“Hamilton è tutto cuore, Rosberg più ragioniere: Kimi è la sintesi perfetta”, Dino Chiesa svela il segreto del campione del mondo di F1: "Antonelli dopo la gara non guardava TikTok ma voleva le telemetrie!”

“Hamilton è tutto cuore, Rosberg più ragioniere: Kimi è la sintesi perfetta”, Dino Chiesa svela il segreto del campione del mondo di F1: 'Antonelli dopo la gara non guardava TikTok ma voleva le telemetrie!”
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Dalla scuola di karting che ha svezzato i più grandi fino al trionfo iridato in Formula 1: Dino Chiesa racconta come Kimi Antonelli ha saputo unire l'istinto di Lewis Hamilton e la mente di Nico Rosberg
2 novembre 2026

Ci sono momenti in cui il motorsport smette di essere fatto solo di telemetrie, pressioni di gonfiaggio e freddi algoritmi di recupero energetico per trasformarsi in pura poesia a quattro ruote. E il momento in cui Kimi Antonelli si incorona Campione del Mondo di Formula 1 è uno di questi. È il coronamento di un viaggio vertiginoso, di una rincorsa iniziata quando le sue gambe faticavano persino ad arrivare ai pedali e le sue mani, ancora piccolissime, stringevano per la prima volta il volante di un go-kart. Per capire la portata di questo trionfo, per afferrare il senso profondo di una maturità che a soli vent'anni ha fatto piegare i giganti della griglia, bisogna tornare indietro nel tempo. Bisogna bussare alla tenda di chi i campioni li sa riconoscere al primo colpo di gas, quando sono ancora soltanto ragazzini con un sogno troppo grande dentro un casco ancora troppo largo: Dino Chiesa.

Guru assoluto del karting internazionale e fondatore di Kart Republic, oggi parte del gruppo Korus, Dino Chiesa non è un semplice scovatore di talenti, ma un vero e proprio ‘fabbricante di campioni del mondo’. Dalla sua scuola sono passati i più grandi, due nomi su tutti che hanno segnato la storia recente di questo sport: Lewis Hamilton e Nico Rosberg. Eppure, quando parla di Kimi, la voce di Dino tradisce quella vibrazione speciale che si riserva solo a chi nasce toccato da una grazia diversa. Un filo rosso che parte da lontano, da quando il responsabile del programma giovani Mercedes, Gwen Lagrue, che presto si trasferirà in Red Bull, gli consegnò tra le mani quel diamante grezzo con una consegna precisa. "Kimi io l'ho conosciuto con la Mini Kart - ci rivela Dino Chiesa in esclusiva ad Automoto.it  - sapevo che era già sotto la Mercedes e sapevo anche che me l'avrebbero portato quando avrebbe fatto i go-kart grandi. Avevo visto che in Mini Kart un po' la stoffa ce l'aveva, ma fai fatica a vedere lì se un bambino è veramente un predestinato. La sicurezza l'ho avuta quando l'ho provato il primo giorno su un go-kart grande: due giorni di test, prima gara e abbiamo fatto subito la pole position. Poi non vinse quella gara lì perché mancava di esperienza, però lì vedi che il ragazzino ha la stoffa, pronti via. Come biglietto da visita ne ha portato uno di quelli buoni buoni”.

A guardarlo oggi sul gradino più alto del podio iridato, viene quasi naturale cercare nei suoi occhi i riflessi dei maestri che lo hanno preceduto. Ma la vera magia di Antonelli, ciò che lo rende un pezzo unico nella storia moderna del motorsport, sta proprio nell'essere riuscito a sintetizzare due anime apparentemente inconciliabili. "Sono tre campioni con tre modi di essere differenti”, ci spiega Chiesa analizzando il parallelo tra Lewis Hamilton, Nico Rosberg e Kimi. "Nico era molto più professore, ragioniere; piuttosto che azzardarsi a fare un sorpasso per vincere, magari accettava di arrivare secondo per essere sicuro. Lewis era tutto cuore oltre l'ostacolo, e all'inizio arrivare secondo non gli andava bene perché non finiva neanche la gara. Kimi possiamo dire che le fa tutte e due abbastanza bene: sa quando deve arrivare secondo perché non ne aveva per vincere e sa quando deve vincere e vince. Le ha un po' tutte e due e le fa bene tutte e due”.

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Ma dietro la visiera di questo ragazzo di vent'anni che oggi fa piangere di gioia un'intera nazione, non c'è mai stata la superficialità della sua generazione. C'è la mentalità ferrea di un adolescente che non cercava mai scuse nel mezzo meccanico. "Raramente lui ha dato la colpa al mezzo, dava sempre colpa solo a sé stesso e migliorava durante il weekend se aveva delle lacune”, sottolinea Chiesa con orgoglio. "La passione che ha per il motorsport porta alla prestazione che ha: oltre a essere un talento, è uno che mette l'asticella subito il più alto possibile fin dal primo giro. E poi toglieva il casco ed era subito a parlare con il meccanico di cosa avevamo cambiato, voleva capire in acquisizione dei dati dove era migliorato o peggiorato. Di certo non prendeva il telefonino in mano e se andava a vedere TikTok o YouTube, era lì sul pezzo. Tuttora quando ha un weekend libero è sempre in una pista, non va al mare con gli amici, lui è motorsport e basta”.

Nessun atteggiamento da protagonista, nessuna mania di grandezza. Nemmeno quando tra i kart dominava la scena. Perché nella scuola di vita di papà Marco e di Dino Chiesa, l'insegnamento è sempre stato uno solo, crudo e bellissimo. "Se puoi vincere con dieci secondi e hai vinto con cinque, vieni in tenda e gli dico 'quasi bravo, perché hai vinto, però hai sbagliato tantissimo'. Non l'ho mai portato nell'Olimpo uno che ti vince. Se pensi che perché hai vinto sei il migliore, è quando hai già finito di vincere. E Marco questo ce l'ha bene in mente e glielo ricordava, anche se Kimi si autocritica già da solo anche se vince”.

Oggi che il cerchio si chiude, che i coriandoli iridati cadono sulla sua tuta e che il suo nome entra di diritto nell'Olimpo dei grandissimi, resta la consapevolezza profonda di un percorso iniziato da lontano. "Sembra assurdo, ma non mi sorprende che vinca il Mondiale di Formula 1”, conclude Dino Chiesa con un sorriso pieno di affetto. "Un predestinato - che io ho sempre bonariamente chiamato Patacca - come lui mi sorprendeva se non finiva in Formula 1 e se andava lì e non andava bene. Ha dimostrato chi è Kimi Antonelli, ma lo dimostra dall'età di undici anni. Ha fatto il suo lavoro bene, ed è arrivato dove doveva arrivare”.

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