è andata sempre peggio con la scaramanzia!”.
Un'escalation di rituali che è esplosa definitivamente durante il suo passaggio alle monoposto, trasformando un semplice gesto d'intesa con i meccanici in un vero e proprio marchio di fabbrica che oggi tutti i tifosi di Formula 1 conoscono bene. "La toccatina è stata introdotta nel 2022 quando ero in Formula 4”, ci ha spiegato Kimi. "C'era un meccanico che ogni volta che c'era una gufata si toccava. Da lì è partito tutto, è nata la prima 'toccatina' e poi la cosa è peggiorata drasticamente!”.
Un rito scaramantico diventato virale e condiviso con papà Marco, con l’ingegnere di pista Peter Bonnington e tutta la squadra. Un legame profondo con il passato che Dino Chiesa spiega con la naturalezza di chi conosce a fondo l'animo dei piloti. "I tre anni di adolescenza nel kart sono due o tre anni fondamentali per la vita di qualsiasi persona; sono quelli che ti rimangono più dentro”, riflette Chiesa. "A Kimi, ma lo vedo con tutti i piloti di Formula 1, rimangono impressi più quei tre o quattro anni nel kart che non il passaggio in auto. Lì sei in famiglia. Io ero scaramantico, lui viveva con gente scaramantica e papà Marco lo è altrettanto”.
Tra scarpe fortunate conservate dopo un infortunio, la "toccatina" antigufata e riti scaramantici ripetuti nel weekend di gara, Kimi Antonelli si dimostra il ritratto perfetto del pilota moderno: un professionista implacabile e analitico al volante, ma incredibilmente umano e legato alle sue radici scaramantiche una volta sceso dalla macchina. E a giudicare dai risultati e dal titolo mondiale appena conquistato, quei piccoli rituali hanno funzionato alla perfezione.