F1. Riccardo Adami, ingegnere di pista di Sainz: “Bearman è molto diverso da Carlos, ma ha assorbito come una spugna tutte le informazioni”

F1. Riccardo Adami, ingegnere di pista di Sainz: “Bearman è molto diverso da Carlos, ma ha assorbito come una spugna tutte le informazioni”
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Mara Giangregorio
  • di Mara Giangregorio
Riccardo Adami, ingegnere di pista di Carlos Sainz, ha commentato le prestazioni di Oliver Bearman al Gran Premio dell’Arabia Saudita
  • Mara Giangregorio
  • di Mara Giangregorio
14 marzo 2024

Durante lo scorso Gran Premio dell’Arabia Saudita, secondo appuntamento della stagione 2024, Oliver Bearman, 18enne della Ferrari Driver Academy, impegnato in Formula 2 con Prema, ha debuttato in Formula 1. Il più giovane a farlo a bordo di una monoposto del team di Maranello. L’inglese è stato chiamato dalla Scuderia poco prima dell’inizio della terza ed ultima sessione di prove libere per sostituire Carlos Sainz, operato d’urgenza di appendicectomia. Ha conquistato l’11esima posizione di partenza della gara di Jeddah, dove ha concluso settimo, ottenendo i suoi primi punti iridati in massima categoria. A guidare Bearman nel suo weekend del debutto è stato Riccardo Adami, ingegnere di pista di Carlos Sainz, anche lui presente nel box della Ferrari.

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È stato abbastanza sfidante organizzare il tutto in così poco tempo perché abbiamo saputo che Carlos fosse in ospedale due ore e mezza prima delle FP3” ha dichiarato Riccardo Adami. Ma eravamo comunque preparati ed abbiamo iniziato procedendo spiegando ad Ollie tutto quello che c’era da sapere, soprattutto per evitare danni alla macchina, il nostro primo obbiettivo. Step by step abbiamo unito la nostra esperienza a quella di Oliver, considerando anche i test passati che abbiamo fatto, creando una lista di cose essenziali su cosa concentrarci per poi passare alle procedure di partenza, ai pit stop, i long runs, qualifiche, molto difficili da preparare dato il traffico da gestire oltre al tempo massimo di percorrenza tra le due linee di Safety Car. Ovviamente per un rookie salire a bordo di una monoposto di Formula 1 è molto difficile. Abbiamo cercato di fornirgli il maggior numero di informazioni possibili nonostante il poco tempo a disposizione. Un’altra cosa accaduta in poco tempo è stata dover informare la FIA del cambiamento del pilota. Quindi, sono arrivati nel nostro box per preparare e controllare le modifiche alla vettura”.

“Non ci sono stati veri momenti critici della gara dove abbiamo dovuto supportare Oliver perché abbiamo cercato di creare il miglior ambiente possibile per lui facendogli passare la pressione che aveva su di sé, la cosa più difficile da gestire. L’abbiamo supportato cercando di trovare il giusto bilancio, dandogli informazioni ma allo stesso tempo incoraggiarlo ad esprimere il suo puro talento. Gli davamo i tempi pensando agli aspetti della gara, la parte più sfidante dato che lui guida in Formula 2, ma comunque una categoria che prepara alla F1 sotto tutti gli aspetti tecnici, ma non aveva mai corso su una così lunga distanza. Abbiamo cercato un punto di contatto per sapere dunque anche come stesso dal punto di vista fisico, dove soffriva molto soprattutto negli ultimi giri, quando gli sono arrivati alle spalle Lando Norris e Lewis Hamilton. Un momento molto difficile per lui ma ho cercato di dargli tutte le informazioni mantenendolo comunque calmo per farlo performare al meglio”.

“Il feedback di Oliver era ottimo. Abbiamo lavorato insieme durante i test e al simulatore, quindi, era già parte del team. Ovviamente comparandolo a Carlos è uno step indietro perché l’esperienza non è ancora allo stesso livello. Ho dovuto ripetergli le informazioni che gli avevamo fornito e tutte le basi, oltre a supportarlo giro dopo giro, dalla partenza all’arrivo, senza confonderlo. È molto diverso rispetto a Carlos, ma è stato bello, soprattutto quando l’ho visto andare veloce, ha preformato al top ed era molto felice”.

Gestire i sorpassi è stata una delle situazioni più difficili della gara perché lui è sceso in pista solamente una sessione di prove libere per preparare tutto il weekend. Abbiamo avuto poco tempo per capire come gestire l’energia, le battaglie e i sorpassi. Ovviamente possiamo fare tutte le simulazioni possibili oltre ai test, ma la realtà in pista è un’altra cosa. Abbiamo cercato di fare di tutto per dargli le informazioni per permettergli di essere pronto. L’unica esperienza che aveva era quella dei sorpassi per arrivare in griglia di partenza. Ci ha messo qualche giro per capire come superare Nico Hulkenberg, ma è riuscito a gestire il tutto abbastanza bene”.

“Mi hanno sorpreso diverse cose durante questo weekend. Di nuovo, lui aveva zero preparazione ma ha mostrato tutto il suo talento, ma soprattutto quanto sia veloce ad apprendere ed eseguire quello di cui avevamo discusso prima della gara. Per esempio, si era bloccato il tasto per aprire i team radio. Gli avevo spiegato nel briefing che sul volante ce ne fossero due e così è riuscito subito a reagire. In generale ha assorbito come una spugna tutte le informazioni che gli avevamo dato”.

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