F1. Hamilton ritrova la magia con Ferrari: pole in Messico dopo oltre tre anni, Antonelli sente il peso del mondiale

F1. Hamilton ritrova la magia con Ferrari: pole in Messico dopo oltre tre anni, Antonelli sente il peso del mondiale
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Sono passati oltre tre anni dall'ultima pole position di Lewis Hamilton, ma il sette volte campione del mondo non ha perso il suo tocco. In Messico doma una Ferrari SF-26 difficile da interpretare e si prende la prima partenza al palo in rosso. Mentre lui ritrova la magia, Antonelli deve fare i conti con la tensione alla vigilia del suo primo match point mondiale
1 novembre 2026

Sembravano esili come foglie nel vento le monoposto 2026 di Formula 1 nelle qualifiche del Gran Premio del Messico. Instabili, vulnerabili per la deportanza contenuta generata, non erano per nulla semplici da interpretare. Nell’aria rarefatta che fa mancare il fiato al Circuito Hermanos Rodriguez, Lewis Hamilton si è preso una pole che gli mancava da un’eternità. Sono passati 1196 giorni da quando aveva colto la sua ultima partenza al palo, nel 2023 in Ungheria, ai tempi in cui militava ancora con la Mercedes.

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È una pole position di gran maestria, quella del sette volte campione del mondo di F1. Le monoposto 2026 si stanno rivelando sempre più complesse da gestire, quando si tratta di estrarre il picco di performance. E nelle condizioni peculiari di Città del Messico, Hamilton ha mostrato una grandissima sensibilità. Serviva la massima connessione con la monoposto per non incappare in bloccaggi costosi, perdere il ritmo, fare uscire gli pneumatici dalla corretta finestra di utilizzo. Hamilton è l’unico riuscito a farlo quando contava davvero, all’ultimo tentativo nella Q3.

Nessuno in pista è stato pulito allo spasimo, nemmeno lui. Ma il modo in cui ha saputo guidare la sua Ferrari SF-26 è stato sufficiente per battere Max Verstappen, che potenzialmente con tutta probabilità aveva la monoposto più veloce. Ma il picco di performance ipotetico non conta assolutamente a nulla, se la performance desiderata rimane un numero confinato alla simulazione. La Red Bull RB22 è una monoposto di difficile interpretazione, con una power unit potente, ma allo stesso tempo incostante nell’erogazione.

Quanto la RB22 sia capricciosa lo si capisce vedendo gli on-board di Isack Hadjar, un vero e proprio rodeo di un toro imbizzarrito, tra bloccaggi e lunghi. Il fatto che la forbice prestazionale tra i due sia ridotta fa capire cosa abbia lasciato sul tavolo Max. Ma il secondo settore, quello più guidato, non si confà proprio a una monoposto che ancora oggi fatica nelle curve lente, a differenza della Ferrari in pole. Qualcosa da recriminarsi ha pure Charles Leclerc, che ha gettato alle ortiche il suo ultimo tentativo lanciato sin dal primo settore.

A occupare la prima fila con Hamilton ci sarà George Russell. Scatterà secondo nel giorno in cui potrebbe arrivare il ko matematico per una lotta per il titolo che non si è mai accesa. La Mercedes W17 resta una monoposto con una finestra di utilizzo molto stretta, nella sua versione aggiornata a Sepang. E oggi a fare la differenza tra Russell e Kimi Antonelli hanno pesato i nervi di quest’ultimo. Lo ha ammesso lui stesso, di essersi sentito più nervoso del solito, in una lotta al giro secco arrivata dopo giorni in cui era indisposto.

È come se tutta la tensione che ha accumulato quest’anno stesse sublimando, nel momento in cui non è più possibile evitare l’elefante nella stanza, come direbbero gli inglesi. Il suo titolo mondiale è a un passo, e ne sente il peso. Partirà quarto, con la consapevolezza che i suoi due avversari da eliminare matematicamente, Hamilton e Russell, non hanno a disposizione un treno di gomme soft, a differenza sua. Ha detto che vuole dormire a lungo Kimi, nella notte prima dell’esame più importante. Quello che il poleman Lewis Hamilton ha passato a pieni voti per sette volte.

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