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Nelson Piquet, lo spaccone

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Non proprio simpatico ma amato dalla maggior parte del pubblico, il pilota brasiliano ha segnato un'epoca della F.1 con una carriera tanto lunga quanto avventurosa. Ecco la storia di Nelson Piquet

Nelson Piquet, lo spaccone

A qualcuno stava simpatico e ci ha costruito sopra un personaggio. Ad altri stava allegramente sulle scatole per il suo modo furbo di trattare la gente, arrivando anche al disprezzo e al dileggio. Di sicuro di Nelson Piquet si può dire tutto tranne che non sia stato un personaggio che ha segnato la F.1. 

 

Proprio in Ungheria c’è forse l’unico momento in cui la sua classe è passata alla storia, con quel sorpasso all’esterno ad Ayrton Senna chiudendo la curva in controsterzo. Senza il drs attuale, senza tutte quelle menate che vengono usate oggi, anzi probabile che quella manovra, lui sulla Williams, Senna sulla Lotus, potesse essere sanzionata perché Piquet in pieno rettilineo aveva messo due ruote nell’erba per passare la Lotus del rivale brasiliano. 

 

Ma il loro era odio, non competizione e questo fa capire il perché di una manovra spettacolare passata alla storia. E allora, ripercorriamola questa storia di Nelson Piquet. Al giorno d’oggi farebbe sensazione vedere un pilota disputare cinque GP con tre monoposto diverse, ma anche all’epoca la cosa non passò inosservata. 

Piquet, la scommessa

Purtroppo, però, per Nelson Piquet non c’erano alternative e pur di correre in F.1 si arrangiò al meglio. In Germania debuttò in F.1 con una Ensign, la gara dopo in Austria, Olanda e Italia era al volante della McLaren M23 riservata ai giovani nel programma Marlboro cominciato l’anno prima. Poi in Canada, fine stagione, per Piquet ci fu l’arrivo alla Brabham Alfa Romeo, squadra con la quale il brasiliano ha disputato sette stagioni vincendo due titoli mondiali. Anche se qualcuno lo chiamava zingaro, per via di una certa filosofia di vita, in realtà Nelson Piquet è sempre stato un pilota stanziale, uno che difficilmente cambia squadra perché legato ai rapporti umani. 

Anche se qualcuno lo chiamava zingaro, per via di una certa filosofia di vita, in realtà Nelson Piquet è sempre stato un pilota stanziale, uno che difficilmente cambia squadra perché legato ai rapporti umani

Due brasiliani molto diversi

Ma quando si presentò al via delle gare nel 1978, in pochi avrebbero scommesso su di lui. Anche perché l’anno precedente, nella F.3 europea, le aveva prese di santa ragione da Piercarlo Ghinzani, vincitore del campionato, e da altri novelli campioni più accreditati di Nelson. A dire il vero, anche in F.3 si era vista una speciale predisposizione alle donne, sport in cui Piquet ha eccelso presentandosi sempre con mogli e fidanzate di assoluto livello. E forse proprio per questo, nel confronto con l’altro brasiliano della sua epoca, Ayrton Senna, il contrasto era molto evidente: donnaiolo e sempre pronto a fare baldoria Piquet, quasi monacale e maniacale Senna.

 

La rivalità trovava quindi le sue fondamenta anche nel diverso modo di affrontare la sfida in F.1. A giocare a favore di Nelson Piquet fu però il compagno di squadra Niki Lauda. L’austriaco, divorziato dalla Ferrari, con la squadra diretta da Bernie Ecclestone per Piquet è stato una specie di maestro da cui apprendere i rudimenti delle corse. La messa a punto, per cominciare, la tattica e la visione di gara. Che Nelson fosse veloce lo si è capito però subito. 

 

Nel GP Usa Est del 1979 partì in prima fila, la prima pole invece fu del 1980, a Long Beach, poi bissata in Canada. E finita male dopo una toccata con Alan Jones che spedì, senza complimenti, il brasiliano contro il muro subito dopo il via. Eppure l’anno migliore di Piquet, in quanto a prestazioni, fu il 1984, con la conquista di 9 pole position, peccato che la sua Brabham BMW turbo non fosse affidabile come le rivali, ma a quel punto Piquet vantava già due titoli mondiali, vinti nel 1981 e 1983, sempre con la Brabham. 

 

Contro la Ferrari Nelson ha potuto dire poco, perché nella trionfale stagione 1979, quando Scheckter e Villeneuve dominarono, la Brabham Alfa non era un fulmine di guerra, tanto che a metà stagione si passò dal motore V12 Alfa a un più classico Ford V8 con il quale corse anche nel 1980. E il 1979 rimane la stagione più difficile per Piquet, con tre uscite di pista in Argentina, Francia e Italia e il 15.posto  nella classifica iridata con appena 3 punti. 

1983 Brabham BMW BT 52 Nelson Piquet Brazil GP
GP del Brasile 1983, Nelson Piquet in azione sulla Brabham BT 52

Alan Jones, la “bestia nera”

La sua bestia nera furono però Alan Jones e la Williams, con i quali lottò duramente nelle due stagioni 80 e 81. In quest’ultima ebbe la meglio vincendo il primo titolo iridato grazie alla accesa rivalità fra i due compagni di squadra della Williams. Per tutto l’anno Reutemann e Jones si rubarono punti a vicenda e la scuderia inglese, senza nasconderlo, era dalla parte di Jones. In Brasile, infatti, Reutemann rifiutò di obbedire agli ordini di scuderia, che imponevano il sorpasso a favore del compagno di squadra. 

 

Da quel momento, seconda gara del mondiale, i due corsero da separati in casa. Alla fine della stagione Piquet vinse il titolo per un solo punto su Reutemann e 4 su Jones. In Sudafrica, gara non valida poi per il titolo, aveva vinto Reutemann davanti a Piquet. Con quei punti sarebbe stato lui il campione del mondo e invece… 

 

Diverso il discorso nel 1983. La Ferrari ha una monoposto imbattibile ma fragile quando è il momento di tenere botta. Arnoux e Tambay segnano pole a ripetizione, vincono il mondiale costruttori ma contro Piquet c’è poco da fare. In quella stagione cominciano i collegamenti TV prima del via e Nelson si distingue con una serie di battute ai danni del telecronista che lo intervista. Diventa subito un personaggio e quando finisce alla Williams, con Nigel Mansell compagno di squadra, la lotta fra i due è feroce, nella tradizione dei compagni di scuderia, ma la TV rende simpatico e popolare Nelson a scapito di Nigel, visto come un orso. A Imola, però, Piquet rischia grosso. 

Quando finisce alla Williams, con Nigel Mansell compagno di squadra, la lotta fra i due è feroce, nella tradizione dei compagni di scuderia, ma la TV rende simpatico e popolare Nelson a scapito di Nigel, visto come un orso

Paura a Imola

Siamo al Santerno nelle qualifiche del GP del 1987. A oltre 300 all’ora Piquet esce alla curva del Tamburello, quella che sette anni dopo sarà fatale ad Ayrton Senna. Nelson riporta un trauma cranico ma vuole correre anche se i medici si diranno contrari. Piquet salta la gara ma percorre un giro di pista in sella a una moto e, senza casco, saluta il pubblico che sportivamente lo acclama.

 

A fine anno arriverà il terzo titolo mondiale davanti a Nigel Mansell complice anche un grave incidente del pilota inglese. A Suzuka, durante le prove del venerdì, la Williams si scompone, urta contro le barriere. Per Mansell è la fine della stagione visto che sarà costretto a saltare anche il GP d’Australia. Nelson Piquet vince il titolo ma divorzia dalla Williams

 

Disputa la stagione 88 al volante della Lotus Honda turbo, ma non ottiene vittorie. Gli va peggio nell’89 con la Lotus Judd: pochi cavalli, nessuna vittoria nell’epoca della McLaren Honda e della Ferrari che ha rivoluzionato il mondiale tecnicamente col cambio al volante e le molle a barra di torsione. 

Piquet vs Schumacher

Nel 1990 Piquet va alla Benetton. Lo ha voluto il nuovo manager della scuderia, il giovane Flavio Briatore. Piquet torna alla vittoria a fine stagione 90, vincendo il GP del Giappone e d’Australia, chiude il mondiale al terzo posto. Nel 91, ultima sua stagione, vince ancora in Canada, ma a fine anno arriva Michael Schumacher. Il tedeschino va forte, è veloce. Fino a quel momento, GP d’Italia a Monza, Nelson Piquet aveva in squadra Roberto Moreno, brasiliano come lui, ma non certo un pilota impegnativo. 

 

Le ultime cinque gare della stagione 91 per Nelson sono all’insegna della difesa. La classe e il mestiere di Piquet emergono e alla fine fanno la differenza nel confronto diretto con Michael Schumacher. Ma Nelson ha capito che la sua epoca è finita e lascia la F.1 senza rimpianti. Ha corso con una generazione di piloti che hanno scampato la morte e questa, per Nelson, è la vittoria più bella. Ma lo capirà dopo un grave incidente a Indianapolis nella categoria che disputa la 500 Miglia. 

 

Poi qualche fugace apparizione nella F.3 brasiliana, con modella nuda al fianco, il figlio Nelson jr che approda alla F.1 con Briatore e poi il caso Singapore, con le accuse di padre e figlio al manager piemontese e l’uscita dalla F.1 di junior che però quest’anno ha vinto la F. E tornando alla ribalta mondiale.

 

E poi a Zeltweg, col raduno dei piloti del passato e con Nelson senior scatenato in discoteca e  al ristorante a fare battute, ricordare il passato e a guardare le belle donne. E tutto, però, si raccorda con questo GP a Budapest, a quel sorpasso all’esterno a Senna. Una manovra che riassume una intera carriera nello sport, più dei titoli mondiali. 

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