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La Formula 1 approda a Marina Bay per il weekend con il format Sprint del Gran Premio di Singapore 2026, lasciando alla Mercedes soltanto un’ora di prove libere prima che sia già tempo di qualifiche per la gara breve da 100 km. Un format compresso che si intreccia con un rebus tecnico non da poco. Il pacchetto di aggiornamenti portato in Malesia non ha dato le risposte sperate, penalizzato dalle asperità di Sepang e dalle caratteristiche di un traccoiati anomalo. Per fare chiarezza, la Stella ha scelto di dividere le strade a Singapore: Kimi Antonelli prosegue con la monoposto evoluta, alle prese con gli scompensi aerodinamici tra telaio aggiornato e ala anteriore nelle curve a media e bassa velocità, mentre George Russell è tornato alla specifica precedente, più scarica e veloce sui rettilinei ma priva dei teorici guadagni di carico. A complicare il quadro del britannico ci sarà poi una pesante penalità dal fondo della griglia domenica per la sostituzione completa della Power Unit, tallone d’Achille che la squadra proverà a puntellare solo ad Austin con il primo gettone ADUO speso per un nuovo turbocompressore.
Foto copertina: ANSA
Un quadro tecnico delicato e pieno di incognite per il futuro della Stella, sul quale Toto Wolff ha fatto il punto in conferenza stampa a Marina Bay: "La complicazione nasce dal fatto che avevamo portato un grande aggiornamento a Sepang, ma Sepang è una pista complessa e un po' anomala per via delle temperature e dell’asfalto rotto o molto aperto. Non sapevamo se il pacchetto non funzionasse come previsto o se fosse influenzato dalle condizioni del tracciato. Per questo abbiamo deciso di venire a Singapore con due specifiche diverse e vedere cosa succede, pur sapendo che anche questo circuito è un'eccezione. Abbiamo svolto questo lavoro nelle FP1. C'è un trend evidente, ma la cosa più importante è sezionare cosa funziona e cosa no sulla vecchia e sulla nuova specifica per poi trovare la strada da seguire, prendendo le parti migliori e capendo la direzione di sviluppo per estrarre il tempo sul giro ottimale. Ovviamente girare con due auto diverse non è l'ideale, ma è un compromesso necessario, anche per essere certi di fare la cosa giusta per la prossima stagione”.
Analizzando più a fondo il comportamento delle due monoposto, Wolff ha confermato la tendenza emersa in Malesia: "La nuova macchina sembra un po' più ostica da guidare. Non dico che sia necessariamente più lenta, perché potenziale ce n'è, ma forse non abbiamo ancora trovato il modo di mettere tutto insieme e di metterla a punto. La vettura precedente è un po' più stabile e ha più grip, ma al momento questo è solo un dato relativo a una singola sessione di libere. Serve più tempo per arrivare a informazioni conclusive”.
Il lavoro di comprensione delle novità diventa cruciale non solo per il finale di campionato, ma anche per indirizzare il progetto del prossimo anno: "Abbiamo investito mesi di sviluppo per spingere la macchina in una direzione che riteniamo vantaggiosa, e forse dobbiamo solo ricalibrarla per trovare il giusto percorso verso il 2027. Scegliere di portare un unico grande pacchetto comporta sempre dei rischi: se non funziona come previsto, diventa difficile tornare indietro e capire il motivo. Guardando al futuro, potremmo valutare l'opportunità di fare passi più piccoli, così da poter correggere il tiro più facilmente se si accende un campanello d'allarme. Nel 2022 pensavamo di aver aggiunto un secondo e mezzo di prestazione all'inizio della stagione e ci è tornato indietro come un boomerang, ma quest'anno ogni aggiornamento portato, come a Montreal, ha funzionato molto bene. Se questo non ha dato i risultati sperati dobbiamo capirne il perché”.
Ma a infiammare la conferenza stampa sono state le speculazioni circolate nei media e sui social riguardo a presunti favoritismi della Mercedes nei confronti di Kimi Antonelli a scapito di Russell. Una ricostruzione che il Team Principal della Stella ha rigettato con parole durissime e senza filtri: "Sono dei senza cervello, chiunque lo pensi. È una solenne sciocchezza. Ci siamo già passati in passato con i tifosi di Lewis. Sinceramente non so cosa passi per la testa della gente. Pensano davvero che io abbia un pulsante con scritto 'guasto al motore di George ora', o che svantaggiamo un pilota rispetto all'altro mentre stiamo lottando per il Campionato Costruttori, quando la nostra filosofia è sempre stata quella di dare a entrambi lo stesso materiale? Ma immagino che questo sia il verso che hanno preso i social media oggi. La gente si nasconde dietro uno schermo e poi attacca. C'è tantissima polarizzazione, e a volte leggo quello che scrivono: lo trovo esilarante. Questa gente contribuisce davvero al mio intrattenimento quando insulta me o la squadra. A quanto pare sarei Satana, quindi sì, nel complesso è divertente”.
A stemperare il momento ci ha pensato Zak Brown con una battuta punzecchiante sulle regole interne: "Le 'Silver Arrows Rules' risolveranno tutto. Ho un libro da condividere con te", richiamando le famose Papaya Rules della McLaren. Immediata la replica di Wolff: "Chiaramente hai i diritti esclusivi sulle regole fruttate, quindi dovremo inventarci qualcosa di meglio! Ma davvero, zero comprensione e rispetto per chi inventa queste cose. Invece di guardare la Formula 1 dovrebbero guardare i Teletubbies o Topolino”.
Wolff ha poi ribadito il valore della trasparenza interna nel gestire i due piloti, ricordando le lezioni del passato e la gestione della rivalità tra Hamilton e Rosberg: "Fin da quando sono entrato in Formula 1 ho sempre cercato di essere il più equilibrato e trasparente possibile con i piloti. Ricordo che quando ero un completo debuttante mi imbattei in Alain Prost sulla griglia e gli chiesi perché le cose fossero andate così male tra lui e Senna. Mi rispose che era perché non sapevano mai quali fossero le intenzioni del team: una volta ti sentivi il preferito del momento e due mesi dopo pensavi che le manovre politiche ti stessero penalizzando. Mi sono ripromesso di mantenere sempre l'equilibrio, e non è stato facile con Lewis e Nico all'epoca. L'integrità sotto questo aspetto è fondamentale per me e i piloti lo sanno. Abbiamo Kimi da quando aveva 11 anni; è parte integrante del team ed è bellissimo vederlo crescere e lottare per il titolo a un'età così giovane. Dall'altra parte c'è George, che è con noi da quando ne aveva 17 e per il quale provo grande affetto ed empatia. Siamo vicinissimi, passiamo del tempo insieme fuori dalla pista, andiamo a prendere il caffè o in palestra insieme. Ecco perché è piuttosto fastidioso che certi lunatici, che non hanno alcuna idea di come funzionino i rapporti umani, escano con accuse di questo tipo. L'importante è che George e Kimi sappiano come stanno le cose nel team: cercheremo sempre di dare loro pari opportunità. Anche se matematicamente oggi è più realistico per Kimi lottare per il titolo, daremo a George le stesse identiche possibilità. Questo è l'ethos su cui opera la squadra dal 2013, e non cambierà”.
Infine, sollecitato sui temi regolamentari e sul bilancio a dieci anni dal mondiale vinto da Nico Rosberg nel 2016, Wolff ha toccato sia la questione del Budget Cap che i ricordi del passato. Sul tetto di spesa e le proposte di James Vowles: "Il Budget Cap è nato per livellare le prestazioni tra piccoli e grandi team e ha creato realtà economicamente solide, ma sta abbassando i salari rispetto a settori come la finanza o il tech. Mi piacerebbe avere più spazio nel budget cap per le retribuzioni dei giovani talenti anziché per comprare nuove ali anteriori. Tuttavia, sul piano delle infrastrutture (CapEx) e dei costi da ammortizzare per chi ha speso molto in passato come noi, occorre equilibrio. Ma non amo affatto il concetto di aggiustamenti basati sulle posizioni in classifica: per me il BoP è come il fumo negli occhi. La FIA finora ha fatto un ottimo lavoro gestendo la situazione senza lasciare che la politica prendesse il sopravvento”.
E sul decennale del trionfo e del ritiro di Rosberg: "Non ci sono molti piloti di Formula 1, oltre a Niki Lauda, che sono stati capaci di reinventarsi in una carriera totalmente diversa. Vedo spesso Nico, lo rispetto molto e siamo amici. Ha creato un fondo di venture capital tra i più performanti, lavora h24 ed è stimatissimo nel settore tech. Bisogna fare tanto di cappello per quello che è riuscito a fare in soli dieci anni da quando ha lasciato lo sport. Guardando indietro alla loro sfida, mi ci vorrebbero i dieci anni di esperienza in più che ho oggi: ci sono alcune cose che avrei gestito diversamente, evitando certe controversie, soprattutto nell'ultima gara di Abu Dhabi in cui abbiamo cercato di microgestire una situazione che a mio parere non andava gestita. È stato un mio errore. È incredibile come vola il tempo, sembra siano passati cinque anni, ma siamo andati avanti. Il rapporto mio e del team con Lewis è forte come non mai pur essendo rivali in pista, ed è lo stesso con Nico”.