"Se guardo le gare in TV sento di poter fare meglio di loro": Alonso spiega il rinnovo con Aston Martin. E punge la F1: "Oggi metà schieramento non finirebbe Sepang del passato"

'Se guardo le gare in TV sento di poter fare meglio di loro': Alonso spiega il rinnovo con Aston Martin. E punge la F1: 'Oggi metà schieramento non finirebbe Sepang del passato'
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Fernando Alonso spiega il rinnovo lampo con Aston Martin e il ritorno in Malesia: dal fuoco interiore ai ricordi di una F1 disumana che oggi piegherebbe molti piloti
1 ottobre 2026

L’odore dell’asfalto di Sepang ha un sapore diverso per Fernando Alonso. Non è solo il luogo della sua prima pole position in carriera, centrata nel 2003 fermando il cronometro su quel memorabile 1’37”044. È il teatro dei ricordi più duri e gloriosi, compresa la vittoria del 2005 in condizioni fisiche quasi disumane. Nove anni dopo l’ultima edizione del Gran Premio della Malesia – oggi di nuovo in calendario per sostituire la tappa del Bahrain –, lo spagnolo torna ad abbassare la visiera a Sepang. Ma non si tratta di una passerella d’addio. Anzi: alla soglia dei 45 anni, Fernando si presenta al paddock forte di un rinnovo contrattuale fresco di firma con Aston Martin, deciso a non mollare la presa nemmeno davanti a una Formula 1 2026 che stenta a fargli scattare la scintilla di un tempo.

Foto copertina: ANSA

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Il rinnovo di contratto è stato quasi un atto formale, una chiacchierata fulminea con Lawrence Stroll: “Non ho una data precisa in cui ho preso la decisione, è stato molto recente. Io e Lawrence ci siamo seduti ed è stato estremamente semplice, non c'era molto da discutere. Entrambi volevamo continuare, è stata una conversazione di cinque minuti”. Nessuna trattativa estenuante né promesse mirabolanti sul tavolo. A spingerlo è un fuoco interiore che non accenna a spegnersi, lo stesso che non gli dava pace quando si era momentaneamente allontanato dal Circus: “Se stessi a casa a guardare le gare in TV, sentirei di poter fare meglio di chi è in pista. È quello che provavo quando ero lontano dalla F1: guardavo i gran premi e pensavo che certe cose non andassero bene. Sentivo quel fuoco dentro di me e lo sento ancora oggi. Finché ce l'avrò, non sarà il momento di fermarsi”.

Quella pausa di due anni è stata la chiave di volta della sua longevità agonistica. Senza quel reset, ammette candidamente, oggi non sarebbe qui a correre: “Non sarei qui se avessi continuato senza sosta. Avevo bisogno di staccare la spina dalla F1, di sperimentare categorie diverse e mettermi alla prova tra endurance, Indy e Dakar. È stato fondamentale per diventare un pilota più completo, e penso che in futuro ripeterò quell'esperienza. Il mio modo di intendere la vita è legato alle corse. La mia forza è sempre stata quella di adattarmi a tutto: dai V10 ai V8, fino ai V6, passando per Bridgestone, Michelin e Pirelli, KERS e sistemi ibridi”.

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Eppure, la Formula 1 di oggi, travolta dai nuovi regolamenti tecnici, impone compromessi amari e una gestione della batteria che stravolge la guida pura. È proprio Sepang a rischiare di evidenziare tutti i limiti di queste vetture: “Sarà triste affrontare il secondo settore qui, perché non possiamo usare la batteria lì, altrimenti non ne avremmo abbastanza per i tre rettilinei consecutivi. Devi usare il 100% dell'energia su quei tre rettilinei, il resto del giro serve solo a ricaricare. Decidere di continuare riguarda anche queste regole e quanto sia divertente guidare queste auto. Non ho garanzie che il 2027 sarà più divertente, ma è un impegno che ti prendi con te stesso. Con la power unit siamo partiti col piede sbagliato, ma penso che il team meriti un'altra opportunità per il prossimo anno. E poi, io mi sento ancora veloce”.

L’ingrediente fondamentale resta la motivazione quotidiana, quella che ti spinge ad allenarti duramente in palestra anche quando sai che la domenica non giocherai per il podio. Una volta al volante, la sofferenza lascia spazio all'istinto primordiale: “Non siamo competitivi nel weekend, ed è diverso rispetto a quando lotti per vincere. Ma quando chiudiamo la visiera e andiamo a correre, alla fine questo basta”.

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Tornare in Malesia evoca inevitabilmente un paragone impietoso tra la F1 moderna e quella di vent'anni fa. Una Formula 1 dove la gestione fisica era estrema e non lasciava spazio ai deboli: “Le F1 attuali sono più facili da guidare con tutti gli aiuti che abbiamo e la velocità che percorriamo in curva ricaricando le batterie. In passato, penso che metà dello schieramento non sarebbe riuscita a finire la gara per quanto le condizioni fossero dure. Ricordo il 2005: ero sul podio e non riuscivo nemmeno a vedere i meccanici perché ero esausto. Ho dovuto appoggiarmi sulle ginocchia, non riuscivo a stare in piedi. Era brutale”.

A sostenerlo nella scelta di allungare ancora la sua incredibile carriera c'è anche la famiglia, nonostante la complessità di una vita sempre con la valigia in mano: “La mia compagna mi supporta totalmente. Vive il dolore anche lei quest'anno e si preoccupa per me quando non siamo competitivi. Credo che soffra quasi più di me quando le cose non vanno bene! Ma amo le sfide e voglio continuare a cercare i limiti di ciò che è possibile”. Una caccia ai propri limiti che continuerà almeno per un'altra stagione, con la visiera abbassata e il piede ben piantato sull'acceleratore.

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