"Pressione, salute e rischio. Prost mi disse di non andarci": il retroscena di Todt su come la Ferrari è tornata grande. Una lezione che vale anche oggi con Vasseur?

'Pressione, salute e rischio. Prost mi disse di non andarci': il retroscena di Todt su come la Ferrari è tornata grande. Una lezione che vale anche oggi con Vasseur?
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"Stavo per affrontare una sfida per cui tutti mi dicevano: non andarci". Dai dubbi sulla salute e la reputazione fino ai frutti raccolti anni dopo: la confessione di Jean Todt svela cosa serve davvero oggi a Maranello
30 settembre 2026

La Formula 1 si prepara a scendere in pista per il Gran Premio del Bahrain, che si disputerà questo weekend in Malesia, sull’iconico tracciato di Sepang. Per la Ferrari sono giorni complessi dopo le vicissitudini che hanno colpito Frédéric Vasseur. L’autoproposta di Christian Horner come team principal della Scuderia ha riaperto i dubbi sulla posizione del francese. Ma i vertici di Maranello hanno voluto esprimere nuovamente la loro fiducia nei confronti di Vasseur, con il chiaro intento di riportare l’attenzione dell’intera squadra sul lavoro che l’attende in pista. Una situazione, quella vissuta a Baku, che ha reso il lavoro del team più complicato del solito. La pressione sul Cavallino Rampante ha sempre avuto un peso specifico diverso rispetto alle altre scuderie, ed è sempre stato così, anche con altri team principal, persino quando a capo vi era Jean Todt.

Foto copertina: ANSA

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In questi giorni molto si è parlato del futuro di Frédéric Vasseur alla guida della Scuderia. I risultati in pista mancano da ormai cinque gare e le attese della vigilia della stagione sembrano naufragare ora che siamo giunti nella parte conclusiva del calendario. Inevitabile, così, parlare di quello che è stato l’operato del team principal in questi suoi quattro anni a Maranello e di quelle che sono le prospettive in vista dei prossimi. A rendere la situazione ancora più spinosa sono state le parole di Christian Horner al Times, dove ha rivelato che la Ferrari sarebbe l’unico team per cui sarebbe disposto a tornare in Formula 1 anche da dipendente. Verrebbe così meno la sua unica prerogativa: essere un azionista della squadra che dirige. Tuttavia, l’autoproposta dell’ex numero uno della Red Bull è stata rispedita al mittente dallo stesso Cavallino Rampante.

A Baku, Vasseur ha espresso parole forti nei confronti dell’attenzione, sempre spropositata nei confronti della Ferrari rispetto agli altri team, che la sua posizione sta ricevendo di recente. E queste pressioni dall’esterno non fanno bene alla squadra, deconcentrandola da quello che deve fare. Ovvero lavorare al massimo per portare a casa risultati importanti, che sono alla portata della Scuderia per questa stagione nonostante le ultime cinque uscite senza podi. Ma per riuscirci c’è bisogno di serenità in tutti i membri del team, e l’argomento di discussione non deve essere il futuro del team principal. Una richiesta sposata anche dai vertici di Maranello che nella giornata di ieri, prima che iniziasse il weekend a Sepang, hanno voluto ribadire la loro fiducia in Vasseur in vista dei prossimi appuntamenti in calendario.

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È stata richiesta serenità, la stessa che molti addetti ai lavori hanno ricordato che circondava la Ferrari nei suoi tempi d’oro. Quando l’operato di Jean Todt e di Luca Cordero di Montezemolo non veniva mai messo in discussione, quando la Ferrari vinceva grazie al dream team che avevano costruito con Ross Brawn a dirigere l’area tecnica e Michael Schumacher in pista. Tuttavia, tutta questa serenità non esisteva neanche all’epoca, ha rivelato l’ex team principal della Rossa. “Spesso durante i primi anni, quando le cose non andavano come avremmo voluto, mi dicevo: ‘Non sarà possibile’. Ma in nessun momento, in nessun momento, ho abbassato la guardia. E ho avuto la fortuna di mettere assieme un team davvero efficiente”, ha dichiarato Todt nei giorni scorsi al podcast 21News. Perché anche Todt, esattamente come Vasseur ora, ha dovuto attendere anni prima di poter cogliere effettivamente i frutti del suo lavoro.

Si parla spesso di ‘carta bianca’ da lasciare ai team principal, un aspetto fondamentale di cui, ora, Vasseur non gode ancora appieno, ma di cui ai tempi Todt poté usufruire. “E infine, di avere azionisti disposti ad accettare la mia proposta. L’hanno accettata, perché non avevano una soluzione migliore da proporre. Michael si accorse che eravamo sulla strada giusta e quando la gente gli diceva che dovevo essere sostituito, rispondeva che allora se ne sarebbe andato anche lui. Così la questione si è chiusa”, ha aggiunto ancora Todt. Una posizione di fermezza da parte dei piloti espressa anche ora da Charles Leclerc e Lewis Hamilton, che continuano ad avere piena fiducia in Vasseur.

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Essere il team principal della Ferrari espone sempre a una pressione maggiore. Perché si sta parlando del team più storico e vincente nella storia della Formula 1 che ora, però, come detto anche da Horner, è il “gigante addormentato” di questo sport. E l’obiettivo della squadra, le aspettative dei vari addetti ai lavori e, soprattutto, degli appassionati, sono quelli di rivedere la Scuderia vincere come ai tempi d’oro che furono. Ma anche quando Todt arrivò a Maranello, la situazione del Cavallino non era delle migliori, tanto che prima di accettare Jean ha dovuto rifletterci molto, anche per motivi personali.

“Oltre la pressione, parliamo anche di salute e di rischio. Perché stavo lasciando Peugeot, dove avevo una situazione stabile e godevo di una buona reputazione. Stavo per affrontare una sfida per cui tutti mi dicevano: ‘Non andarci, non può funzionare’. Ricordo di aver parlato con Alain Prost, che mi diceva: ‘Non resisterai nemmeno 2 anni’. Quindi si trattava di fare i conti. Mi diceva: ‘Se tra 2 anni verrai licenziato e non troverai mai più un lavoro, come farai?’”. Alla fine, la storia gli ha dato ragione, ma prima ha dovuto attendere che i semi da lui piantati in quel terreno pieno di asperità di Maranello crescessero, diventassero un albero rigoglioso per infine raccogliere i frutti tanto attesi e sudati.

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Chiedere a Vasseur la bacchetta magica dopo decenni di polvere sotto il tappeto potrebbe essere l'ennesimo cortocircuito della politica di Maranello. Il parallelo con l'era Todt parla chiaro: neanche la Ferrari più vincente della storia è nata dal giorno alla notte tra gli applausi generali, ma attraverso tempo, scudi alzati e la protezione totale di piloti ed azionisti. Oggi Vasseur si trova davanti allo stesso bivio e alla stessa pressione soffocante che trent'anni fa rischiava di travolgere il manager francese. Chi pensa di risolvere i problemi liquidando il team principal al primo momento di difficoltà, forse non ha ancora capito che rincorrere il salvatore della patria di turno — Horner o chi per esso — non fa altro che resettare il contatore della gloria. La storia insegna che per svegliare un gigante addormentato servono radici solide e pazienza.

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