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La resa dei conti sul tracciato texano lascia l'amaro in bocca alla Scuderia di Maranello. Dopo aver guidato il gruppo nella giornata del venerdì e aver confermato ottimi riscontri cronometrici anche nella terza sessione di prove libere, la Ferrari si è scontrata con una dura realtà nel momento decisivo delle qualifiche del Gran Premio degli Stati Uniti. Nel box del Cavallino c'era la speranza che il recente pacchetto di aggiornamenti potesse finalmente risolvere i cronici grattacapi sul giro secco, ma l'asfalto di Austin ha restituito un verdetto impietoso. Al termine della sessione, Charles Leclerc si è dovuto accontentare della quarta piazzola in griglia, con il fantastico successo ottenuto su questa pista nel 2024 che oggi appare soltanto come un lontano ricordo.
A spiegare le difficoltà incontrate dalla SF-26 nel momento in cui bisognava estrarre il massimo potenziale è stato lo stesso pilota monegasco, ammettendo senza filtri il disappunto per un risultato al di sotto delle aspettative: "È una qualifica molto deludente. In altri weekend eravamo stati forti durante le prove libere, mentre qui è stato chiaro fin da subito che gli altri ne avevano molto di più sui rettilinei, un divario difficile da pareggiare per noi. Nonostante questo, sentivo che oggi la macchina aveva il potenziale per fare bene". Il vero fattore limitante, tuttavia, si è rivelato la gestione della finestra operativa dei pneumatici nel tentativo finale: "Il problema è che nel pacchetto 'macchina' rientrano anche le gomme: in Q3 purtroppo non eravamo nella giusta finestra di utilizzo. C'erano uno o due gradi in meno rispetto alle sessioni precedenti e per me ha fatto una differenza enorme. Ho faticato tantissimo già nel giro di lancio, scivolavo parecchio e questo ha reso tutto tremendamente complicato per il resto del tentativo".
"Vedere le prestazioni della vettura bloccarsi così in Q3 è davvero frustrante, ma ci sono delle motivazioni precise. Dobbiamo solo lavorare più duramente per capire e gestire questi pneumatici ancora meglio di come stiamo facendo ora. Per gli altri sembra un po' più semplice tirare fuori il tempo nel momento decisivo, mentre per noi basta finire un minimo fuori dalla finestra ottimale per pagarne un prezzo altissimo", ha continuato il monegasco.
Analizzando i distacchi, il rammarico in casa Ferrari aumenta. La vetta della griglia era tutt'altro che inavvicinabile, ma la tendenza a non trovare l'extra-grip nel Q3 continua a frenare le ambizioni del team: "È doppiamente frustrante se pensi che la pole era a soli due decimi. Guardando il mio tempo in Q2 ero a solo un decimo da Kimi, quindi mi aspettavo di fare un ulteriore step in Q3 che purtroppo non è mai arrivato". Leclerc si è poi soffermato sul compromesso tecnico che caratterizza l'attuale monoposto, bilanciando le esigenze del sabato con quelle della domenica: "La finestra di temperatura delle gomme è la stessa per tutti, ma la nostra macchina per qualche motivo fa molta fatica a mettere calore sulle coperture. Questo è un punto a favore alla domenica, ma al sabato rende le cose estremamente delicate non appena la temperatura dell'asfalto scende. Non credo sia un problema che potremo risolvere solo il prossimo anno, ma è chiaro che si tratta di trovare il giusto compromesso nella messa a punto tra qualifica e gara".
Se il sabato lascia l'amaro in bocca, la gara di domenica offre spunti per una possibile rimonta. La gestione della vita degli pneumatici sulla lunga distanza potrebbe ribaltare i valori visti sul giro secco, a patto di mantenere la massima pulizia nei duelli ravvicinati: "Per domani le cose dovrebbero andare un po' meglio per noi, o quantomeno non dovremmo ripresentare gli stessi problemi di gestione gomme avuti in qualifica. Abbiamo un'allocazione di pneumatici diversa e siamo in una situazione simile a quella della Red Bull".
Infine, un chiaro richiamo all'importanza del lavoro di squadra al via e nelle prime fasi di gara: "Il lavoro di squadra sarà sempre fondamentale. Su una pista del genere non si possono fare i giochi di strategia visti a Singapore per rallentare gli avversari, ma la cosa principale resta evitare contatti tra di noi. Sappiamo benissimo qual è la linea da non superare: in passato mi è capitato di andare oltre e non vogliamo che succeda di nuovo. Su questo punto c'è massima chiarezza all'interno del team".