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Che il Gran Premio del Bahrain in Malesia 2026 di Formula 1 fosse destinato a essere governato dal caos lo avevamo capito nel momento esatto in cui in griglia si è abbattuto un vero e proprio fortunale. Mentre correvamo verso la sala stampa ingaggiando una sorta di competizione con colleghi altrettanto infradiciati, ci chiedevamo quanto sarebbe stata lunga l’attesa. Ma non avremmo mai potuto immaginarci a cosa sarebbe dovuta. Lo avremmo capito solo dopo un giro di formazione grottesco, con vetture ammutolite in curva 9.
Ci è voluto un po’ prima che si capisse cosa stesse succedendo. I software delle power unit erano andati in tilt per una combinazione di fattori. La velocità ridotta a cui si stava procedendo alle spalle della Safety Car, le condizioni di basso grip e, soprattutto, la riduzione della potenza dell’elettrico da 350 kW a 250 kW in alcune zone della pista per una questione di sicurezza. Non è un caso che sia stato proprio una di queste aree, curva 9, a vedere la maggior parte dei problemi. Quello che è successo nel concreto è stato immediatamente comprensibile per i tecnici della FIA.
Nel momento in cui la velocità si è abbassata notevolmente alle spalle della Safety Car, un bug del sistema ha fatto sì sulle monoposto scattasse un meccanismo di emergenza implementato a stagione in corso per evitare che i team andassero volontariamente a “spegnere” la MGU-K. Un meccanismo, questo, che può anche andare a tagliare la potenza dell’endotermico. Il risultato è stato grottesco. I piloti che hanno accusato il problema hanno raccontato di non avere risposta dall’acceleratore. E la conseguenza è quello che abbiamo visto in pista.
“Alla fine è bastato spegnere e riaccendere”, ha raccontato con una certa dose di ironia Esteban Ocon, uno dei piloti che ha accusato il problema. La questione, però, è ovviamente stata più complessa di così. I tecnici della FIA hanno dovuto prima capire quale fosse l’inconveniente, e hanno poi lavorato a un aggiornamento del software che hanno inviato ai team coinvolti, in modo tale che lo installassero. Considerata la procedura, non ci è voluto nemmeno troppo tempo. Ma non è comunque una bella immagine per la Formula 1.
Che quanto successo a Sepang fosse serio lo si è capito dal fatto che la FIA ha deciso di mandare Nikolas Tombazis alla media pen. È decisamente inusuale che il responsabile tecnico della Federazione sia messo a disposizione della stampa presente in pista in questo modo. Ma servivano spiegazioni su quanto fosse effettivamente successo. E Tombazis è stato esaustivo. “I bug del software non nascono sempre da cose troppo complesse, a volte si tratta di un fattore improvviso e inaspettato”, ha spiegato.
“È per questo che i software vengono testati a lungo, ma quest'anno non siamo riusciti a farlo sul bagnato quanto avremmo voluto, perché si è girato pochissimo in queste condizioni”, ha aggiunto Tombazis. Tutte le attenuanti del caso, però, non vanno a mitigare l’impatto immediato di quanto si è visto a Sepang. Abbiamo deciso di chiedere un parere in merito ad Andrea Stella, sempre molto equilibrato nelle sue valutazioni. “Non è l’ideale in termine di presentazione dello sport – ci ha risposto – ma allo stesso tempo è il primo anno di un nuovo regolamento tecnico, molto complesso dal punto di vista normativo”.
“Credo che dobbiamo ammettere che la F1 ha svolto un ottimo lavoro nel dare vita a un nuovo regolamento, ma che queste normative implichino dei punti interrogativi per quanto riguarda il comportamento delle power unit. Se ci sono alcuni intoppi, dobbiamo accettarlo. Succede a tutti i team. L’importante è che non succeda di nuovo. Come concorrente, però, non sarei a mio agio nel dire che non si è mantenuto lo standard giusto oggi, visto che abbiamo problemi praticamente ogni weekend. Dobbiamo accettare che ci sono degli aspetti che necessitano di un lavoro di fondo”. Stella è magnanimo, a differenza di Carlos Sainz.
“Penso che ognuno debba guardarsi allo specchio e chiedersi come siamo arrivati a questo punto – ha tuonato alla media pen dopo la fine della gara -. È tutto troppo complicato. La mia unica domanda è chi ha deciso cinque anni fa che questa fosse la via giusta. Vista la situazione, penso che si stia facendo il meglio possibile con quanto a disposizione. Ma la scelta presa quattro o cinque anni fa è sbagliata”.
“Quando hai un livello così alto di energia elettrica abbinato alla combustione, rendere tutto semplice mantenendo l'equità sportiva è un compito estremamente complesso”, ha spiegato Tombazis. Ma come sottolinea Sainz, questi problemi non si sarebbero nemmeno lontanamente posti se la Formula 1 non avesse imboccato la strada sbagliata in un momento in cui l’automotive puntava in una direzione in cui ora non va più. Sono quelle decisioni di anni fa ad aver segnato il destino di un acquazzone malese.