Sono andata a bordo pista a Montecarlo, e ho scoperto la vera Formula 1

Sono andata a bordo pista a Montecarlo, e ho scoperto la vera Formula 1
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Vedere le monoposto di Formula 1 a bordo pista nel weekend del Gran Premio di Monaco è una delle emozioni più grandi che un appassionato di corse - ma anche un giornalista - possa vivere
29 maggio 2023

Credevo di sapere cosa fosse davvero la Formula 1, ma a bordo pista nelle prove libere del Gran Premio di Montecarlo mi sono resa conto che non ne avevo idea. Vedere i piloti affrontare il tratto delle Piscine, gettandosi guidati solo dall’istinto senza frenare, per poi decelerare solo dopo aver sfiorato il muretto dietro al quale mi trovavo ad osservarli rapita mi ha aperto un mondo. Dietro a quella barriera, ho avuto la conferma che Montecarlo, al di là del glamour e della forma, nella sostanza è un posto speciale.

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La televisione non rende la velocità. È un dato di fatto di cui ci si rende conto piuttosto facilmente quando si ha la fortuna di accomodarsi sugli spalti di un circuito quando corre la F1. Ma vedere i piloti sfiorare le barriere all’uscita delle Piscine è una scena da pelle d’oca, una scarica di adrenalina che per un momento mi ha consentito di mettermi nei panni dei piloti, assaporando il brivido del rischio. Una sorta di patto tacito: loro avrebbero solo sfiorato le barriere, e io accarezzato il rischio, con il cuore in gola e i capelli spostati dal loro azzardo.

Li ho osservati uscire dal tunnel a 300 km/h, per poi decelerare e muoversi verso la nuova chicane, da cui li ho visti transitare in una zona che non ha alcun tipo di barriere, là dove solitamente osano i fotografi e dove i giornalisti si posizionano per vedere chi riesce a pennellare un cambio di direzione da cui si capisce molto di come le varie monoposto si comportano. Alcune sono molto nervose, scomposte, degli animali imbizzarriti. Altre sono decisamente docili nelle mani di chi le guida.

Le ho viste transitare al Tabaccaio, dove chi spinge di più arriva ad accarezzare le barriere, per poi passare all’adrenalinico tratto delle Piscine, da cui si raggiunge successivamente la Rascasse, curva su cui si affacciano le finestre della sala stampa di Montecarlo. Era come se i piloti puntassero lo sguardo e la vettura verso di me, per poi scartarmi all’ultimo, senza spazio per le esitazioni. Montecarlo è una pista su cui la fiducia è tutto, e io ho scelto di fare affidamento su chi mi sfrecciava a pochi centimetri, certa che si trattasse di un azzardo che valeva la pena di vivere.

A Montecarlo i piloti prendono una pista tutta curve e la dipanano cercando di trasformarla in un unico rettilineo. Non c’è logica in tutto questo, ma d’altronde non c’è nemmeno nel correre sulle stradine del Principato. Che, si scopre osservandole da molto vicino, sono piene di saliscendi – un po’ come l’intera Monaco – ma anche di asperità del terreno, che i piloti che abitano da queste parti conoscono a menadito. La TV appiattisce tutto, ma la pista di Monaco è come le montagne russe. E il cuore, vedendo i piloti affrontare questo tracciato storico, sobbalza allo stesso modo.

Gli ospiti degli yacht alle mie spalle, adagiati mollemente al sole con una coppa di champagne o con una più spartana birra, sembravano disinteressati, o forse semplicemente abituati a godere di uno spettacolo unico. Viene da pensare che quando si è così privilegiati non venga nemmeno voglia di portarsi così vicino all’azione, puntando al brivido. Non sapevano cosa si perdevano, però: erano ad un passo da una dalle emozioni più forti che un appassionato di corse possa provare. 

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