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Tra le curve del tracciato di Sepang, cornice insolita per un Gran Premio del Bahrain traslocato in Malesia per delicate ragioni geopolitiche, il paddock di Formula 1 respira un’atmosfera particolare. Tra le storie più spinose c'è quella di Esteban Ocon. Fresco dell'annuncio della separazione con la Haas a fine stagione, il talento transalpino affronta questo weekend da free agent, con un futuro nel Circus che appare sempre più in bilico, ma con la determinazione di chi non ha alcuna intenzione di arrendersi.
Nonostante la precarietà della sua posizione di mercato, Ocon ci tiene a rivendicare la bontà del lavoro svolto in pista e lo sviluppo portato avanti con la vettura nelle ultime uscite. “Ultimamente penso si possa dire che stia andando piuttosto bene, indicativamente da Budapest in poi. Abbiamo trovato molta più costanza con la macchina e, di conseguenza, siamo riusciti a estrarre prestazioni decisamente migliori. Nelle ultime due gare, a Madrid e a Baku, avremmo potuto chiudere entrambe a punti. A Madrid purtroppo li abbiamo persi per un problema al pit stop, terminando in undicesima posizione. Tuttavia, le ultime uscite sono state positive e questo riflette tutto il duro lavoro svolto dall'inizio dello scorso anno per individuare i problemi della vettura e capire esattamente cosa non stesse funzionando. Questo sforzo sembra aver pagato: da alcune gare a questa parte c'est un trend chiaro e abbiamo macchine decisamente più sane su tutti i fronti. Ora dobbiamo cercare di mantenere questa linea anche nei prossimi appuntamenti. Non è un dato acquisito e le difficoltà potrebbero ripresentarsi, ma finora il bilancio è positivo, quindi continuiamo così”.
Tra gli addetti ai lavori si è vociferato che le tensioni derivanti dai cronici problemi tecnici della monoposto abbiano inciso sulla rottura tra il pilota e la squadra. Ocon, tuttavia, spazza via con decisione l'ipotesi che il suo futuro sia stato condizionato dalle critiche mosse allo sviluppo: “No, non credo c'entri nulla. Ho semplicemente fatto il mio lavoro, cercando di portare le macchine dove dovrebbero stare. Alla fine ne hanno beneficiato tutti nel team, perché stiamo vedendo i risultati del duro lavoro svolto. Sono stato il primo a sperimentare sulla mia pelle i problemi della vettura ed è per questo che ho puntato il dito sulle criticità. Ci sono volute alcune gare per capire che il problema esisteva davvero, ma ormai da tempo ne siamo tutti consapevoli, sia nel team che nell'ufficio degli ingegneri. Quindi no, non credo siano questi i motivi”.
Il mercato piloti offre poche finestre e le alternative scarseggiano, ma il pilota francese esclude per il momento di voler guardare a ruoli di riserva o ad altri campionati, ribadendo la propria centralità nel motorsport azzurro e rosso della massima formula: “Il mio focus è al 100% sulla Formula 1. Questo è chiarissimo: è qui che devo stare ed è qui che voglio essere, quindi non guarderò altrove. Detto ciò, sapete meglio di me che in Formula 1 le cose cambiano ogni due secondi e non si può mai sapere cosa succederà. Sto ancora lavorando per trovare una soluzione per il prossimo anno. Nel frattempo, il focus rimane fare bene in pista. Come ho detto, nelle ultime gare abbiamo ottenuto buoni risultati e per me questo è il modo migliore per dimostrare che me lo merito ancora. Naturalmente mi serve una macchina che mi assista, cosa che ci è mancata per tantissime gare, compreso l'anno scorso. Quando la vettura c'è, i risultati arrivano, come si è visto a Baku e a Madrid”.
La spinta per continuare ad azzannare l'asfalto deriva dalla consapevolezza di aver sempre dovuto conquistarsi ogni singolo centimetro di carriera: “Sì, ci sono ancora speranze. Ed è la speranza che mi motiva a rimanere concentrato in pista e a raccogliere i risultati delle ultime gare. È ciò che mi tiene in piedi ed è una bella sensazione. In Formula 1 ho sempre dovuto lottare duramente per ogni singola cosa: non mi è mai stato regalato nulla. Ho passato momenti difficili, con persone che cercavano di affondarmi e di scavarmi la fossa, ma ho sempre dimostrato che con la resilienza, il duro lavoro e la motivazione si possono superare queste fasi. Ed è quello che continuerò a fare”.
Il fantasma del 2019, quando rimase un anno alla finestra prima di rientrare nel Circus, non sembra al momento spaventarlo: “Non siamo ancora a quel punto, ne potremo parlare tra sei mesi. Non siamo di fronte a un altro 2019 e non voglio rivivere quell'anno; se dovrò farlo lo farò, ma come detto in Formula 1 le cose cambiano in fretta. Possono presentarsi delle opportunità, quindi non datemi ancora per spacciato”.
A chi gli chiede se non subentri qualche crepa nell'autostima di fronte all'incertezza, il transalpino replica mettendo sul piatto l'impegno profuso dentro e fuori dal box: “Prima che firmassi abbiamo avuto una conversazione molto chiara: per far fare il salto di qualità alla squadra bisognava costruire basi solide. È stato un bene averlo fatto, perché abbiamo risparmiato molto tempo sul piano tecnico. Sul lato delle prestazioni, io so di poter fare la differenza, senza alcun dubbio. Mi chiedo sempre cosa posso fare per migliorare: se qualcosa non funziona, metto prima di tutto in discussione me stesso e poi si riparte da lì. Non me ne sto qui a pensare di essere il più forte del mondo e a rilassarmi senza lavorare: ci metto più lavoro di chiunque altro, al simulatore, nei briefing con gli ingegneri, in fabbrica. Lo faccio da sempre. Ora ci troviamo in questa situazione, ma non è la fine. Ci sono ancora opportunità in Formula 1 e continuerò a spingere per ottenerne una”.
In un paddock di Formula 1 spietato e in continua evoluzione, Esteban Ocon sceglie la via dell'orgoglio e del lavoro duro. Lontano dai giochi politici e focalizzato unicamente sui risultati in pista, il pilota francese lascia la Haas a testa alta, consapevole di aver dato tutto per far crescere il progetto. Che il futuro riservi una nuova opportunità o una pausa forzata, la sua determinazione resta incrollabile: la partita per un sedile nel Circus è tutt'altro che chiusa.