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Un digiuno lungo più di due anni, spezzato nel cielo ad alta quota di Città del Messico. Per Lewis Hamilton la pole position conquistata all'Autodromo Hermanos Rodríguez non è un semplice numero da aggiungere alle statistiche: è una vera e propria rinascita. La casella numero 105 nella lista delle sue pole in carriera arriva a distanza di mesi dalla prima emozionante vittoria ottenuta con il Cavallino Rampante a Barcellona, ma regala il sapore unico e travolgente di un nuovo inizio.
Dal GP d’Ungheria 2023 il sette volte campione del mondo attendeva questo momento, costruendo mattonella su mattonella un percorso d'adattamento non privo di insidie dentro il box di Maranello. A trentanove anni suonati, e con il traguardo dei quaranta ormai alle porte, Hamilton dimostra sul campo che l'istinto del cacciatore da qualifica è rimasto intatto, firmando un capolavoro sul giro secco che spegne ogni perplessità sulla sua tenuta.
A fare da contraltare c'è la convivenza interna con un punto di riferimento assoluto come Charles Leclerc, padrone di casa sul piano metodologico e tecnico. Un confronto stimolante che Sir Lewis affronta con la maturità dei campioni, conscio del lavoro di amalgama ancora in corso con il suo nuovo gruppo di ingegneri. “Onestamente, è una delle sensazioni più belle. Ovviamente sono stato fortunato ad avere tantissime grandi esperienze con la Mercedes nel corso degli anni e abbiamo conquistato diverse pole, ma stavo davvero sognando, e ci puntavo fortemente, a questa prima, primissima pole con la squadra. Charles è estremamente veloce sul giro secco e ha un ingegnere con cui lavora fianco a fianco ormai da anni, quindi si muove in un ambiente che conosce alla perfezione e a cui è abituato. Io mi sto ancora ambientando, sto imparando a conoscere i nuovi ingegneri quest'anno, ma credo che abbiamo trovato un ottimo feeling e stiamo facendo un lavoro eccezionale. Penso che ci sia ancora molto margine di crescita,quindi dobbiamo semplicemente continuare così. È una sensazione incredibile”.
Guardando alla domenica, l'incognita resta legata alla gestione della corsa. La perdita di tempo patita nella giornata di venerdì ha impedito a Hamilton di completare una vera simulazione sulla lunga distanza, lasciando aperti diversi interrogativi sul bilanciamento della SF-26 in ottica gara. A questo si aggiunge la consueta insidia della partenza: un rettilineo infinito fino a Curva 1 dove la scia rischia di favorire chi insegue. “Se penso a dove si colloca questo traguardo e a cosa mi attende per domani, tra la staccata di curva 1 e il passo gara, la verità è che non ho potuto fare alcun long run a causa dello stop di ieri, perciò trovare il giusto bilanciamento sarà una sfida enorme. Nonostante questo, sono fiducioso e so che la volata verso curva 1 sarà dura e impegnativa”.
Il significato profondo di questa giornata va però ben oltre la griglia di partenza di un singolo Gran Premio. Ottenere la pole con tre scuderie diverse, McLaren, Mercedes e Ferrari, proietta ulteriormente l'inglese nella leggenda della Formula 1, dando a questo acuto un valore simbolico altissimo per chi non smette di mettersi in gioco. “Quanto a dove posizionare questa pole nella mia carriera, è semplicemente impossibile fare una classifica tra centocinque pole position: sono state tutte uniche a modo loro. Tuttavia, questa ha un sapore decisamente più speciale in un momento della mia vita in cui non arrivano più ogni settimana, ed erano anni che non ne conquistavo una. È la prima con la Ferrari, in rosso, e ora posso dire di aver ottenuto la pole position con tre team differenti, il che è piuttosto fenomenale. È una bella risposta anche a tutte le domande che la gente si fa continuamente su un quarantenne e sulle sue capacità”.