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Il cronometro non mente mai, ma a volte sa essere un giudice fin troppo spietato. Nel sabato delle qualifiche a Città del Messico, il box della McLaren ha vissuto le due facce diametralmente opposte della stessa medaglia: da una parte l'estasi di Lando Norris, dominatore della sessione e punto di riferimento per tutti, poi in Q3 in 7°, dall'altra l'ombra pesante in cui è precipitato Oscar Piastri. Una vera e propria debacle per il talento australiano, scivolato via già al termine del Q2 e relegato a un'amara tredicesima posizione in griglia, con un distacco da capogiro che si è avvicinato al secondo di ritardo rispetto al compagno di squadra nello stesso identico momento.
Per Piastri il nuovo regolamento tecnico continua a rivelarsi un rebus indigesto, una trincea in cui l'istinto puro fatica a trovare un varco. Su un tracciato atipico come quello intitolato ai fratelli Rodríguez, condizionato dall'aria rarefatta e da un asfalto a bassissima aderenza, le incertezze del pilota di Melbourne si sono trasformate in un macigno. Un limite di grip che ne penalizza enormemente la guidabilità, togliendole quella fiducia necessaria per aggredire i cordoli e far scorrere la vettura nei tratti più guidati.
Presentatosi ai microfoni al termine della sessione, Oscar non ha cercato scuse ma è apparso visibilmente smarrito di fronte a un crollo di prestazioni così improvviso e apparentemente privo di spiegazioni logiche. “È andata decisamente male. In Q2 non avevo semplicemente aderenza, per qualche motivo. Non so davvero cosa sia successo o cosa sia cambiato: fino a quel momento mi sentivo abbastanza a mio agio, ad essere sincero, la macchina girava bene. È stato tutto molto strano. Il bilanciamento che avevo all'inizio delle qualifiche era completamente l'opposto rispetto a quello che mi sono ritrovato nell'ultimo tentativo del Q2, non riesco a capire. Abbiamo apportato solo un paio di piccolissime modifiche al setup, ma niente che possa giustificare una differenza così enorme. È una risposta che dobbiamo assolutamente trovare”.
Interpellato su possibili interventi o modifiche al fondo e all'assetto per provare a ribaltare la situazione in vista della gara, l'australiano ha ammesso i precisi limiti imposti dal regime di parco chiuso, mantenendo comunque lo sguardo dritto verso lo spegnimento dei semafori. “Non credo si possa fare molto, ora come ora non siamo in grado di cambiare quasi nulla sulla vettura. Non c'è niente che mi venga in mente al momento. Domani l'unica cosa che si può fare è attaccare fin dalla prima curva: vedremo cosa riusciremo a inventarci al via con lo stacco della frizione, sperando di recuperare subito un po' di posizioni”.