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Feroce come una tigre, Max Verstappen nel Gran Premio del Bahrain in Malesia 2026 di Formula 1 si è preso la prima vittoria stagionale, chiudendo un cerchio che aveva iniziato a tratteggiare nove anni fa. Fu lui l’ultimo trionfatore a Sepang, nel 2017, prima che la pista uscisse dal calendario. Forse era destino che fosse proprio lui a imporsi, portando per la prima volta sul gradino più alto del podio la power unit di Red Bull Powertrains. Ma il destino è solo una parte dell’equazione. Perché Verstappen vincesse, servivano le giuste condizioni tecniche.
La power unit di casa Red Bull, in questo momento, è la migliore del lotto nel produrre velocità di punta, di concerto con il pacchetto completo della monoposto. Ma un cambiamento notevole è arrivato anche con i recenti aggiornamenti, che hanno fatto sì che la RB22 diventasse molto più efficace nelle curve ad alta e media velocità, dove prima la monoposto di Milton Keynes faticava. La RB22 resta suscettibile a un certo nervosismo, ma nelle manì di Verstappen in questo weekend di gara è risultata eccellente. Viene da chiedersi, però, che cosa sarebbe successo se in Ferrari avessero optato per una strategia diversa.
Il fortunale che si era abbattuto sulla pista di Sepang durante la procedura della griglia ha finito per sparigliare le carte in tavola, mettendo i team di fronte a una scelta che in Malesia era meno scontata che altrove. Da un lato, con un asfalto abrasivo le intermedie rischiavano un forte degrado. Dall’altro, alcuni team erano convinti che si fosse molto vicini alle condizioni per le slick, e che si sarebbero accese senza troppi problemi. La scelta più conservativa era rappresentata dalle gomme da bagnato, però. E stupisce che due top team abbiano scelto di osare.
Ci saremmo aspettati l’azzardo delle soft più da una scuderia che non aveva nulla da perdere che da team che avrebbero potuto puntare a un risultato di peso. Questo è vero soprattutto per la Ferrari, che aveva il passo per poter quantomeno provare a mettere pressione a Verstappen. Lewis Hamilton è stato protagonista di una gara in cui sono emerse in modo lampante tutte le qualità che il tempo non ha scalfito. Lo stint monstre con le soft, che ha scelto di non cambiare mentre languiva nelle posizioni basse della classifica, è esemplificativo.
Hamilton ha recuperato terreno in modo incessante, senza che le sue gomme venissero piegate dai suoi sforzi. Avrebbe sicuramente faticato maggiormente se la temperatura dell’asfalto fosse stata elevata come nella giornata di ieri. Ma con 33 gradi contro i 58 di ieri, lo spettro del degrado si è fatto molto meno minaccioso. L’importante era scegliere con accuratezza la mescola. E l’opzione della hard per la ripartenza scelta dalla McLaren è stata tutt’altro che lungimirante, visto quanto si è rivelato difficile perfezionare un’introduzione efficace della mescola.
La McLaren difficilmente avrebbe potuto raccogliere molto a Sepang, viste le difficoltà tecniche riscontrate sin dal venerdì. Ma la doppia sbavatura sulla strategia, con la scelta delle slick in partenza e quella delle hard poi, ha reso il bottino ancora più magro. Lando Norris, dal canto suo, è stato pure protagonista di un episodio pericoloso, avendo schivato all’ultimo il compagno di squadra, Oscar Piastri, in regime di Safety Car con un’inchiodata che ha evitato conseguenze potenzialmente pesanti.
È andata pure peggio a George Russell, con un problema alla power unit Mercedes che lo ha costretto a un ritiro molto costoso per le sue speranze mondiali. I punti di svantaggio su Andrea Kimi Antonelli diventano 84, in una giornata partita sotto auspici ben diversi. Scattati come due fulmini con le intermedie, Antonelli e Russell hanno trascorso tutta la corsa in zona podio. Russell, in ogni caso, era stato ben presto regolato da Antonelli, più veloce ed efficace di lui. È il segno che Baku non è stata la classica rondine che fa primavera per Russell, bersagliato dalla sfortuna ma semplicemente meno rapido di Antonelli in un ciclo tecnico che oggi ha mostrato il suo lato meno lusinghiero.
Diverse vetture si sono ammutolite nel corso del giro di formazione del Gran Premio, per via di un cocktail esplosivo di diversi fattori. La scarsa velocità a cui stavano procedendo le vetture, di concerto con le condizioni di basso grip, le impostazioni di gestione dell’energia per il bagnato e la configurazione dei settori del circuito di Sepang hanno mandato in tilt i software di una serie di monoposto, incluse quelle di Max Verstappen e Lewis Hamilton. Vedere un giro di formazione abortito con monoposto in ambasce per la pista non ha costituito uno spettacolo edificante. Ma quello che è venuto dopo è pure peggio.
L’attesa di oltre un’ora perché la gara prendesse finalmente il via è stata dovuta alla necessità di riprogrammare i software. Sarebbe potuta andare pure peggio, se i tecnici della FIA non fossero riusciti a individuare non solo il problema, ma pure la soluzione in forma di un aggiornamento che i team hanno poi dovuto installare. Considerato quanto sia già controverso in sé questo regolamento, l’immagine di vetture buggate restituita dalla gara di oggi è grottesca. E queste lungaggini hanno pure impedito che si potesse vedere una corsa più entusiasmante.
Si attendeva con ansia la prima gara stagionale sotto la pioggia, ma a fermare le monoposto, impedendo ai piloti di sfidarsi in condizioni più proibitive di quelle che abbiamo poi visto, non è stato il bagnato, bensì la complessità eccessiva di un regolamento tecnico che continua a disturbare anche i piloti. A cominciare da Max Verstappen, che oggi si è preso una vittoria di peso al volante di una monoposto che non gli consente di mangiarsi la concorrenza in un sol boccone, spingendo l’asticella della prestazione con la fame di un felino come avrebbe fatto una volta.