Formula 1

Formula 1 in crisi economica. Rischia il fallimento?

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La pandemia di Coronavirus sta mettendo in forte crisi la Formula 1: sono stati persi 3,6 miliardi di capitalizzazione in due mesi. E in questo momento è in atto una guerra sotterranea

Formula 1 in crisi economica. Rischia il fallimento?

Il piatto piange e la F.1 tira la cinghia. La crisi mondiale dovuta alla pandemia di Coronavirus sta provocando situazioni difficili da gestire per tutti coloro che operano nel mondo dell'intrattenimento come la F.1. I dati sono eloquenti: il fondo FWONK quotato a New York indice Nasdaq dice che dai massimi di 48 dollari ad azione, si è passati alla chiusura del 27 marzo a 27 dollari o poco più. In settimana il titolo ha recuperato qualcosa dopo aver toccato il minimo di 20 dollari. Ovvero, in poco meno di due mesi la F.1 ha perso 3,6 miliardi di capitalizzazione!

Quando nel 2016 Liberty rilevò il pacchetto F.1 da CVC si fece carico anche dei debiti accumulata dalla gestione (facente capo a Bernie Ecclestone come referente principale) per un totale di circa 9 miliardi di dollari. Di questi metà era il valore della F.1 e l'altra il debito. Per ripagare il debito i conti di Liberty Media avrebbero dovuto garantire introiti annuali di circa 350 milioni, cosa che solo lo scorso anno, con la prima gestione chiusa in attivo, è stata raggiunta. La crisi mondiale ha portato allo stop delle gare, quindi fra cancellazioni e ritardi, gli incassi non sono per niente garantiti vista la situazione attuale.

Dai 22 GP messi a calendario, che avrebbero garantito oltre il 33 per cento degli incassi dagli organizzatori, siamo in una situazione di incertezza totale. Non si sa quando partirà il campionato e quali gare si potranno svolgere, tanto che c'è l'ipotesi di prolungare la stagione 2020 fino a febbraio del 2021 col via del nuovo campionato verso la fine di marzo. Ovvero una tirata unica in pratica con le stesse auto che hanno corso nel 2020 e senza le sessioni di prove libere tipiche del periodo invernale. In fondo, se si finisce di correre a febbraio, non ha senso a marzo rifare le auto (bloccate per regolamento) e usarle in prove libere. In questo scenario si inseriscono poi i diritti TV, che al momento non sono stati cancellati visto che se il mondiale parte, si potranno incassare in seguito.

Il problema degli incassi di Liberty Media ha ripercussioni anche sui team. Infatti, in base agli accordi del Patto della Concordia (che scade nel 2020 e al momento non è stato rinnovato nessun accordo per il futuro) il 67 per cento degli incassi sono da girare ai team. Liberty ha fatto un buon lavoro nel 2019, intascando oltre 2 miliardi di dollari, di cui 1,350 miliardi è l'ammontare dei premi divisi per le 10 scuderie in base alla classifica del mondiale, dell'anzianità e del bonus previsto. Ovvero, ogni team riceve minimo un assegno da oltre 30 milioni come base oltre a quelli della classifica iridata. Con un incasso di circa 60 milioni minimo, i piccoli team devono aggiungerne altrettanti (o poco meno) di sponsor ma qui scatta il grosso problema.

Visto che gli incassi del 2020 non saranno all'altezza del passato e che la torta potrebbe ridursi (se va bene) del 50 per cento come ingaggi ai quali aggiungere la perdita dovuta a molti sponsor che non potranno più far fronte alle spese della F.1, anche perché dovranno gestire la crisi economica mondiale, a questo punto per le piccole squadre a fronte di 120-140 milioni annui, puntualmente spesi, in cassa si ritroverebbero nemmeno la metà di quanto serve. E quindi il fallimento assicurato. Vale per team come la Williams, la Haas, e potrebbe coinvolgere Alpha Tauri e Racing Point. Uno scenario davvero terribile, senza contare che tutto il motorsport ne uscirà a pezzi, a partire dalla F.2 per scendere alle categorie amatoriali.

In uno scenario del genere c'è in atto una guerra sotterranea. Bernie Ecclestone, nonostante i quasi 90 anni, è ancora lucido e attivo sul ponte di comando. E non ha digerito il modo in cui Liberty Media ha gestito la "sua " creatura. Al momento sta alla finestra a guardare, ma è chiaro che l'andamento in borsa e la svalutazione del titolo FWONK e il mancato far fronte ai debiti contratti in precedenza, e di cui si erano fatti carico al momento dell'acquisto, pone Ecclestone e alcuni suoi fedelissimi, nella situazione di dover e poter riprendere in mano il tutto, spendendo molto meno di quando hanno venduto il pacchetto. In questa cordata si inseriscono altri due elementi.

n uno scenario del genere c'è in atto una guerra sotterranea. Bernie Ecclestone, nonostante i quasi 90 anni, è ancora lucido e attivo sul ponte di comando. E non ha digerito il modo in cui Liberty Media ha gestito la "sua " creatura

La presenza di Toto Wolff, che dal timone Mercedes AMG (di cui possiede il 30 per cento) potrebbe fare il salto nella gestione manageriale del campionato. Cosa che la Ferrari gli aveva impedito quando ha fatto passare la clausola per cui nessun ex team manager con ruoli attivi in F.1 potesse diventare responsabile di Liberty Media. Ci sono voci che parlano di Aston Martin e dell'operazione congiunta con Lawrence Stroll, padre di Lance, il cui patrimonio personale (Forbes, febbraio 2019) era di 2,6 miliardi di dollari. Ma dopo aver vinto i mondiali con la Mercedes AMG, di cui è proprietario, rivedere Toto Wolff al comando di un altro team di cui non ha le garanzie tecniche che Mercedes gli ha dato finora, appare utopistico. Infatti da un lato Stroll ha i capitali, dall'altro Wolff la capacità manageriale. Se poi aggiungiamo Michael Latifi, padre del pilota Williams Nicholas (la cui mamma è italiana, Marilena Russo) che ha investito in McLaren 270 milioni di dollari e ha attività commerciali di altissimo livello, e uno come Flavio Briatore che sa dove toccare i tasti giusti e che con Ecclestone ha sempre buoni rapporti, si vede come l'identikit di chi potrebbe rilevare Liberty Media nella gestione del pacchetto F.1 è molto chiaro.

Resta il dubbio se l'affare sia vantaggioso. Perché con un regolamento tecnico complicato e costoso (vedi motori) e con Case come Mercedes, che hanno perso il 54 per cento del valore in borsa (la Ferrari per inciso ci ha rimesso solo...il 25 per cento, resistendo meglio dei generalisti) appare evidente che i soldi e gli investimenti dovranno essere dirottati verso la sopravvivenza delle realtà industriali piuttosto che nelle competizioni motoristiche. Su questo scenario di incertezza, si innestano i rapporti personali fra Kallenius, presidente Mercedes, e Toto Wolff.

Il primo è arrivato da poco e come tutti i capi vuole marcare i propri confini, togliendo qualcosa a Wolff che con Zetsche aveva un rapporto fatto di amicizia e di non interferenza. Mettete tutto insieme e vedete che gli scenari sono vari, molteplici e tutti complicati, con a rischio la sopravvivenza di alcuni team. Ah, un ultimo appunto. A fine anno scade il mandato di Jean Todt presidente della FIA. Una persona con grande esperienza, conoscitore dei segreti di tutti i team e con una figura importante a livello politico planetario, potrebbe essere l'altro protagonista di una partita molto complicata e difficile.

  • capobutozzi, Roma (RM)

    Se chiude non penso saranno in molti a rammaricarsi la vera f1 è finita alla fine degli anni 90
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