ADD 2021, Vanini: affrontare le sfide del cambiamento per soddisfare il cliente, ma non si tratta l’auto come un rossetto

ADD 2021, Vanini: affrontare le sfide del cambiamento per soddisfare il cliente, ma non si tratta l’auto come un rossetto
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Intervista a Plinio Vanini, capo del Gruppo Autotorino che ha le idee chiare sul ruolo dei dealer auto, di fronte ai cambiamenti costanti del settore: si accettano tutte le sfide e si conta soprattutto sull’uomo, ma le nuove regole esigono massima responsabilità prima delle opinioni
22 settembre 2021

Tra i maggiori dealer auto italiani, il Gruppo Autotorino è anche quest’anno stato protagonista all’ADD di Verona. Varie le occasioni d’incontro e gli workshop Quintegia dove Plinio Vanini ha portato i propri messaggi sul palco. Per l’occasione, il numero uno del gruppo che tocca cinque regioni italiane si è concesso ai nostri microfoni, spiegando la sua visione del momento. Su temi classici ma anche inediti, per le concessionarie auto italiane.

Come vede la nuova edizione in presenza dell’ADD, dopo un 2020 forzatamente da remoto? “Sono contento e come sempre troviamo modo di presenziare a questo evento che reputo di grande stimolo e confronto. A Verona, dove l’ADD è luogo di eccellenza per il settore, ci si confronta su temi importanti, che non vanno sottovalutati e con le analisi proposte si trovano anche stimoli, chiavi di lettura per migliorare. Sta a noi poi recepire e mettere in atto al meglio”.

Se ne sentono di tutti i colori, fronte concessionari. Messaggi positivi ma anche perturbazioni forti, per via dei cambiamenti tecnologici e delle regole, con le Case auto non tutte all’unisono pensando al futuro. “Alla fine quello che dobbiamo fare è sempre essere all’ascolto del cliente, per soddisfare le sue esigenze di mobilità. Recepirle e dare risposta, è quello per cui siamo pagati e che dobbiamo essere sempre nelle condizioni di fare”.

Ma il modo in cui lo fate potrebbe cambiare, ancora una volta e più del solito. Si sente dire che qualcuno in breve eliminerà il contratto di concessionario per i propri dealer e le Case si metteranno così a vendere tramite agenzia. Non temete di passare troppo potere alle Case? Di dover trovare nuovi elementi per fare vostro il cliente e creare maggior valore? “Per prima cosa tengo a dire che questi passaggi non sono ancora definiti, che molte sono chiacchiere e che il tema è davvero importante. Troppo delicato per parlarne con leggerezza, per dare opinioni subito. Da imprenditore prima di dare opinioni devo valutare tutto e occorre ancora vedere quali saranno gli accordi, nero su bianco. Mi auguro che tutti possano dire e fare la loro parte. Grandi e piccoli, insieme, perché ognuno ha sulle spalle la responsabilità di lavoratori e famiglie. Qui ho sentito trattare le auto come fossero un rossetto. Dire che certe regole applicate al mondo delle rivendite giornali hanno fatto del bene. Ma non è così, noi non siamo edicole (poi fallite), le auto non sono oggetti che si consumano in breve”.

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C’è un fronte coeso dei dealer italiani, per negoziare le regole a oggi, o è troppo eterogeneo?Il fronte da un lato è coeso ma dall’altro no. Non sempre c’è la medesima visione, o nemmeno c’è a volte. Chi non era vincente prima, non lo sarà adesso credo, con cambiamenti e proposte di puro principio.

Quali temi dovrebbero essere curati di più? "Servirà vedere la pratica, voglio capire come si regolamenta il mercato del lavoro, perché oggi si danno risultati e previsioni su base di una situazione che non è normale. Se fermo le fabbriche e gli operai sono a carico della società, produco meno e faccio margine come voglio. In futuro la flessibilità del lavoro necessaria dovrà dare ancora garanzia di stipendio. Le nostre scelte quindi non riguardano solo i nostri di collaboratori, ma anche il resto della filiera. È abbastanza complicato il tema delle nuove regole e non credo che chiunque si voglia far carico di costi per la flessibilità automotive. Spero nel buon senso di tutti “.

Quello di industria e della politica, ovviamente? “Certo, ma ci metto anche quelli della comunicazione. Va evitato di creare un mondo troppo opinionista, si rischia la deriva invece della crescita. Tutti dobbiamo avere sulle spalle il cambiamento. Non quello delle tecnologie ma delle persone, nei fatti. Per esempio certe decisioni sono sempre calate dall’altro verso il basso. Sarebbe il caso di avere pensieri più circolari e responsabili per tutti anche nel nostro settore“.

Le prospettive a breve termine invece, di settore e di Autotorino, che fronti caldi vedono? “Per noi l’innovazione è un fattore continuo e costante da tempo. Cerchiamo di essere capaci di portare azienda e soprattutto persone verso una meta migliore, non peggiore. Tenendo però presente dove eravamo e dove siamo, non solo il futuro. Altrimenti sarebbe più facile azzerando tutto. Per noi la sfida è mettere tutte le tecnologie a disposizione dell’uomo e non viceversa. La tecnologia è solo uno strumento, che dobbiamo umanizzare, per avere responsabilità verso la comunità. Cerchiamo di andare avanti a incrociare le intelligenze, usandole su pilatri per crescere: costante voglia di avere intelligenza nuova in azienda e anche usare tutta quella che già abbiamo. Per tradurre diversità crescenti in ricchezza. Non solo economica, ma come soddisfazione, stimolo di fare quello che facciamo e avere l’energia necessaria“.

Una situazione ormai strutturale o comunque non breve di cambiamento difficile e di pandemia, che pesa sul settore, fa pensare a possibili diversificazioni in un gruppo dell’auto come il vostro? “L’auto se rappresenta il tuo vero business necessita di dedizione al 100%. Non si può dare attenzione ad altro, se non piccole cose. Noi capiamo che l’azienda si rinnova e migliora se non ci si crede tuttologi ma anzi, dando spazio a costante professionalità innovativa. Passaggi per meritocrazia e curare la persona, sempre. Aziende che pensano di funzionare con approccio one-man sono destinate alla morte prima di quanto si pensi“.

Oggi, rispetto a ieri e pensando al domani, quali sono i fronti di maggiore investimento per voi? “Per quanto ci riguarda il paradigma è cambiato, rispetto al vecchio investire in strutture fisiche per la rivendita, da tempo ci concentriamo sull’intangibile. Sulla formazione delle persone, sviluppo tecnologico ma anche coraggio. Di dedicare risorse ai valori in cui credi, un’umilta e voglia di imparare e di crescere radicata nell’imprenditore e nel team. Non è da tutti spenderci davvero“.

Alla luce delle difficoltà nella filiera (vedi Asia vs. Europa) dell’industria in transizione verso l’elettrico e ora anche delle regole insieme alla pandemia, un grande imprenditore della rivendita auto come lei sceglierebbe ancora questo lavoro oggi? “Sì. Credo che per quanto ci riguarda è gratificante, accettare le sfide per ricavare meglio e reinvestire, nello sviluppo dell'azienda e dei suoi servizi, più di quanto si poteva fare prima. Noi la sfida la raccogliamo e certamente la cavalcheremo”. 

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