intervista

Andrea Levy: «Parco del Valentino? E’ la Goodwood italiana»

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Andrea Levy, Presidente del Salone dell'Auto Parco Valentino e uomo chiave dietro alla rinascita del più importante motor show nazionale, ci ha raccontato tutti i segreti di un format rivoluzionario

Andrea Levy: «Parco del Valentino? E’ la Goodwood italiana»

Torino - In occasione della presentazione del Salone dell’auto Parco Valentino 2016 abbiamo intervistato Andrea Levy, Presidente del Comitato organizzatore e uomo chiave dietro alla rinascita del più importante motor show nazionale. Ci ha raccontato tutti i segreti del format rivoluzionario che si nasconde dietro al suo successo.

 

Il Salone dell’Auto Parco Valentino è tornato a dare alla città di Torino un motor show che ormai mancava da troppi anni. Diventerà qualcosa di più?

«Credo proprio di sì. La cosa incredibile del resto è che il Salone dell’Auto Parco Valentino già lo scorso anno, nella sua prima edizione, si è trasformato in un evento di portata nazionale. E forse più. Nel 2015 infatti abbiamo avuto già 25 costruttori presenti in veste ufficiale e qualcosa come 350.000 visitatori. Cifre che hanno trasformato automaticamente il nostro Salone nell’evento più importante del Paese dedicato ai motori.

 

E nel 2016? Cosa ci dobbiamo aspettare?

«Dopo un simile successo, nel 2016 non potevamo che alzare la posta in gioco. Prima di tutto le Case presenti saranno con ogni probabilità una quarantina. E questo significa che ci saranno circa 120 auto da ammirare dal vivo, a fronte delle 70 messe in mostra lo scorso anno. E poi le Case questa volta si concentreranno ancora di più sulle novità. Al Valentino verranno presentate anteprime mondiali o nazionali, proprio come si addice ad un vero Salone dell’Auto».

andrea levy
Andrea Levy, Presidente del Comitato organizzatore del Salone dell'Auto Parco Valentino. Lo abbiamo intervistato a Torino

 

Dalla dimensione nazionale a quella internazionale. Uno scenario immaginabile?

«Direi di sì. Già lo scorso anno abbiamo raggiunto una dimensione internazionale. Abbiamo festeggiato infatti l’85° anniversario di Pininfarina con un raduno che ha portato al Salone del Valentino appassionati e collezionisti da ogni parte del mondo. Senza contare poi le 15 Pagani che hanno scelto proprio il nostro evento per organizzare il loro meeting annuale, con Zonda e Huayra venute un po’ da tutte le parti».

 

Qual è la chiave del successo di questo Salone?

«Abbiamo semplicemente considerato che gli eventi motoristici all’aperto - Goodwood in primis, ma anche Pebble Beach - riescono a conquistare un coinvolgimento di pubblico altissimo. E poi hanno una caratteristica molto particolare. Riescono cioè a sostituire l’ambiente tradizionale dei Saloni al chiuso, ovvero fiere e padiglioni, con ambientazioni particolarmente suggestive. A Goodwood per esempio abbiamo l’incredibile tenuta di Lord March, a Pebble Beach un campo da gold mozzafiato sull’Oceano e a Le Mans una pista leggendaria».

A farci da sfondo a Torino abbiamo il Parco del Valentino, un luogo meraviglioso e intriso di storia dei motori

 

E a Torino?

«A farci da sfondo a Torino abbiamo il Parco del Valentino, un luogo meraviglioso e intriso di storia dei motori. Proprio sui suoi viali infatti, dal 1935 al 1955, è andato in scena il leggendario Gran Premio del Valentino. Una corsa automobilistica che ha visto gareggiare piloti del calibro di Fangio, Ascari, Villoresi e Farina. Ed è proprio qui che Nuvolari tagliò il traguardo con il volante in mano. Un’immagine che ha fatto il giro del mondo».

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Numerose le Pagani accorse al Valentino già alla prima edizione

 

Il format però è molto particolare, giusto?

«Abbiamo elaborato delle regole ben precise, che valgono indistintamente per tutti i costruttori. Tutte le auto quindi vengono esposte sulla medesima pedana. Bianca, semplice, con informazioni nette e chiare per il pubblico. Una scelta che permette di contenere notevolmente i costi e i tempi di allestimento. Ma che al tempo stesso garantisce un’ambientazione spettacolare grazie al magnifico scenario garantito dal Valentino. E poi ciascuna casa non può esporre più di quattro modelli. Vogliamo infatti che il nostro sia un Salone delle novità».

 

Un simile successo è stato reso possibile anche dal fatto che l’ingresso è del tutto gratuito. Sarà così anche in futuro o dobbiamo aspettarci un biglietto?

«Il Salone dell’Auto Parco Valentino è gratuito e tale rimarrà anche in futuro. Questo però non significa escludere il mondo del lusso, anzi. A Torino l’anno scorso c’erano tutti i marchi premium e si potevano vedere tutte le più recenti e prestigiose supercar. Una scelta ben precisa, per riavvicinare l’auto alla gente dopo anni in cui è stata dipinta come il male assoluto.

Ci abbiamo messo senza dubbio un pizzico di quella creatività italiana che ci rende unici nel mondo

 

Insomma, sembra proprio che vogliate proporre una “Goodwood all’italiana”, non è così?

«Goodwood è un evento veramente unico e straordinario nel suo genere, ma rimane senza dubbio una fonte di ispirazione per noi. Ci sono molti aspetti in comune, ma anche tante differenze con il Valentino. Noi ci abbiamo messo senza dubbio un pizzico di quella creatività italiana che ci rende unici nel mondo. Per questo abbiamo scelto di puntare molto sul design e lo stile italiano, esponendo le concept car più recenti dei carrozzieri più blasonati al mondo».

 

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