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Abbinata perfetta e compatta: Honda City Turbo + Motocompo [auto + micromobilità 2 ruote]

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Dal Giappone il concetto di mobilità flessibile con la citycar e la motoretta, rigorosamente a benzina

Gli appassionati di due ruote conoscono forse il Motocompo, un piccolo veicolo, simil-scooter pieghevole della Honda. L’abbinata oggi spesso tirata in ballo del SUV premium, elettrico o plugin, che arriva silente in città e poi fa scendere dal vano posteriore una eBike o un monopattino elettrico, viene superata. O almeno anticipata senza grossi limiti di prestazione, a zero sforzo seduti sul piccolo Motocompo che se non si usa viaggia ripiegato, nel bagagliaio di una Hondina City Turbo.

Erano gli anni Ottanta 80 e il piccolo Honda NCZ 50 poteva ripiegare manubrio, sella e pedane. In sostanza diveniva un bagaglio lungo poco meno di 1 metro e venti (1.185 x 240 x 540 mm). Misure non casuali, perché sono quelle dovute se lo si vuole riporre nel baule della Honda City di quei tempi.

L’utilitaria giapponese lunga 3,4 metri è un po’ la nonna della odierna Jazz. Però più cool per certe varanti oggi a noi negate: come la cabrio e la Turbo. Con quest’ultima in versione spinta, esteticamente, dotata sotto al cofano di circa 100/110CV ci si divertiva e poteva nel caso poi abbandonare l’abitacolo certi di scorrere rapidi ovunque, con il Motocompo.

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