"Non sbaglio un colpo al via, ma poi sprofondiamo": lo sfogo di Ocon e il retroscena sul gesto di Hamilton

'Non sbaglio un colpo al via, ma poi sprofondiamo': lo sfogo di Ocon e il retroscena sul gesto di Hamilton
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Esteban Ocon analizza i problemi di bilanciamento della vettura alla vigilia del GP del Messico, svelando i segreti delle sue partenze e il gesto speciale di Lewis Hamilton
29 ottobre 2026

La vigilia del Gran Premio del Messico si apre con un misto di lucida consapevolezza e sotterranea frustrazione per Esteban Ocon. Sull’asfalto rarefatto di Città del Messico, il pilota francese si appresta a cedere il volante della sua monoposto a Ryo Hirakawa per le FP1. Una rinuncia che in altre piste peserebbe come un macigno, ma che tra le pieghe del tracciato intitolato ai fratelli Rodríguez assume contorni ben diversi.

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“Questo circuito normalmente non è tra i più severi per la power unit”, spiega Ocon senza drammi. “Dai dati e dal lavoro al simulatore non emerge come una pista criticamente probante per i motori. C'è molta libertà nell'erogazione lungo il giro grazie alle staccate intense e al basso drag. L'aria così rarefatta ci rende scivolosi nel dritto. I veri limiti riguardano la soglia di velocità massima nei tratti veloci, dove bisogna tagliare per non superare i limiti imposti dalla FIA. Saltare le FP1 non è mai l'ideale sul fronte del setup, ma la pista sarà molto sporca all'inizio. Tutto sommato non è il posto peggiore dove perdere una sessione. Se fossimo stati ad Austin sarebbe stato un problema molto più complesso. Ryo farà un ottimo lavoro per indirizzare le prestazioni e noi potremo costruire da lì”.

Il ritorno sul weekend della capitale messicana è anche l'occasione per fare un bilancio morale e tecnico di un periodo intenso, segnato da croniche incertezze meccaniche e l’annuncio dell’addio ad Haas il prossimo anno in favore di Camara. Tra i colleghi, l'appoggio non è stato corale, ma alcuni gesti non sono passati inosservati: “Oltre a Lance, anche Lewis si è avvicinato per parlare della situazione e di come sono andate le cose. È stato un bellissimo gesto da parte sua, ho apprezzato molto il fatto che si sia preso il tempo per farlo”.

Sul fronte agonistico, l'attenzione resta concentrata su una ferita ancora aperta: la resa della monoposto sulla distanza di gara, in netto contrasto con uno dei punti di forza più impressionanti sviluppati dal pilota negli ultimi due anni. “Gettare la spugna o lasciarsi abbattere non fa parte del mio approccio. Cerco sempre di azzerare tutto prima della domenica, a prescindere dalle qualifiche. La verità è che stiamo facendo delle partenze e dei primi giri straordinari. È un lavoro che ho impostato con la squadra fin dal 2025 e portato avanti quest'anno: dall'ergonomia del volante al target della frizione, fino alle mappe software e alle strategie di attacco provate al simulatore. Sbarco la percentuale esatta di stacco ogni singola volta, non sbaglio un colpo. Abbiamo le migliori partenze di tutta la griglia. È fantastico fare spettacolo nei primi metri e guadagnare posizioni, ma il problema è che poi non riusciamo a mantenerle”.

Ad Austin, la disparità prestazionale e il degrado precoce hanno evidenziato criticità mai del tutto risolte sulla sua vettura: “Il passo base semplicemente non basta. La scorsa settimana siamo incappati in un bloccaggio anteriore e in un sottosterzo anomalo che mi hanno impedito di spingere a fine stint. Non vedevo lo stesso comportamento sull'altra vettura. Il nostro problema principale continua a essere l'inconsistenza: a volte l'auto bilancia verso l'anteriore, altre volte, come in Australia o in Cina, avevamo un retrotreno totalmente instabile e un sovrasterzo incontrollabile. Non lavoriamo mai nella stessa finestra finale. Purtroppo non abbiamo il lusso di poter sostituire troppi componenti in questa fase della stagione, quindi il rischio che questi problemi si ripresentino esiste. Ma il Messico l'anno scorso ci aveva visto molto competitivi: se l'auto risponde pulita, possiamo giocarci carte ben diverse”.

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