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Non era per nulla scontato che Andrea Kimi Antonelli si prendesse la pole position nel Gran Premio degli Stati Uniti 2026 di Formula 1. La Mercedes W17 nella versione aggiornata portata al debutto in Malesia resta una vettura di difficile interpretazione. Lo si è visto chiaramente negli on-board a Austin, su una pista ricca di carattere con le sue asperità dell’asfalto e per questo di per sé già di difficile interpretazione. La guidabilità della monoposto di Brackley è peggiorata sensibilmente con un pacchetto di aggiornamenti che ha sì aumentato il carico generato, ma ha reso la vettura decisamente meno prevedibile.
Nelle mani di Antonelli, però, la W17 si trasforma comunque in un’arma potente. Merito del suo stile di guida così personale, con un piglio aggressivo, ma allo stesso tempo secco e pulito, nell’ingresso di curva. Per capire le qualità di Antonelli in questo senso è sufficiente guardare il modo in cui affrontava il primo settore, con un approccio audace su cordoli, nonostante la vettura apparisse piuttosto rigida. E nonostante questo piglio, Antonelli non faceva uscire le gomme dalla finestra di utilizzo ideale. Il picco di performance di questa versione della W17 non è facilmente raggiungibile, ma Antonelli ci riesce comunque.
Non si può dire lo stesso di George Russell, solo sesto. La natura della pista e i colpi di vento non hanno sicuramente giovato a un pilota che in condizioni di basso grip fatica. Ma non è una grande novità, visto quanto è successo nel corso della stagione. Con una qualifica ben lontana dall’ideale, Russell deve sperare in una buona partenza per evitare di portarsi vicino al ko matematico che gli piomberebbe sulla testa se concludesse la gara non oltre il nono posto. A fare da vero avversario di Antonelli penserà Max Verstappen.
Sarà lui a scattare dalla prima fila, con una Red Bull RB22 che continua a dargli qualche grattacapo sotto diversi punti di vista. Verstappen continua a lamentarsi del comportamento della sua vettura in scalata di marcia. E si è lamentato molto anche dell’effetto sul suo collo delle asperità dell’asfalto del Circuit of the Americas. Non è una novità che le monoposto di casa Red Bull portino nel loro DNA la difficoltà nell’assorbire quelli che gli anglofoni chiamano bump. Ma qui questa debolezza ha un peso diverso.
Il paradosso della qualifica di Verstappen è questo: il quattro volte campione del mondo si è sentito molto più a suo agio nella Q2 con pneumatici usati di quanto non gli sia successo nella Q3 con gomme fresche. Credeva di avere il colpo in tasca, ma la mancanza di grip accusata nel giro buono conclusivo. A influire su questo potrebbe aver pensato il vento, che si è alzato ad Austin proprio poco prima dell’inizio della Q3. Verstappen non ha voluto accampare scuse, dopo aver colto un giro di soli 80 millesimi più veloce di quello del suo compagno di squadra, Isack Hadjar, autore di una buona qualifica dopo delle prove libere da tregenda.
In casa Ferrari, i problemi restano gli stessi anche con il pacchetto di aggiornamento portato a Austin, ideale prosecuzione delle novità viste per la prima volta a Madrid. Non c’erano grandi illusioni da parte dei piloti che le modifiche a fondo, pance e diffusore potessero costituire un passo in avanti sostanziale, e anche oggi abbiamo visto lo stesso copione. La Ferrari SF-26 parte bene nelle libere, per poi finire la sua progressione plafonando tra la Q2 e la Q3. La monoposto della scuderia di Maranello diventa più erratica con l’avvicinarsi al limite.
Non è certo un mistero che la Ferrari SF-26 fatichi a consentire ai piloti di entrare nella finestra di utilizzo ideale degli pneumatici. È il problema che ha afflitto Charles Leclerc e Lewis Hamilton dall’inizio della stagione. E l’aggiornamento a livello aerodinamico non può compensare il deficit prestazionale che a livello di motore resta notevole sia nei confronti di Mercedes che di Red Bull. Sono loro i costruttori che si sono presi la prima fila di un Gran Premio chiave per Kimi Antonelli. Con una Mercedes capricciosa, ha colto una pole position che lo mette nelle condizioni migliori in vista di una gara che potrebbe già consegnarlo alla storia.