"Ad armi pari sono competitivo. Antonelli? Bello che diventi campione qui": Alonso infiamma il GP del Messico

'Ad armi pari sono competitivo. Antonelli? Bello che diventi campione qui': Alonso infiamma il GP del Messico
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"Con armi pari mi sento sempre competitivo": alla vigilia del GP del Messico, Fernando Alonso rilancia le sue ambizioni, analizza i contatti a fondo griglia e incorona Kimi Antonelli a un passo dal titolo mondiale
29 ottobre 2026

C’è un silenzio strano attorno al giovedì del Gran Premio del Messico. Manca la voce del protagonista annunciato, Andrea Kimi Antonelli, bloccato a letto dall’influenza proprio alla vigilia del secondo match point iridato dove gli bastano appena due punti per conquistare il titolo. Ma mentre i riflettori cercano la sedia vuota nella hospitality della Mercedes, a raccontare il momento ci pensa l’uomo che questo sport lo decodifica come nessun altro: Fernando Alonso.

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Nel paddock dell'Autodromo Hermanos Rodríguez, lo spagnolo apre la giornata presenziando all'evento con Pepperstone, global trading partner di Aston Martin che ha annunciato il rinnovo del contratto e la nomina ufficiale del pilota asturiano come brand ambassador. Un'occasione per mostrare anche il nuovo casco speciale: "Ha i miei colori, il blu e il giallo, ma è anche molto messicano. I tifosi lo adorano e domani, sotto la luce del sole in pista, sarà ancora più bello". Il casco resta un elemento centrale per Fernando: "Rappresenta chi sei, è ciò che i tifosi vedono sulla macchina ed è parte del tuo carattere. Tutto il merchandising, le bandiere dei fan, ruota attorno a questi colori. Lavoro al design insieme al mio team e a quello del mio telaio da go-kart per mantenere un'unica identità visiva".

Quando lo sguardo si sposta sulla lotta iridata e sulle prestazioni di Antonelli, Alonso esprime parole di grandissima stima: "È difficile per me seguire da vicino la battaglia per il titolo perché purtroppo siamo un po' lontani da quel gruppo. Ma quando vedo i risultati della domenica, sembra che guidi sempre quasi alla perfezione. Non commette mai errori e non disputa mai brutte gare. Questa costanza e questo spirito vincente sono stati la cosa migliore della sua stagione, insieme a un'esecuzione impeccabile weekend dopo weekend. Sarà campione questo fine settimana, ed è un posto incredibile in cui diventarlo per poi festeggiare la domenica sera".

Interrogato sulle insidie del tracciato messicano, il due volte campione del mondo chiarisce quanto sia complicato guidare a questa altitudine: "È un circuito molto difficile, persino per i piloti più esperti. La macchina si comporta diversamente a causa della riduzione di carico aerodinamico per l'altitudine. Per quanto mi riguarda, c'è la curva che entra nello stadio, la 12: dopo sette anni che vengo qui, ancora non riesco a interpretarla alla perfezione. È un punto in cui è facilissimo sbagliare la staccata e l'inserimento".

Fernando torna poi con decisione sui temi caldi legati agli standard di guida e alle stoccate riservate ai piloti del retrovia dopo il GP di Austin e il contatto con Albon: "Non ho specificato un numero preciso di piloti, ma penso che tutti sappiamo di chi parliamo e chi si sia sentito colpito da quel commento. E questo dice tutto. Continuo a pensarla allo stesso modo: è stato un errore non necessario e trovo ancora difficile capire che tipo di opportunità vedesse Alex in quel momento. Ma non si tratta solo di Austin, purtroppo è una costante per tutta la stagione in quella parte di gara".

Lo spagnolo spezza poi una lancia sulla difficoltà di gestione a fondo griglia, pur mantenendo ferma la critica: "Quando sei dietro le macchine sono più difficili da guidare, hanno meno grip e non ti 'accolgono' in modo confortevole, quindi gli errori arrivano più facilmente. Tuttavia, i contatti al primo giro e le ruote anteriori che volano non sono necessari, specialmente se stai lottando per il nulla a fondo schieramento. I commissari? Non è il loro lavoro intervenire, a meno che non ci sia qualcosa di veramente pericoloso. Dipende solo dalle ambizioni di quei piloti: se vogliono restare a lungo in Formula 1 e avere un'opportunità in un grande team, o se sono contenti di continuare a fare incidenti".

Nonostante le passate difficoltà di affidabilità vissute in Messico, l'asturiano guarda a domenica con moderato ottimismo: "Il Messico è sempre stato difficile per noi, ma quest'anno arriviamo con un pizzico di ottimismo in più. Austin è stata una gara molto competitiva e il layout di questo tracciato potrebbe adattarsi bene alla nostra vettura. Sulla power unit stiamo andando nella direzione giusta grazie agli insegnamenti tratti dagli scorsi eventi, specialmente a Singapore. I punti restano un obiettivo difficile, ma potrebbe essere finalmente una buona domenica".

La motivazione, infine, rimane intatta nonostante le sfide: "Nello sport si perde più di quanto si vince, fa parte del viaggio. Io sono una persona estremamente competitiva e sento di poter fare molto meglio di quanto dicano i risultati attuali. Quando ho armi pari, che si tratti di rally, endurance, kart o Formula 1, mi sento sempre competitivo. Ogni mattina mi sveglio sapendo di fare ciò che amo: non è un lavoro, è un privilegio".

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