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Chiusa una porta, si apre un portone. È quello che è successo negli ultimi due anni alle auto cinesi in Europa. Quando Bruxelles ha alzato i dazi sulle auto elettriche prodotte in Cina, molti hanno pensato che l'avanzata dei costruttori asiatici avrebbe subito una frenata. Non è andata così. I marchi cinesi hanno semplicemente cambiato strategia, spostando il baricentro dell'offerta verso le ibride, rimaste fuori dalle tariffe aggiuntive e soggette al solo dazio ordinario del 10%.
Ora però anche questa via potrebbe stringersi. Secondo quanto rivelato da Bloomberg, l'Unione Europea starebbe studiando un tetto alle importazioni di auto ibride made in China, una misura pensata come temporanea per dare respiro all'industria del Vecchio Continente e riequilibrare una bilancia commerciale sempre più sbilanciata verso Pechino.
Per capire perché Bruxelles abbia deciso di muoversi basta guardare la traiettoria delle importazioni. Stando ai dati citati a settembre dal Financial Times, le ibride arrivate dalla Cina erano circa 3.800 a ottobre 2024. A luglio 2026 sono diventate 50 mila, oltre tredici volte tanto, mentre i prezzi medi scendevano. Più volumi a listini più bassi: una combinazione che per i costruttori europei suona come un campanello d'allarme.
Il risultato si vede nelle quote di mercato. I marchi cinesi, con BYD in prima fila, hanno toccato un record vicino al 12% delle immatricolazioni di auto nuove in Europa. E nel segmento delle ibride ricaricabili il peso è ancora più impressionante: quasi una vendita su tre porta un logo cinese.
La sola indiscrezione è bastata a dare la scossa ai mercati. Nella seduta di mercoledì 7 ottobre, mentre i listini europei viaggiavano in territorio negativo, il comparto auto ha preso la direzione opposta. Renault ha chiuso in rialzo del 4%, Porsche del 3%, Stellantis e Volkswagen del 2%.
Il messaggio degli investitori è chiaro: un argine all'ondata cinese viene letto come una boccata d'ossigeno per i gruppi europei, stretti tra la concorrenza sui prezzi e un divario tecnologico che in alcuni ambiti, a partire da batterie e software, si fa sentire sempre di più.
L'entusiasmo di Borsa, però, corre più veloce della politica. Della misura allo studio mancano ancora i dettagli che contano davvero: quanto sarà alto il tetto, per quanto tempo resterà in vigore e come verrà applicato nella pratica.
C'è poi un'incognita ancora più grande. Il dossier è finito sul tavolo dei negoziati commerciali tra Ue e Cina, e un'eventuale intesa con Pechino potrebbe cambiare radicalmente il percorso tracciato da Bruxelles. Non sarebbe la prima volta che una trattativa trasforma una minaccia di restrizioni in un compromesso fatto di prezzi minimi o impegni sugli investimenti produttivi in Europa.
Per ora una cosa è certa: la partita delle auto cinesi in Europa non si gioca più solo sulle elettriche. E la prossima mossa spetta ai diplomatici.
Chery
Via Bisceglie, 95 – 20152 Milano
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