“Non c’è serenità”: l'era Vasseur è al capolinea. La Ferrari ed Elkann preparano la buonuscita per scaricarlo

“Non c’è serenità”: l'era Vasseur è al capolinea. La Ferrari ed Elkann preparano la buonuscita per scaricarlo
Pubblicità
Tensione nel box, zero podi nelle ultime cinque gare e la resa dei conti sui motori: l'era Vasseur a Maranello è ai titoli di coda. La Ferrari prepara la buonuscita fino al 2027 per il congedo del francese a fine stagione, mentre l'ombra di Horner s'allunga sulla Rossa
26 settembre 2026

Baku è la città del fuoco e del vento. Due elementi naturali che, quando si scatenano, fanno disastri. Per ricostruire ciò che è stato distrutto ci vogliono tanto tempo, pazienza e soprattutto fondi da investire. Poi, ultimati i lavori, si ammira quello che è stato costruito. A fine anno, ovunque si disputerà l’ultimo appuntamento stagionale della Formula 1, questo sperava di fare Frédéric Vasseur: ammirare cosa, nell’arco di quattro anni, aveva edificato con e per la Ferrari. Tuttavia, questa scena idilliaca potrebbe non vedere mai la luce.

Naviga su Automoto.it senza pubblicità
1 euro al mese

Sono cinque gare che la Rossa manca il piazzamento sul podio. Un bilancio negativo che inizia a pesare all'interno del box del Cavallino Rampante, viste le aspettative di inizio anno. Vasseur aveva chiesto tempo per poter intraprendere un percorso di rinascita tecnica con la Ferrari. Quando nel 2023 ha iniziato il suo lavoro con la Scuderia, ha preso le redini di un progetto le cui basi erano state gettate dalla precedente dirigenza targata Mattia Binotto. Voleva e doveva infondere la sua leadership tecnica, il manager francese, scegliendo in prima persona la squadra di ingegneri che avrebbe forgiato la nuova era della Ferrari, quella nata con il nuovo regolamento tecnico. Perché negli ultimi anni dell’era a effetto suolo Vasseur ha stravolto tutti i reparti di Maranello per arrivare pronto a questa F1 2026. E sembrava anche esserci riuscito, viste le ottime risposte arrivate dalla pista a inizio stagione. Ma i flop, poi, sono stati tanti.

La SF-26, invece di progredire — soprattutto considerato il ritmo serrato di sviluppi portati finora —, ha fatto passi indietro, mentre i rivali diretti hanno alzato la posta in gioco e ricucito il gap. La Mercedes continua a volare con un ritmo tutto suo, la McLaren — tolta la débâcle di Baku — è arrivata alle calcagna della Rossa e anche la Red Bull ha ridotto la forbice prestazionale che in Australia sembrava abissale. In poche parole, tutti gli auspici di inizio anno sono naufragati all’ombra dei dubbi e delle incertezze. Pesa anche il clamoroso motore mancato, caratterizzato da un’architettura controcorrente rispetto al resto della griglia per volere dello stesso Vasseur: un turbo più piccolo per favorire le partenze. La Federazione, tuttavia, ha cambiato le procedure al via dopo che Mercedes e Red Bull avevano sollevato dubbi per questioni di sicurezza, neutralizzando così quello che doveva essere l’asso nella manica del Cavallino. E sul piano politico, lo scontro tra Vasseur e Toto Wolff si è rivelato una disfatta in stile Caporetto.

ANSA

Ma è proprio la power unit a rappresentare il peggior rimpianto della Ferrari: loro, motoristi dal giorno zero, battuti clamorosamente sui cavalli dell’endotermico da chi i propulsori ha iniziato a progettarli solo da pochissimi anni, la Red Bull-Ford. In breve, tutto quello che la Ferrari doveva essere in pista quest'anno si è trasformato nell’arco di pochi mesi in un incubo. E quando i risultati mancano, la dirigenza fa sentire la sua voce. “Entro il 2026 vinciamo un titolo Costruttori e un titolo Piloti”, aveva dichiarato John Elkann nel 2022. Giunti al quindicesimo appuntamento stagionale, nessuno dei due obiettivi è ormai più nel mirino. Lo era a inizio anno, ma troppi errori di esecuzione, il passo che manca in qualifica e le storiche difficoltà con la messa in temperatura delle gomme — aspetti ben noti da anni a Maranello — hanno fatto naufragare l’era di Frédéric Vasseur in un mare di promesse mancate.

Nel giro di poco tempo la situazione ha subito una brusca accelerazione, e ora su Maranello si sta abbattendo una vera e propria tempesta. La Ferrari, però, sta già mettendo in moto un piano di prevenzione e salvataggio. Una scuderia storica come la Rossa non può mandare alle ortiche un nuovo ciclo regolamentare, soprattutto ora che le discussioni per il successivo, con il ventilato ritorno ai motori V8, iniziano a prendere una piega sempre più concreta. Si deve cambiare adesso per il bene della Ferrari. Perché Vasseur, che pure è abituato a queste tempeste, non essendo la prima che affronta, non riesce più a svolgere neanche il compito primario di un team principal: tenere unita la squadra. E lo ha ammesso lui stesso.

ANSA

“Non stiamo lavorando in perfetta serenità”, ha dichiarato ai nostri microfoni nel post-gara di Baku, dove quello che è successo in pista è ormai solo un lontanissimo ricordo. “Vale per me in primis, ma per chiunque nella squadra e per i media, visto che il 50% delle domande riguarda questo tema. È una situazione frustrante. Stiamo lottando per fare il massimo nel campionato e alla fine ci ritroviamo a parlare continuamente di questo. Anche per i ragazzi nel garage, dover discutere di queste cose non è la condizione ideale. Ma è quel che è, non dipende da me”, ha proseguito Vasseur. A far infuriare ancora di più la tempesta è stato Christian Horner che, parlando al Times in occasione dell’uscita della sua autobiografia, ha offerto alla Ferrari su un piatto d’argento tutta la sua conoscenza di un ambiente politicamente spietato come la Formula 1. Ed è disposto a farlo anche a caro prezzo: rinunciare al ruolo di azionista ed essere un semplice dipendente, ovvero tutto quello che in Red Bull non voleva più essere.

“Horner cerca lavoro, lo sanno tutti, ovunque. Ma io cosa posso farci? L'unica cosa che posso fare è dare il massimo per migliorare la squadra, chiedere ai ragazzi di rimanere motivati, concentrarmi su ciò che possiamo fare oggi e passare del tempo con il team. Ad ogni intervista siamo punto e a capo, saranno 25 volte al giorno che mi viene chiesto. Cosa posso dire? Cosa posso fare?”, ha aggiunto ancora Vasseur. Una risposta a cosa si possa fare la sta preparando la Ferrari stessa. Perché anche se il francese dichiara di essere ancora pienamente coinvolto nel progetto di Maranello, che il suo “è il lavoro più bello del mondo” e che sta “cercando di fare del mio meglio, il mio dovere, e me lo tengo stretto”, il vento sta cambiando e lo sta portando sempre più lontano dal Cavallino Rampante.

ANSA

E forse non bisognerà neanche chiedere alla sua assistente se lavorerà al fianco di Horner, perché per Vasseur potrebbe essere semplicemente troppo tardi. “Ci sono ancora diverse gare da disputare da qui alla fine della stagione”, e potrebbero essere anche le sue ultime da team principal della Rossa. I vertici della Ferrari, da quanto apprendono i colleghi di RacingNews365, avrebbero infatti pronto da firmare un contratto di buonuscita. In parole povere, traducendo il gergo politico della Formula 1: la richiesta della Scuderia di un congedo da parte di Vasseur a fine stagione attraverso dimissioni spontanee, in cambio del pagamento dello stipendio fino alla naturale scadenza del contratto a fine 2027. Una pratica a cui nel mondo del calcio si è ampiamente avvezzi.

Basti pensare che la Juventus, per cambiare guida tecnica dopo i disastri in panchina, stia pagando regolarmente Thiago Motta — sotto contratto fino al 2027 con il suo staff — e l’abbia fatto anche con Igor Tudor fin quando non ha firmato con il Tottenham, pur non essendo più allenatori della Vecchia Signora. Un bagno di sangue economico per la Juventus, così come potrebbe presto esserlo per la Ferrari, disposta pur di voltare pagina a pagare Vasseur per guardare le gare da casa. Resta solo da capire chi raccoglierà questa eredità scottante: se davvero la spietata esperienza di Christian Horner o una figura capace di riportare la serenità perduta. Di certo, per Fred Vasseur, la tempesta di Baku ha già travolto il futuro.

ANSA
Pubblicità