"Senza quell'auto lì davanti sarei in pole. La penalità? E' la vita": la verità di Verstappen sul caos in qualifica in Messico

'Senza quell'auto lì davanti sarei in pole. La penalità? E' la vita': la verità di Verstappen sul caos in qualifica in Messico
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Tra la RB22 difficile nel Foro Sol, la penalità per il caso Lawson e il traffico nel Q3, Max Verstappen analizza le sue qualifiche a Città del Messico. La stoccata sui commissari e la pole sfumata
31 ottobre 2026

Un Gran Premio del Messico che per Max Verstappen ha il sapore amaro dell'occasione sfuggita, scolpita nelle rughe di una qualifica passata a rincorrere il bilanciamento ideale della sua Red Bull RB22. Sulla carta il cronometro dice quarto tempo, trasformato poi in una quinta posizione sulla griglia di partenza per via di quella penalità di una posizione rimediata dopo il discusso disguido con Liam Lawson durante le FP2. Una penalizzazione che l'olandese incassa con quell'atteggiamento tra il cinico e il rassegnato tipico di chi ha imparato a far scivolare via le decisioni dei commissari: "È la vita, succede. Puoi essere d'accordo o meno con una decisione, è come in molti altri sport. Ognuno ha la propria opinione personale, ma ormai quello che doveva essere detto è stato detto".

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Ma il vero nemico di Verstappen sul tracciato intitolato ai fratelli Rodríguez è stato il carattere stesso della sua monoposto. Per spingere al limite, Max necessita di un anteriore affilato come un bisturi, una vettura 'puntata' che gli permetta di aggredire l'ingresso in curva anche a costo di ritrovarsi un retrotreno estremamente ballerino e leggero. Una filosofia di guida efficace su molti tracciati, ma che diventa una trappola velenosa nel lento e ritmico serpente del Foro Sol. La guida d'attacco di Verstappen ha finito per frenare la scorrevolezza della RB22, proprio laddove servivano trazione fluida e stabilità.

Nonostante una sessione di prove libere complessa, in qualifica il campione del mondo aveva comunque trovato il modo di estrarre il coniglio dal cilindro, arrivando persino ad accarezzare la possibilità di scattare davanti a tutti. Un potenziale enorme vanificato soltanto all'ultimo tentativo nel Q3 per via di un bloccaggio e di un concitato finale di giro rovinato dal traffico. "Sentivo che la macchina stava migliorando parecchio rispetto alle libere, dove il grip era davvero pessimo", ha raccontato Verstappen senza troppi giri di parole. "In qualifica eravamo pienamente in lotta per la pole position. Il mio ultimo giro era assolutamente da prima fila, se non da pole, ma sfortunatamente non sono riuscito a completarlo come volevo".

A tradirlo nel momento decisivo, proprio un ingorgo nell'ultimo settore: "Sono arrivato alla curva 12 e mi sono ritrovato una macchina davanti. In quel punto, con l'aria sporca, è l'unica cosa che non vorresti mai. Poi ho visto un'altra vettura parcheggiata sulla destra prima della 13. Sostanzialmente perdi tutti i tuoi riferimenti visivi, sei costretto a impostare una traiettoria diversa, l'angolo d'attacco della macchina cambia e in qualifica, quando sei al limite assoluto, questi dettagli fanno tutta la differenza".

Ora la sfida si sposta sulla gara di domani, con un'incognita gigante legata alla gestione della power unit, messa a dura prova dall'altitudine e da temperature d'esercizio difficili da prevedere, soprattutto se ci si ritrova bloccati nel traffico a centro gruppo. Un fattore a cui si aggiunge la solita roulette della partenza lungo l'infinito rettilineo che porta a curva 1, da sempre teatro di sorpassi e staccate al limite. "Sarà difficile capire come risponderà il motore alle temperature se rimarremo bloccati nel serpentone", ammette Max. "Qui una cattiva partenza può costarti carissimo, ma è sempre stato così. Se riesci a spuntarla allo stacco della frizione, poi la gara si può fare. Vedremo quale sarà il nostro vero passo".

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