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Il weekend più importante della sua vita, quello in cui la storia della Formula 1 lo attende per aprirgli le porte del mito, inizia con l'ostacolo più inatteso. Andrea Kimi Antonelli salterà il consueto media day del Gran Premio del Messico a causa di un'influenza virale. Proprio alla vigilia dell'appuntamento che potrebbe consacrarlo campione del mondo, il ventenne bolognese si trova costretto a fermarsi, a rinunciare alle luci dei riflettori dell'Autodromo Hermanos Rodríguez e ai microfoni della stampa per chiudersi nel silenzio della sua stanza, a caccia di energie.
A comunicare la notizia è stata la Mercedes con una nota ufficiale: "Kimi oggi non si sente molto bene, dato che si sta riprendendo da un'influenza virale. A titolo precauzionale, la FIA lo ha sollevato dai suoi impegni media obbligatori per dargli modo di riposare in vista del weekend. Ci aspettiamo che torni regolarmente domani".
Uno stop forzato e precauzionale, concordato con la Federazione per tutelare la salute del ragazzo e permettergli di recuperare in vista delle prove libere. La scuderia di Brackley si dice fiduciosa di rivederlo al volante da domani, ma per Kimi questa vigilia ha improvvisamente cambiato sapore. Niente passerelle, niente interviste, niente contatto con quel paddock che già ribolle di attesa per la sua possibile impresa: solo il battito d'ali di una febbre fuori programma che trasforma la vigilia di un sogno in una corsa contro il tempo e contro le forze del proprio corpo.
Inizia così, decisamente in salita, un fine settimana dal peso specifico immenso. Perché la matematica, spietata e bellissima, dice che a Città del Messico ad Antonelli bastano appena due punti per prendersi tutto. Due miseri punti per spezzare un digiuno che dura da 73 anni, da quando Alberto Ascari nel lontano 1953 colorò d'azzurro l'iride mondiale. Un'attesa infinita che un intero Paese porta sulle spalle e che ora si concentra tutta nella grinta di questo ragazzo nato nel 2006, capace finora di dominare la stagione con la maturità dei predestinati e la purezza del suo talento.
Eppure il destino, che ama la drammaturgia dei grandi racconti sportivi, ha deciso di aggiungere un ultimo coefficiente di difficoltà. Gli ha chiesto di soffrire ancora un po', di stringere i denti prima di infilarsi quel casco e guardare al traguardo. L'unica cosa che conta, adesso, è ritrovare le forze, spegnere la febbre e riprendersi la pista. Perché le pagine più belle del motorsport non si scrivono quasi mai sulle strade spianate, ma sulle salite più dure, quando la febbre passa e resta solo la voglia incontenibile di prendersi la storia.