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Nella foschia soffocante di Marina Bay, Max Verstappen ha stretto la presa sugli avversari, prendendosi la pole position della Sprint del Gran Premio di Singapore 2026 di Formula 1. Il quattro volte campione del mondo, scampato fortunosamente a una penalità per il mancato rispetto delle bandiere gialle che forse altrove sarebbe stata comminata, ha sfruttato al meglio l’evoluzione della pista, confermando la bontà di un pacchetto decisamente completo. Non era per nulla scontato che la Red Bull potesse fare così bene a Singapore, per due ordini di motivi diversi. Il primo è quella sensibilità alle asperità del tracciato che le monoposto della scuderia di Milton Keynes si portano dietro da tempo, valicando i confini del regolamento tecnico specifico.
Il secondo sono i problemi di correlazione di cui la Red Bull soffre da diverso tempo, complice una galleria del vento ormai obsoleta. Spesso i tecnici sono costretti a un superlavoro tra venerdì e sabato per compensare le mancanze di una simulazione tutt’altro che perfetta. A Singapore non è stato questo il caso. Chi sta facendo i conti con la differenza tra il virtuale e il reale è la Mercedes. Il massiccio pacchetto di aggiornamenti portato in Malesia – che avrebbe dovuto valere diversi decimi a livello prestazionale – si sta rivelando controproducente, almeno al momento. Andrea Kimi Antonelli, in pista con l’upgrade, ha accusato mezzo secondo di distacco da George Russell.
L’unico modo per cercare di comprendere il valore di questo aggiornamento era effettuare una prova di comparazione estrema, con Russell a sfruttare la configurazione con cui si era imposto fieramente a Baku. E per quello che si è visto finora a Singapore, l’aggiornamento pare proprio un buco nell’acqua. Certo, ci sono le attenuanti del caso. La Mercedes ha portato l’upgrade in Malesia, su una pista il cui asfalto abrasivo non solo stressava le gomme, ma disturbava anche le vetture a livello aerodinamico. Trovare la quadra in termini di bilanciamento non è stato semplice né a Sepang né a Singapore, con una sola sessione di libere.
Non bisogna poi dimenticarsi di quanto avere la giusta fiducia nel mezzo possa fare la differenza su un tracciato in cui per trovare il limite prestazionale della monoposto bisogna accarezzare pericolosamente quello fisico della pista. Antonelli, con una monoposto con cui evidentemente non ha trovato il feeling giusto a Marina Bay, non poteva fare molto di più. Ma l’inefficacia dell’aggiornamento della Mercedes apre a scenari inquietanti per il prossimo anno. Se questa è la direzione sbagliata, trovare quella giusta può non essere così semplice. L’errore cardine, in fondo, potrebbe essere legato alle tempistiche.
Non parliamo solo del fatto che la Mercedes abbia portato l’aggiornamento su una pista ricca di incognite come Sepang, con un weekend Sprint subito dopo. Ma anche della scelta di prodursi in un unico aggiornamento monstre senza procedere “a rate” come gli avversari. Forse la Mercedes ha volato troppo vicino al sole. Ma è ancora presto per dare la sentenza definitiva. Quello che è certo è che su una pista ad alto carico, abbiamo visto Ferrari e McLaren abbastanza ravvicinate, così come era stato anche in Ungheria e a Zandvoort.
Su un tracciato su cui il deficit di potenza del motore endotermico – con tutti gli effetti a cascata del caso sulla gestione dell’energia – si fa sentire meno, la Ferrari è apparsa guizzante, soprattutto con Charles Leclerc. Sicuramente in questo contesto emergono le doti della SF-26 in curva, frangente in cui potenzialmente è la monoposto più efficace di tutte. Non stupisce, quindi, che la Rossa sia particolarmente competitiva nel secondo settore, il più guidato. Ma il peso del motore si fa sentire nel confronto diretto con Verstappen e Russell, forti di power unit più efficaci. McLaren, dal canto suo, qui paga meno il drag che la penalizzava sul dritto a Sepang.
Ma sulle qualifiche Sprint a Singapore si è allungata ancora l’ombra dei malfunzionamenti del software delle power unit. Come ammesso dalla stessa FIA attraverso una nota diffusa alla stampa, per via di un errore umano l’Overtake Mode non è risultato disponibile subito dopo la bandiera rossa nella SQ1. Quando ci si è resi conto che non funzionasse, è stato riattivato per 27 secondi prima di essere nuovamente disattivato. È un problema che ha coinvolto tutte le vetture, ma che ha avuto conseguenze diverse a seconda del posizionamento in pista e delle tempistiche dei run.
È un altro episodio che non fa bene all’immagine della categoria, rendendo l’idea di monoposto sostanzialmente telecomandate, vulnerabili a errori umani da parte di terzi. È chiaramente un’ipersemplificazione di problemi estremamente complessi. Ma quello che è successo oggi ha inevitabilmente sporcato la qualifica, andando a influenzarne il risultato. il motivo l’ha spiegato molto bene Carlos Sainz: alcuni piloti hanno avuto a disposizione una power unit più veloce di mezzo secondo rispetto ad altri. E questo non può che gettare ombra sulle luci di Singapore.