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La Mercedes si è ritrovata ad annaspare sul bagnato, nella giornata in cui è arrivata la certezza matematica di un titolo Costruttori che, in fondo, era ampiamente preventivabile sin dalle prime battute di questo nuovo regolamento tecnico. La W17 oggi ha causato non pochi grattacapi sia a -George Russell che ad Andrea Kimi Antonelli, nelle condizioni miste che hanno caratterizzato buona parte della corsa. Tutta colpa della differenza di temperatura tra le gomme dei due assali, che ha restituito una monoposto dalle risposte impreviste, piuttosto capricciosa. Ne sa qualcosa Russell, finito clamorosamente in testacoda in pitlane.
Di errori del genere se ne vedono pochi in F1. Vengono in mente Valtteri Bottas e Jerome D’Ambrosio, attualmente seduto al muretto della Ferrari. Russell è riuscito a ritrovare la dritta via, e alla fine ha dimostrato di essere il più costante in condizioni che hanno messo in difficoltà Antonelli. In questo caso, la poca esperienza di Kimi potrebbe aver fatto la differenza. Nel corso della gara, Antonelli ha parlato di problemi alla vettura, in particolare sul fronte delle sospensioni. Non si è reso conto, a caldo, del fatto che non si trattasse di problemi meccanici, ma di uno scompenso termico degli pneumatici.
Diceva di faticare a sterzare a sinistra, ma molto probabilmente si trattava della conseguenza di questa problematica, esacerbata dal fatto di finire fuori traiettoria, nelle zone della pista ancora bagnata. Ecco come sono arrivati gli errori che hanno condizionato la sua gara. Sono condizioni che imparerà a fare sue, queste. Ma per farlo ci vuole una sensibilità che in questo momento ancora gli manca. Un problema simile a quello occorso alla Mercedes lo si è ravvisato in casa Ferrari, con apprezzabili difficoltà nella gestione delle gomme in condizioni miste sia per Charles Leclerc che Lewis Hamilton.
Il sette volte campione del mondo di Formula 1 è stato protagonista di una partenza da cineteca, muovendosi come un gatto tra avversari meno guizzanti di lui. Ma è bastato questo sforzo iniziale per mandare in tilt le gomme. Le posteriori erano troppo surriscaldate, fuori dalla finestra di utilizzo come probabilmente lo erano anche le anteriori, ma per il motivo opposto. Da lì in avanti, è stato un supplizio. Leclerc, dal canto suo, aveva stressato meno le gomme nelle fasi iniziali, ma non ha potuto fare una differenza sostanziale.
Si sono visti momenti di grande slancio da parte di Hamilton, in un Gran Premio che forse con una monoposto diversa avrebbe potuto vedere la stessa esaltante progressione mostrata da Max Verstappen. La macchia della sua gara è rappresentata dal mancato doppio pit stop con Leclerc nel momento in cui era necessario cambiare le soft e calzare le intermedie. Ascoltando il team radio, emerge come Hamilton sia stato avvisato all’ultimo di dover rientrare ai box e abbia mancato l’ingresso ai box per pochissimo.
È in circostanze come queste, d’altronde, che il pilota deve fare affidamento al team, che ha sottomano i dati del radar sulla pioggia. Il caso contrario vale invece quando la pista è in fase di asciugatura, e serve il feedback del pilota sulle effettive condizioni del tracciato, oltre ai tempi che dovrebbero suggerire il cambio mescola. Sono comunque note a margine sullo sfondo di un altro weekend molto complesso per la Rossa, tutt’altro che incisiva in condizioni sicuramente non di facile interpretazione.
Non è un caso che i migliori del lotto, alla fine, siano i piloti dei due team che sono riusciti a gestire meglio le gomme in condizioni miste. Ma per un piazzamento di livello serviva anche una gara senza errori. È stato così sia per Norris che per Verstappen, autore di una corsa in rimonta da vero cannibale, la stessa in cui avrebbe potuto prodursi Hamilton se avesse avuto una monoposto in grado di sostenerlo. La bontà della Red Bull RB22 in Brasile si vede anche dal terzo posto di un Isack Hadjar arrembante, ma non perfetto. È ancora un diamante grezzo, il francese. Crescerà. È già arrivata – anzi, tornata – al top la Mercedes, che per il 2027, però, potrebbe avere fieri avversari, per quanto abbiamo visto nelle ultime gare.