F1. Mohammed Ben Sulayem, anche il presidente della FIA finisce sotto inchiesta: ecco il perché

F1. Mohammed Ben Sulayem, anche il presidente della FIA finisce sotto inchiesta: ecco il perché
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Mohammed Ben Sulayem, il presidente della FIA, sarebbe sotto indagine per un presunto tentativo di interferire sul Gran Premio dell’Arabia Saudita 2023
4 marzo 2024

La Formula 1 quest’anno ha deciso di non farci annoiare, almeno fuori dalla pista. La bomba di mercato del 2024 è stata sganciata ormai un mese fa, con l’addio di Lewis Hamilton alla Mercedes per la Ferrari, e ancora prima la notizia delle inchieste aperte su Toto Wolff, chiusa in un nulla di fatto, e Christian Horner, ancora nella bufera anche se è stato assolto. Adesso, invece, è il turno di Mohammed Ben Sulayem, il presidente della FIA.

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Secondo quanto riportato dalla BBC, un informatore avrebbe riferito loro che Ben Sulayem sarebbe intervenuto nel corso del Gran Premio dell’Arabia Saudita dello scorso anno per annullare una penalità inflitta a Fernando Alonso, pilota di Aston Martin. Il reclamo si troverebbe all’interno di un rapporto stilato dall’Ufficiale del comitato etico di conformità della FIA, che la BBC ha avuto modo di visionare. Per il momento, sia il presidente che la Federazione hanno deciso di non rispondere alle domande della testata britannica.

L’accusa mossa dall’informatore è che Mohammed Ben Sulayem abbia chiamato lo sceicco Abdullah bin Hamas bin Isa Al Khalifa, il vicepresidente della FIA per lo sport nella regione Medio Orientale e del Nord Africa, presente in Arabia Saudita per la gara in veste ufficiale, per informarlo che fosse contrario alla penalità inflitta ad Alonso. All’asturiano dell’Aston Martin, infatti, durante il secondo appuntamento del campionato di Formula 1, erano stati inflitti 10 secondi di penalità perché il team aveva iniziando i lavori del pit stop, con un martinetto posteriore che toccava la monoposto, prima che fosse stata correttamente scontata una precedente penalità di cinque secondi, dovuta all’errato posizionamento della monoposto sulla casella della griglia di partenza.

La combinazione di queste due penalità aveva fatto scendere Fernando Alonso dalla terza alla quarta posizione, finendo alle spalle di Max Verstappen, Sergio Perez e George Russell. Il ritiro del pilota Mercedes ha poi permesso allo spagnolo di tornare sul podio portando a casa la meglia di bronzo. Nel rapporto redatto dal responsabile della conformità Paolo Basarri, ha dichiarato l’informatore, viene riportato che Ben Sulayem “ha fatto finta che gli steward annullassero la loro decisione di infliggere” la penalità ad Alonso. Il comitato etico dovrebbe impegnare dalle quattro alle sei settimane per pubblicare la sua relazione in merito.

All’epoca dei fatti, dunque un anno fa, la giustificazione fornita dagli steward per ribaltare la decisione della penalità si riferiva ad una discussione avvenuta tra i team di Formula 1 e la FIA sul tema degli interventi sulle vetture mentre si scontava una penalità ai box. La decisione sul diritto di revisione recita "Abbiamo concluso che non esisteva un accordo chiaro, come suggerito in precedenza agli steward, su cui si potesse fare affidamento per determinare che le parti avevano concordato che un martinetto che toccava un'auto equivaleva a lavorare sull'auto”.

In precedenza, l'articolo 54.4c) del regolamento sportivo recitava che "Mentre una vettura è ferma nella corsia dei box a causa di una sanzione ai sensi degli articoli 54.3a) o 54.3b) di cui sopra, non può essere sottoposta a interventi finché la vettura non sia rimasta ferma per tutta la durata della sanzione”. In seguito alla vicenda Alonso, è stata aggiunta un'ulteriore clausola: "In questo contesto, toccare con le mani la vettura o il pilota o gli strumenti o le attrezzature costituirà lavoro”. Nel caso in cui quest’ultima fosse stata presente allo scorso Gran Premio saudita, non ci sarebbero stati dubbi sul fatto che gli steward avessero preso la giusta decisione iniziale.

Questa vicenda che vede Ben Sulayem al centro della bufera non è la prima, ma è solo l’ultima di una lunga serie di controversie. La più recente è quella dell’indagine voluta dalla FIA su Toto Wolff e un possibile conflitto di interesse per via del ruolo manageriale in Formula 1 della moglie Susie Wolff, CEO della F1 Academy. La questione è stata chiusa dopo solamente due giorni a seguito degli interventi di Mercedes, F1 e degli altri nove team, che hanno smentito le parole della Federazione, ovvero che l’indagine fosse stata aperta dopo il reclamo di un team principal. Il periodo nero che la Formula 1 sta vivendo sembra non accennare a terminare.

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