Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
Umeå, Svezia, 13 Febbraio. Non è indispensabile avere un fisico bestiale. Ma una grande sensibilità in alta velocità e bassa aderenza, quella sì, serve. Altrimenti infilare il muso nella neve è un attimo. E un attimo dopo ripartire serve magari a onorare l’impegno, ma non più a vincere. Questo fa sì che nei rally ad alta velocità il brivido è pressoché costante, a bordo dentro gli abitacoli e a bordo... strade. Questo è un po’ il succo spettacolare di un conftonto come quello del Raly Svezia, e la 73ma edizione non fa eccezione. Al termine del primo “vero” giorno di gara il concetto chiaramente enunciato lo scorso anno è ribadito, sottolineato.
Ecco come. Lo scorso anno, al termine del primo giorno pieno di gara, Evans era in testa e Katsuta, in piena progressione, gli stava con il fiato sul collo a sei decimi. Un niente. C’era un terzo incomodo, Ott Tanak, che se la giocava e che si sarebbe arreso solo alla fine del Rally inchinandosi, insieme al giapponese, davanti alla prestazione magnificente del gallese. Quest’anno il terzo incomodo, Oliver Solberg, si era presentato con le credenziali del “Monte” vinto, ma a dir la verità è durato poco. Tocca a lui infilare il muso nella neve. Una mezza giravolta sulla prima del giorno, la Bygdsiljum di 27 chilometri (è questa la più lunga del Rally, non la Västervik, come ho detto ieri, scusate), e due volte fuoristrada, più una foratura, nella successiva, la Andersvattnet di 20. Importo in fattura: poco meno di un minuto, troppo per ambire al bis, o en plein, di inizio stagione. Ma non è detta l’ultima parola, mai.
Con un buon Esapekka Lappi che qui sa il fatto suo, qui una delle sue due vittorie, nel 2024, pur con una i20 non certo all’altezza delle “spazzaneve” Toyota, 40 secondi di ritardo, e l’apprendista volenteroso Sami Pajari a una ventina di secondi, il duello 2026 tra Evans e Katsuta merita abbondantemente la prima pagina e l’ordine… alfabetico, perché è cosa a sé e troppo ravvicinato per scegliere sulla base di un rapporto di competitività. In altre parole, Elfyn e Takamoto stanno mandando in scena un autentico plus di spettacolo. Ora, Katsuta non ha ancora vinto un Rally nei suoi quasi cento in dieci anni. Evans, nei suoi quasi venti, ha vinto 11 volte e perso un paio di Mondiali, è il Campione in carica e lo Svezia di quest’anno passa come il Rally trampolino per sistemare quel paio di cose. Tutto insieme, è una sorta di patto di assoluta e integrale belligeranza, la garanzia di una sceneggiatura thriller.
Insomma, tirando… le somme. Evans è partito forte al mattino, ha vinto le prime due e ha messo fieno in cascina. Katsuta si è fatto vivo nel pomeriggio, vinte le prime due ha incrementato la pressione fino a portarla al massimo nella corta e spettacolare prova conclusiva. I due ci sono arrivati separati da un decimo di secondo, primo Evans. In mezzo all’affare a due le fiammate di Solberg e Neuville che portano a casa una speciale a testa e la Umea Sprint ma non riescono a stare nei cinque. Sulla corta finale il giapponese ha la meglio e passa al comando, 2,8 secondi davanti a Evans. Non male, Pajari e Lappi, e anche Fourmaux, ma su un livello notevolmente più basso rispetto alla solida piattaforma di testa. Le Ford di Armostrong e McErlean chiudono la fila (Sesks ritirato per sopraggiunto “cappotto” di forature”) quasi minacciati dalla prima Rally2, la Yaris di Korhonen. Bertelli e Trentin viaggiano nel terzo vagone, più indietro. Matteo Fontana è ventesimo e, incrociando un poco le dita, abbondantemente al comando della WRC3. Avanti così!
E si arriva al sabato. 104 chilometri spalmati in altre sette Speciali. Vännäs, 15,7 KM, Sarsjöliden, 16,72, Kolksele, 16,94, e ancora una Umea Sprint per concludere. Ordine di partenza rivisto, poco vento e non dovrebbe piovere (nevicare), le temperature scendono di notte fino a meno 25, al suolo. Nei cockpit delle Toyota #18 e #33, Katsuta e Evans è, invece, calor rosso.
© Immagini. Toyota TGR, Red Bull Content Pool, Hyundai Motorsport, Ford M-Sport, WRC.com, Lancia Corse